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C’era una volta … “Il Mago Grigio e le Matite”

C’era una volta un regno tutto grigio governato dal Mago Grigio… La nuova favola per bambini di Anna Agata 

Pubblicato il 18 febbraio 2018

C’era una volta … “Il Mago Grigio e le Matite”

Monreale, 18 febbraio 2018 – C’era una volta un regno tutto grigio governato dal Mago Grigio. 

Il Mago Grigio viveva nel castello di creta sopra una montagna. Lì non batteva mai il sole, vi era sempre una nuvola grigia che faceva ombra sul castello. Al suo servizio aveva solo un omino piccolo e grassoccio, Gommino. Al Mago Grigio non piacevano i colori, e le pareti del suo castello erano dipinte di grigio e anche i mobili erano tutti grigi. Che tristezza! Spesso gli capitava di sbagliare gli incantesimi e gli oggetti gli venivano colorati. Si arrabbiava e diceva “Perché quest’oggetto è colorato? Le formule non sono esatte! I miei oggetti devono essere grigi. Odio i Colori!”. E subito ordinava a Gommino di distruggere l’oggetto e di cancellare l’incantesimo e ci riprovava finché gli oggetti non erano grigi. Gommino non era tanto amante del grigio, gli oggetti non li distruggeva anzi li dava alle Matite. 

Le Matite vivevano a valle, in un bel villaggio con tante casette colorate, costruite tutte vicino ad un fiume dall’acqua trasparente. Il sole splendeva allegro e caldo, e illuminava le case e gli alberi donandogli colori ancora più brillanti. Lì vivevano tante Matite Colorate, di tutte le tinte e tonalità più disparate. Di solito sfruttavano gli oggetti che il Mago Grigio buttava via e che Gommino gli passava di nascosto. Mago Grigio non sopportava tanto le Matite Colorate. “Quegli esseri sempre allegri e vispi. Cosa avranno da ridere sempre?” diceva a Gommino tutte le volte che dalla valle si diffondevano le loro voci. E quando li sentiva cantare e fare festa si portava sulla torre del castello e invocava aiuto alla nuvola. “Cadi fitta pioggia! Come il bianchetto, e lava via i colori!”. E così la nuvola diventava nera e si gonfiava di cancelletto, cioè di pioggia. Sputava fulmini e tuonava con rombi spaventosi. E giù la tempesta. La pioggia portava via con se tutti i colori delle case, cancellava le strade, i sentieri. Il vento portava via le foglie dagli alberi. Le matite si riparavano come potevano nelle loro case. Dovevano restare a riparo finché la pioggia non cessava, altrimenti anche loro sarebbero diventati acromatici. Il bianchetto avrebbe scolorito anche loro. Solo una poteva restare fuori e mettere in salvo gli animali e le cose. Era grigio. L’unico colore che piaceva al mago e mai la pioggia avrebbe potuto fargli del male. Subito incominciò a chiudere le stalle e mettere a riparo gli animali, ad aprire la diga del fiume altrimenti l’acqua avrebbe invaso la valle. 

Mago Grigio se ne stava lì, immobile sulla torre e sghignazzava mentre il villaggio si cancellava. Rideva per ogni casa e tetto che perdevano i colori, ad ogni strada che non esisteva più. Gommino invece, assisteva silenzioso e sperava che la nuvola non fosse tanto carica di bianchetto. 

Finalmente la pioggia di bianchetto terminò. Le matite uscirono dalle loro case e ….. 

“Oh che disastro!” Disse Rosso. 

“Guarda non ci sono più le strade e il mulino non ha più il suo colore.” Disse Celeste. 

“E gli alberi! Sono spogli, non hanno più le foglie e nei prati non ci sono né fiori né erba” disse Verde. 

Tutte le matite erano tristi. Avevano faticato tanto per costruire il loro villaggio. E ora era tutto cancellato. Allora Grigio disse: “Ehi cosa avete? Così fate il gioco di Mago Grigio. Lui odia i colori e vuole che tutto sia grigio come il suo castello. Forza rimettiamoci a colorare il nostro villaggio.” Così Giallo fu il primo. Disegnò un bel sole splendente e Celeste colorò il cielo. Verde ridipinse i prati e le foglie degli alberi, Rosso i tetti. Ogni matita dipingeva una cosa e la valle ritornò splendente come prima. 

Dall’alto del castello Mago Grigio osservava le matite. Più loro dipingevano e più lui si infuriava. E quando vide il villaggio bello e colorato come prima, si imbufalì. “Gomminooooooo. Immediatamente nella sala della Magia”. Corsero nella sala, una stanza rotonda, grande e fredda. Il soffitto era una cupola forata da cui proveniva la luce. Al centro c’era il forno, col fuoco sempre acceso con un gran pentolone rovente dove bolliva sempre qualche intruglio. A sinistra del forno c’era il leggio col libro “Ricette degli Incantesimi”. Prima sfogliò il libro. Girò le pagine più volte poi “Ecco. Questo è quello che ci vuole per quegli esserini colorati. Ahahahaha”. Ordinò a Gommino di prendere alcune ampolle contenenti intrugli disgustosi e puzzolenti.“Versa questi prodotti nel paiolo Gommino.” 

