Tonino Russo, “solo” 1503 preferenze. Ho commesso una “fatale imprudenza”. Conducevamo una battaglia persa in partenza

Su Monrale: "A Capizzi non ho rimproveri da fare. Scelgo il dialogo". L'uscita dei consiglieri dal PD? "Spettacolo indecoroso che ha poco di politico. Sono le conseguenze tipiche dei pugili suonati, in profondo stato confusionale"

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Monreale, 15 novembre 2017 – Tonino Russo, ex deputato nazionale, dirigente del Partito Democratico, è stato candidato alle regionali del 5 novembre nella lista “Arcipelago Sicilia-Micari Presidente”. Ha conseguito 1503 preferenze, 337 nella sua città, Monreale. Un risultato al di sotto delle sue aspettative, così come deludente è stato l’esito delle urne per tutta l’area di centro sinistra. Con lui abbiamo provato a fare un’analisi del voto, e della deriva del partito, in Sicilia come a Monreale.

D: Il centro sinistra è uscito sconfitto dalle regionali siciliane. Le responsabilità sono solamente del governo uscente, o hanno nomi e cognomi?

R: In politica non ci sono mai responsabilità singole o individuali. È più facile che queste siano collegiali. Certamente a causa della forte personalizzazione della politica, ci sono responsabilità di Matteo Renzi che ha tradito molte aspettative; ci sono quelle di Crocetta, un onesto pasticcione incapace di governare; e ci sono quelle di chi ha voluto sostenere tale esperienza fino alle conseguenze estreme che oggi lasciano macerie fumanti. Ed il Pd siciliano è tra questi.

D: A Monreale, come in tutta la provincia, Lei ha conseguito un risultato deludente e inaspettato. Come se lo spiega? 

“Ho commesso una “fatale imprudenza”

R: Purtroppo, ho commesso una “fatale imprudenza”. La lista Micari Presidente, nella quale mi sono candidato, è stata una catastrofe. Nata come alternativa e discontinuità col governo Crocetta, si è poi ritrovata Crocetta stesso dentro la lista. Come se non bastasse sono state fatte saltare ad arte e con dolo, all’ultimo minuto, le liste nei collegi di Siracusa e Messina. Era dunque impossibile che la lista nel suo complesso superasse lo sbarramento del 5% su scala regionale. Di conseguenza è stato delegittimato il candidato presidente Fabrizio Micari e la lista. Per gli sciacalli della coalizione ed anche più a sinistra è diventato un gioco da ragazzi chiedere il “voto utile” sostenendo che sarebbe stato inutile votare candidati di una lista che non ce l’avrebbe fatta. In questo quadro, abbiamo fatto il possibile, consapevoli che conducevamo una battaglia persa in partenza per la quale non valeva la pena di sprecare tutto il carburante e perfino la riserva.  Comunque, non nascondo che il risultato lo giudico al di sotto delle mie aspettative.

D: Questa disaffezione da parte degli elettori nei suoi confronti potrebbe porre un’ipoteca al suo futuro in politica?

R: Io non vivo di politica. Da cinque anni mi occupo delle mie attività lavorative che mi danno molte soddisfazioni sotto ogni profilo e mi consentono una vita abbastanza dignitosa. Se ho continuato dopo il 2013, al termine del mandato di deputato, a occuparmi di politica è per pura passione iniziata a 15 anni sui banchi di scuola e che si spegnerà solo quando lo deciderò io. Continuo a ritenere che ci si dovrebbe impegnare tutti sempre, senza delegare o sfogare il proprio ardore soltanto dietro una tastiera.

Io non vivo di politica

Ho sempre pensato che ognuno debba fare la propria parte a prescindere dal ruolo che si possa avere dentro le istituzioni o meno. Infine, le assicuro che c’è sempre tempo per tornare a misurare il grado di affezione in città e fuori. Il punto di domanda mio personale è se ne valga la pena!

