Monsignor Saverio Ferina operava nel silenzio e con discrezione

"Ciò che conta è la testimonianza" diceva sempre. Ad un anno dalla sua scomparsa presentato il libro del prete originario di Bisacquino

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Monreale, 14 novembre 2017 – “I suoi occhi scrutavano nel cuore e per ognuno aveva la sua risposta”. Così Roberto Marvuglia, capo degli Scouts “Associazione guide e Scouts San Benedetto” e curatore del libro “Letture di Vita Cristiana. Raccolta di scritti occasionali di argomento religioso”, ricorda Mons. Saverio Ferina,.

Da studioso di storia di Monreale, monsignor Ferina ha incarnato una sorta di memoria storica della città. Al Palazzo arcivescovile di Monreale ad un anno dalla sua scomparsa è stato presentato il libro del prete originario di Bisacquino, studioso e direttore dell’Archivio storico diocesano.

“Leggendo il libro sentirete la sua voce che vi parla”, afferma il capo degli Scouts. Era l’autunno del 2015 quando Mons. Ferina chiese a Marvuglia, figlio spirituale, di trasformare i suoi racconti in libro. Desiderava un libro semplice e stabilì anche la data di pubblicazione. Ma Padre Saverio si spense prima del 20 novembre 2016, giorno della Solennità di Cristo Re dell’Universo. 

Quella di oggi rappresenta la realizzazione di uno dei suoi ultimi desideri, un omaggio da chi lo ha amato. “Tutti ricordiamo l’affabilità di Mons. Ferina, il suo sorriso, la sua accoglienza, il suo voler difendere i diritti della Chiesa”, dice Mons. Pennisi durante l’incontro.  

Mons. Ferina era nato a Bisacquino nel 1925, ordinato sacerdote nel 1950 da monsignor Filippi nella cappella dell’Arcivescovado di Monreale. Parroco a Montelepre, a Partinico, amministratore del Seminario arcivescovile di Monreale. Faceva parte, inoltre, del capitolo dei canonici della cattedrale. Ha compiuto gli studi presso il Seminario Arcivescovile di Monreale e conseguito la licenza in Teologia presso l’Università del Laterano di Roma. 

 

 

“Giovanni smuoviti a finire gli studi che Monreale ti aspetta”. Mons. Ferina spiegò a Don Vitale, direttore dell’Archivio storico diocesano di Monreale, l’archivio come nessun manuale avrebbe mai potuto. “Lui conosceva alla perfezione tutti i documenti che gli scaffali accolgono”, dice Don Vitale. “Ricordo che a mezzogiorno suonava sempre una piccola sveglia con la musica del Natale – racconta Don Vitale – a quell’ora dell’Angelus rivolgeva il suo sguardo all’armadio dove erano custodite alcune reliquie dei Santi e Beati della Diocesi e pregava affinché potessero sempre proteggere la Chiesa di Monreale”.

“In ogni campo alimentava e sapeva mantenere l’entusiasmo. Consegna ad una generazione qualcosa da conservare nella memoria, nelle sacrestie, nei musei, negli archivi. Qualcosa di cui vantarsi e un invito a cogliere altre potenzialità per creare nuovi innesti”. Con un sorriso sulle labbra Padre Bellante racconta la persona di Mons. Ferina.  

L’amore per la Chiesa, l’interesse, per la storia della diocesi di Monreale e per le figure più significative, costruttore ed economo, pastore e dispensatore dei Sacramenti, maestro.

“Come spillava i soldi a noi preti nessuno mai”, dice scherzosamente Padre Bellante, intendendo la determinazione di padre Ferina nel richiedere a tutti i confratelli, coinvolgendoli, utili contributi a salvare i patrimoni storico architettonici della Diocesi, tra cui l’Abbazia di Santa Maria del Bosco. Ha lasciato un ricordo a Montelepre dove in meno di dieci anni si dedicò al restauro della Chiesa, della casa canonica, degli Istituti Don Bosco e Regina Margherita. Chiamato a Partinico nella parrocchia di San Gioacchino si spese ampliando una vecchia abitazione per costruirne una nuova per il catechismo ai ragazzi della periferia, realizzò un oratorio di oltre 10.000 mq. Anche qui in meno di dieci anni. 

A lui Monreale deve il restauro del Seminario arcivescovile, della Biblioteca Torres, del Palazzo delle scuole, del Santuario della Madonna Addolorata al Calvario delle Croci, di Santa Ciriaca, di San Giovanni decollato e di Santa Maria degli Angeli. Restituì alla sua originaria bellezza la chiesa e tutto il complesso di San Gaetano. “Sono tesori della chiesa, diceva Mons. Ferina, ma non come proprietà e ricchezza, ma come strumenti che permettono l’opera di evangelizzazione”. Difatti diverse le chiese salvate dalla distruzione e dall’abbandono in zone di periferia. Per la sua riconosciuta capacità di recupero dei beni venne nominato da Mons. Pio Vigo incaricato Diocesano del servizio per l’Edilizia di Culto.

“Tante altre ancora sono le opere di recupero portate avanti spesso con sacrificio, talvolta nell’incomprensione e sempre nel silenzio”, continua Padre Bellante testimone diretto. 

“Ciò che conta è la testimonianza” diceva sempre Mons. Ferina e oggi ne ha ricevute alcune, chissà che non vengano raccolte e messe tra le pagine di un altro libro.

 

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