Estratto di saliva di sanguisuga. Tre gocce. Acqua di palude. 10 ml.
Zanzare sotto spirito. Due cucchiai. Crema di alghe. Un cucchiaino. Muffa di funghi. Un’ampolla e incominciò a recitare la formula “HIRUDINEA – PALUDINOSUS AQUE – CULICIDAE – MARMELO PHAEOPHYTA – NEUROSPORA CRASSA” 

(HIRUDINEA – PALUDINOSUS AQUE – MARMELO PORA CRASSA” ) 

All’improvviso ci fu uno scoppio dal paiolo poi del vapore sempre di più. Il vapore divenne fumo nero e cominciò ad alzarsi verso l’alto come un serpente incantato dal suono del fachiro. 

Si diresse verso l’apertura della cupola e su verso il cielo. Finché non divenne una enorme nuvola nera che immerse nell’oscurità tutto il villaggio. Il Mago pronunciò un ultima frase “Samtliche Hauser”. La nuvola cominciò a gonfiarsi e si muoveva lentamente come un serpente. Così incominciò a sputare fulmini e saette. E in men che non si dica si abbatté sul villaggio una tempesta, no che dico, un uragano. Tra le matite ci fu il panico, le capanne volavano via, i tetti delle case crollavano, il fiume si ingrossò talmente che straripò. Insomma fu una vera bufera e le matite non sapevano dove ripararsi. Per fortuna vicino alla cascata c’erano delle grotte e lì poterono ripararsi altrimenti sarebbero scomparse davvero. 

Nelle grotte, al riparo dalla tempesta, le matite fecero una riunione e misero su un piano per sconfiggere per sempre Mago Grigio. Decisero di restare nascosti per un po’ e far credere al Mago che fossero morti. Solo una sarebbe uscita allo scoperto, Grigio. 

          

Grigio era l’unico colore che il Mago potesse tollerare e fingendo di aver perso tutti i suoi amici avrebbe chiesto asilo al castello e lì avrebbe dato inizio al loro piano. 

Così fece. Il mattino dopo Grigio si recò al villaggio e iniziò a chiamare ad alta voce i suoi amici. Mago Grigio lo sentiva dalla torre e ridacchiava non udendo nessuna risposta. Grigio iniziò a piangere e a lamentarsi della sua sventura “Sono rimasto solo! E ora cosa faccio?”. Così Gommino impietosito si rivolse al Mago Grigio e gli chiese se potesse portarlo al castello “Tanto è di un colore che piace a Sua Signoria” disse. “Va bene” annuì Mago “ma sarà soltanto un garzone. Non farà nulla di importante, solo i lavori più squallidi e sporchi.” 

Così Gommino si recò al villaggio e prese con sé Grigio, che seppe recitare bene la sua parte di profugo disperato. Lungo il tragitto raccontò dell’uragano e di come tutte le matite fossero scomparse nella tempesta, chi trascinate via dal fiume, chi bruciate dai fulmini, chi schiacciate dai muri e dai tetti. Le matite lo videro andare al castello e iniziarono a pregare che il mago non gli facesse nulla. “Speriamo che Mago Grigio non faccia qualche incantesimo su di lui per farlo diventare cattivo.” disse Viola. “Dai, in fondo Gommino non è così cattivo, eppure lavora con lui” disse Rosa. “Ragazzi andrà tutto bene. Grigio sa sempre quello che fa. Nel frattempo noi restiamo nascosti di giorno e lavoreremo di notte.” incitò Blu. 

Intanto al castello Grigio si presentò al Mago. “Mmm mmm. Potresti andare. Se ti comporterai bene e ubbidirai a Gommino potrei anche promuoverti.” Disse Mago Grigio “Ora portalo in cucina e fallo lavorare sodo!” Ordinò a Gommino. 

“Non aver paura di lui. E’ severo perché è solo. E la sua solitudine gli rende l’anima buia. Per questo non ama i colori e si circonda solo di grigio. Lui ha bisogno solo di un amico e il fatto che sceglie il colore grigio e non il nero mi fa dedurre che c’è una possibilità di farlo aprire verso gli altri. Un giorno anche lui amerà i colori.” 

“Ma tu non hai paura di lui?” chiese Grigio a Gommino “No. Mi fa tanta pena. Se lo lasciassi pure io resterebbe solo e diventerebbe ancora più cattivo. Con me parla e questo gli fa bene. Ora mettiti al lavoro.” 

