Caro sindaco non dimenticate Sarina. Appello per intitolare alla fondatrice del Quartiere l’anti-villa

C’è un luogo, oggi anonimo, che sarebbe bello portasse il nome di Sarina Ingrassia: l’anti-villa di Monreale

Monreale, 23 gennaio 2018 – Ci sono giornate come questa che una città non può dimenticare perché è dovere di chi amministra una comunità fare in modo che non vengano scordati quei cittadini che sono stati un esempio e una testimonianza preziosa. Sarina Ingrassia è tra questi. Il 23 gennaio di tre anni lasciava questa terra ma ciò che lei ha donato a ciascuno di noi è vivo più che mai a partire dal lavoro quotidiano al quartiere “La Bavera” dove la porta della casa che Sarina aveva aperto negli anni Settanta resta spalancata ai bambini che ogni giorno trovano qualcuno che offre loro una mano per rimuovere quegli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini. Sarina ha lasciato un’impronta indelebile nella città di Monreale che cammina nella vita di madri e padri che in quella casa hanno vissuto la loro infanzia. Ma non è stata solo questo. 

Sarina ha formato nel vero senso della parola una sensibilità alla politica, ha offerto per anni alla città occasioni di confronto e fino alla fine, fino alla sua candidatura alle regionali a sostegno di Rita Borsellino, ha donato la sua testimonianza di impegno per la sua terra. 
E’ stata una Politica, una volontaria, una pedagogista. A lei l’Università di Palermo dovrebbe seppure post morte una laurea honoris causa in scienze della formazione. Basterebbe guardare i libri ancora oggi custoditi nella libreria della sua casa in via Baronio Manfredi 59 per capire quanto Sarina non abbia mai trascurato lo studio, la formazione, l’aggiornamento, la lettura, l’approfondimento. 
E’ stata anche una donna che ha creduto, capace di una fede matura. Sono indimenticabili le sue parole: “Il vero politico non ha un partito e il vero cristiano non ha una Chiesa”. Non ha voluto dedicare la vita a Dio ma agli altri, a chi porta il volto di Dio. Non ha mai voluto essere una “guida” spirituale ma solo offrire la sua fede. Al secondo piano della sua casa tra un letto e l’altro dove ospitava gli amici che arrivavano da ogni parte d’Italia per condividere con lei qualche giorno o mese, c’era ed è rimasto un crocefisso, la fotografia di un suo caro amico missionario, un’icona di Taizé, la Bibbia. Sono lì come allora. Sarina non ha mai imposto nulla a nessuno. Ogni venerdì pregava con altri: la porta era aperta; chi voleva poteva condividere. Ma mai Sarina ha “condotto” la preghiera: seduta in un angolo ascoltava. 

Anni prima di andarsene scrisse una preghiera che si può considerare il suo testamento spirituale. Mi piace ricordarne ancora oggi una parte: 
Quando i mie piedi fragili mi avvertiranno che il mio impegno in questo mondo sta per finire, dammi di pensare che altri, tanti altri, dopo di me faranno meglio e più di me e andranno anche più lontano a cercare chi ha bisogno.
Quando le mie mani non potranno più tendersi verso gli altri, spingi tante persone di buona volontà ad accarezzare le teste dei bambini monelli ( perché è solo di carezze che hanno bisogno); spingi le palme di altre mani ad aprirsi per accogliere coloro che nessuno vorrebbe per amici e dare loro amore, comprensione, ascolto e qualche volta magari un po’ di latte, di pasta, di riso, ecc.
Quando i miei occhi si offuscheranno e il mio volto non sarà gradevole a vedersi, dà a me ed eventuali presenti la certezza della bellezza che non svanirà mai: quelle delle opere d’amore che restano eterne, e sono le sole!”.

A lei la città di Monreale deve molto. Nelle scuole della comunità monrealese esistono due aule intitolate a Sarina ma c’è un luogo, oggi anonimo, che sarebbe bello portasse il nome di Sarina Ingrassia: l’anti-villa di Monreale. Lì per anni Sarina aveva organizzato un festival dell’infanzia: i bambini dei quartieri più difficili conquistavano per un giorno la città portando le loro istanze ma anche la loro vivacità in piazza. Al sindaco di Monreale e all’amministrazione chiedo un segno concreto: l’intitolazione di quello spazio a Sarina, magari con un’inaugurazione che rimette in moto il festival dell’infanzia nella nostra città”

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