Crisi idrica in provincia di Palermo. La Cisl: «Usare impianti di sollevamento dei fiumi»

Secondo il segretario Femca Cisl Palermo Trapani, questi impianti andrebbero utilizzati nel periodo invernale

Palermo, 7 febbraio 2018 – «Una corretta gestione della risorsa idrica impone che l’approvvigionamento tramite le dighe sia effettuato solo in casi eccezionali e non come prima fonte». Ad affermarlo è  Giovanni Musso, segretario generale della Femca Cisl Palermo Trapani. Il sindacalista, per superare la grave crisi idrica che imperversa in provincia di Palermo, propone di rivedere gli impianti presenti in varie stazioni di sollevamento lungo i fiumi. «Infrastrutture – sottolinea – che sono costate moltissimo e che non sono utilizzate in alcun modo. Il risultato di questa disfunzione è oggi sotto gli occhi di tutti e peserà sui cittadini».

«Un impianto è lungo il fiume Himera dove c’è anche un potabilizzatore – dichiara Musso – uno sul Monte Tesoro/ Risalaimi lungo il fiume Eleuterio, uno lungo il fiume Iato (impianto di Madonna del Ponte), uno lungo il fiume Oreto (Impianto di Santa Caterina)». Secondo il segretario Femca Cisl Palermo Trapani, questi impianti andrebbero utilizzati nel periodo invernale, quando i fiumi hanno una portata d’acqua di rilievo mentre le dighe nei periodi di secca». «Da anni – conclude Musso – mettiamo in evidenza la cattiva gestione della risorsa idrica e invochiamo una riorganizzazione aziendale, tesa a far funzionare meglio l’Amap e quindi a garantire un servizio efficiente per i cittadini. Oggi l’emergenza è alle porte e ancora non è chiaro come si intenda gestirla, dato che a un lato leggiamo di un piano per il razionamento che starebbe per partire e contestualmente leggiamo di smentite sul suo avvio».

«Troviamo paradossale – afferma invece Leonardo La Piana, segretario generale Cisl Palermo Trapani – che dopo oltre un anno e mezzo in cui Palermo vive con l’incubo dell’emergenza idrica, si debba giungere a questa crisi, praticamente annunciata, per intervenire e programmare lavori sulle condotte che dovevano essere eseguiti tanto tempo fa. Le risorse scarseggiano da anni, e chi ne aveva la responsabilità non ha provveduto a pianificare un uso più parsimonioso». «A pesare – conclude La Piana – è dunque anche l’incertezza sul futuro dell’Amap, di fatto il Gestore unico su tutto il territorio di Palermo compresa la provincia, non è mai stato creato, alcuni comuni continuano a fare da soli, generando così una enorme confusione che grava sui servizi. Serve una maggiore chiarezza normativa sul riordino dei servizi idrici in Sicilia».

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