Grigio iniziò a sfacchinare in cucina, a spaccare legna, a pulire pavimenti, finestre, vetri e tanti altri lavori. E lavorando lavorando un giorno entrò nella sala delle magie. Sapeva del libro, del paiolo e del fuoco sempre acceso, e pensava a come poter sfruttare quel luogo senza che il mago se ne accorgesse. 

Intanto le matite iniziarono a ricostruire il villaggio di notte. Ma il lavoro era lento. Non potevano fare rumore altrimenti il Mago Grigio li avrebbe sentiti e …. Così rimisero a posto gli argini del fiume, i campi. ma ahimè dovevano ancora dormire nelle grotte. Un po’ fredde di notte. Non potevano accendere nemmeno un grande fuoco, il fumo si sarebbe visto da lontano. 

Nel frattempo Grigio scrutò una pagina del libro ma subito dovette richiuderlo, Gommino aveva l’ordine di sorvegliarlo per tutto il tempo che fosse rimasto in quella stanza. Allora decise di andarci di notte e per evitare che i due si svegliassero preparò un pranzo squisito e alla fine anche il dolce con una tisana che conciliavano il sonno. Grigio era pratico anche di erbe. 

Così di notte si recò nella sala tonda portando con sé solo una candela, e cominciò a consultare il libro per trovare una magia che rendesse il mago buono e soprattutto che ricolorasse tutta la valle. Lesse, lesse tanto che gli occhi gli facevano male. La candela non emanava molta luce. Ma alla fine trovò un modo per poter attuare il suo disegno. Copiò la ricetta su un pezzo di carta e la nascose dentro il suo materasso. Il giorno dopo finito i lavori si chiuse in camera sua e cominciò ad imparare a memoria la formula magica. La sera preparò di nuovo un dolce e un’altra tisana dicendo a Gommino e a Mago che avevano un viso pallido e che avevano bisogno di riposare. La tisana li avrebbe aiutati a sentirsi più in forma il giorno seguente. E di nuovo di notte si recò nella sala di magia, ma stavolta doveva preparare l’intruglio della formula. Così cominciò a versare nel pentolone tante cose, acqua di mare, estratto di pesci tropicali, essenza di foresta e profumi di fiori e restava l’ultimo tocco magico……una goccia di brina di arcobaleno, ma qualcosa svegliò Mago e Gommino. 

Le matite per ricostruire il mulino fecero cadere i tronchi facendo un grande fracasso. “Cos’è successo? Da dove proviene questo rumore? Gommino presto sulla torre.” Da lì il Mago vide le luci delle lanterne usate dalle matite e si accorse che dal buco della sala tonda usciva del fumo. Si recò di corsa nella sala e vide Grigio intento a preparare la magia, e capì del tranello preparato dalle matite. “Tu “ si rivolse a Grigio ”sei un infimo bastoncino di legno. Credevi di poterti prendere gioco di me. Ma ora basta. È finita! Per te e per i tuoi amiciiii!” Spinse Grigio lontano dal paiolo e tentò di rovesciare il paiolo. Gommino lo trattenne e gli disse “No Mago. Non sappiamo cosa contiene. E se cancellasse noi?” “Allora cancellerò io te” disse a Grigio. Poverino Grigio non sapeva cosa fare. Ma doveva riuscire a mettere quella goccia nel pentolone. Intanto le matite avevano sentite le urla di Mago e subito corsero al castello in aiuto del loro amico. Mago Grigio recitava formule su formule pur di rendere innocuo l’intruglio quasi pronto. Grigio tentava di avvicinarsi ma Gommino lo tratteneva e cercava di legarlo, “perché l’hai fatto? Non ti bastava la fiducia che ti avevo dato?” gli disse. Grigio rispose “Lasciami, devo riportare i colori al villaggio e voglio Mago Grigio non sia più grigio”. Mago lo guardò con occhi infuocati e si arrabbiò ancora di più. “Piccola serpe. Farò in modo che tutti i colori del mondo scompaiano!”. Intanto le matite avevano raggiunto il castello e mettendosi uno sull’altro riuscirono a scavalcare il muro di cinta. Cercarono in tutte le stanze e i corridoi ma non riuscivano a trovare il modo di arrivare nella sala tonda. Così Nero seguì col suo fiuto l’odore del fumo e condusse le matite fino alla sala di magia. Nella stanza c’erano Mago Grigio che gridava la sua formula e Grigio che urlava più di lui la formula che aveva imparato a memoria. In aria volteggiavano fulmini e lingue di fuoco insieme a raggi di luce e colori. Erano così mescolati insieme che sembrava che le due magie si abbracciassero in un vortice a volte lento e a volte veloce. Marrone fu il primo a scaraventarsi contro Gommino per liberare il suo amico. Verde e Blu lo seguirono mentre Rosso, Giallo e Nero cercarono di prendere il Mago. Grigio appena libero corse verso il paiolo e con un gesto veloce ci fece scivolare dentro la goccia di brina di arcobaleno. E ……. Il fumo colorato aumentò e invase tutta la stanza e come Gommino respirò quel fumo si sentì strano. Si avvolse più volte su se stesso e si gonfiò, si gonfiò fino a diventare gigante e senza volerlo iniziò a cancellare la nuvola grigia e nera che sovrastava il castello. Mago Grigio iniziò ad urlare “Noooooooooooo. Fermo.” Poi Gommino si sgonfiò un po’ e cancellò dal castello tutto il grigio che impregnava i muri. Intanto il fumo era uscito dalla stanza e si era sparso su tutta la valle e man mano tutto cominciò a colorarsi con tanti colori vivaci e sgargianti. 