D: La destra avanza, i cinque stelle crescono su tutto il territorio. I siciliani hanno optato per l’alternanza. Quali sono le sue preoccupazioni dinanzi a cinque anni di governo di centro destra?

R: In democrazia è giusto che sia così. E non c’è nemmeno da demonizzare gli avversari. Mi auguro che non si torni al peggior passato che il centrodestra ha fatto conoscere alla Sicilia e che ci ha ridicolizzato nel paese tutto. Speriamo che dopo 5 anni di sete e fame di potere patiti, gli esponenti della destra non sprechino gli sforzi sinceri, fatti di lacrime e sangue, per avviare il risanamento dei conti pubblici, operati dal governo uscente. 

D:  Lei è un uomo di partito. Cosa pensa dei 5 consiglieri usciti dal PD all’indomani dalle elezioni, dopo le dichiarazioni di Toti Zuccaro, dallo stesso ritrattate e dal quale avrebbero almeno in apparenza preso le distanze i 5?  Sono in antitesi con se stessi? 

R: Guardi io mi sono cimentato nella scrittura di un libro andato molto bene e per il quale siamo in ristampa per la 2ª edizione. Ho altri due libri ai quali sto lavorando nei ritagli di tempo rispetto ai cantieri edili dove lavoro.

Pugili suonati, in profondo stato confusionale

Non ho tempo né voglia per dedicarmi ad uno scadentissimo teatro dell’assurdo, di livello ancor meno che paesano, forse neppure da sottoscala. Ma questo purtroppo è lo spirito dei tempi! È uno spettacolo indecoroso che ha poco o nulla di politico. Sono le conseguenze tipiche dei pugili suonati, in profondo stato confusionale. Mi spiace perché anche le sconfitte, spesso più delle vittorie, dovrebbero aiutare a crescere e capire.

D: Il Partito Democratico monrealese sta implodendo su se stesso. Il commissariamento ne è prova e forse anche concausa. Qual è la ricetta per recuperare stabilità tra gli attivisti e consenso tra i cittadini?

R: Diciamo che il Pd non gode di buona salute in questo momento. Ma nulla accade per caso. Anzi credo che ci siano gravi responsabilità di chi ha operato strappi su strappi e forzature su forzature.

O si torna ad essere una comunità di valori con una progettualità che da questi discende o è meglio dedicarsi ad altro

Il nostro elettorato, i nostri iscritti e militanti o hanno motivazioni alte e forti nelle quali identificarsi o ci mandano a quel paese. Inoltre, o si torna ad essere una comunità di valori con una progettualità che da questi discende o è meglio dedicarsi ad altro. Il commissariamento in genere dovrebbe essere un atto straordinario, transitorio e temporaneo. Mi pare che si stia protraendo eccessivamente e con esiti non proprio lusinghieri. Credo sia meglio ripristinare l’ordinarietà.

D:  Durante la campagna elettorale Lei ha tacciato l’amministrazione comunale di incompetenza, sottolineandone gli scarsi risultati conseguiti in questi anni. Cosa rimprovera e cosa può suggerire al sindaco Capizzi?

R: Continuo a ritenere che nonostante gli sforzi del sindaco e di qualche assessore, i risultati sono al di sotto delle aspettative in ambiti vitali per una città dalla spiccata vocazione turistica e titolare di un territorio estesissimo. Su questo bisognerebbe riflettere e con coraggio correggere ciò che non va.

Capizzi? Non ho rimproveri da fare. Scelgo il diaologo. Proverò a dargli una mano

Una scossa alla economia della città può venire solo da questa consapevolezza e dall’esser consequenziali. Non ho rimproveri da fare. La pedagogia moderna insegna che il dialogo è la migliore pratica per correggere e correggersi. Semplicemente gli consiglio vivamente di seguire in prima persona le vicende finanziarie del comune. Io per quel che potrò proverò a dargli una mano nel tentativo di veder riconosciuti i sinceri sforzi di risanamento, affinché possa esser evitato il dissesto del nostro comune.

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