Gommino nel frattempo si sgonfiò ancora un po’ e cancellò il grigio di tutte le stanze del castello. E prima di ritornare normale si diresse verso Mago Grigio e cancellò i suoi vestiti, fino a farlo restare in mutande. La magia terminò e tutte le matite rimasero abbagliate dal raggio di sole che entrava dal rosone. Si recarono sulla torre e videro la bellissima valle ritornata splendente forse ancora più di prima. Esultarono dalla gioia e portarono Grigio in braccio fino al villaggio. Il loro eroe. Arrivati al villaggio iniziarono a fare festa. I canti arrivavano fino al castello. 

Gommino ritornò normale e si ritrovò da solo con Mago Grigio che se ne stava lì a fissare il paiolo vuoto. Lo chiamò e lui guardando Gommino scoppiò in un pianto disperato, come un bambino che ha perso il suo palloncino. “Ora che farò? Che sarà di me? Non ho più nulla, nemmeno i vestiti! E’ stato cancellato tutto. Tutta la mia vita. Non esiste più nulla!” disse il mago. Gommino si impietosì e si recò al villaggio a chiedere aiuto a Grigio e alle matite. Dal castello si sentì un lamento disperato misto a solitudine e tristezza. Rosa propose di aiutarlo, Marrone si oppose, perché era sicuro che al più presto avrebbe fatto qualche magia contro di loro. Gommino poteva restare quanto voleva al villaggio, ma il mago proprio non lo volevano. 

Le matite iniziarono a discutere. “Senti!” disse Gommino rivolto a Grigio “ti dissi che era solo. Ora lo è ancora di più. Ha bisogno di qualcuno che gli insegna ad essere allegro e solo voi potete aiutarlo. Ti prego Grigio non lasciarlo solo. Lui ti ha ospitato quando credeva che tu fossi rimasto solo. In fondo era pentito di quello che aveva fatto e in un certo modo ha cercato di riparare il danno arrecatoti”. “Va bene. Portalo qui al villaggio, dobbiamo parlare con lui” rispose Grigio. Gommino corse a prendere il mago. Parte delle matite protestarono, altre volevano aiutarlo. 

Gommino condusse Mago Grigio vicino al fuoco e finalmente poté riscaldarsi un po’. Grigio prese la parola e gli disse “Ora sai come ci siamo sentiti noi, tutte le volte che tu hai cancellato il nostro villaggio e la nostra vita” Mago li guardava con occhi persi e dal fondo di quegli occhi si intravedeva tutto il suo dispiacere. “Dobbiamo lasciarlo così e fargli ricostruire il castello da solo.” Disse Arancio. “No” rispose Viola “noi non siamo come lui. Lui è cattivo e dispettoso, noi siamo buoni.” “Certo, siamo colorati e allegri” ribatté Giallo “non ci capirà mai. Lasciamolo da solo.” Gommino cercò di convincere tutte le matite. Così Rosso propose una votazione. Purtroppo i favorevoli erano pochi e Gommino prese Mago sotto braccio per portarlo al castello ma Mago cominciò a piangere e disperato si inginocchiò e chiese perdono. “Vi prego non lasciatemi solo. Lo so vi ho fatto del male tanto male e vi chiedo perdono. Sono pentito. Tenetemi qui con voi, vi prego. Farò tutto quello che volete.” A quelle parole e a quelle lacrime tutte le matite si commossero e decisero di aiutarlo. Per prima cosa Arancio gli disegnò addosso un bell’abito fluorescente. Giallo gli disegnò un cappello come quello del Mago Merlino. E lo tennero con loro al villaggio. Da quel giorno Mago Grigio si dedicò ai suoi incantesimi, ma stavolta erano buoni, e Gommino cancellava gli errori. Mago e Grigio resero la vallata più bella e più profumata. Le loro pozioni aiutarono i fiori e le piante a crescere. Gli animali erano più nutriti. E le Matite erano più splendide e allegra di prima. 

Anna Agata 

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