Tanti soldati o colpo da 90: dilemma amletico del mercato. Zamparini ‘re’ del low cost

La storia insegna: chi fa all-in, quasi sempre è premiato. Il presidente del Palermo ‘re’ delle scoperte

La storia insegna: chi fa all-in, quasi sempre è premiato. Il presidente del Palermo ‘re’ delle scoperte

Il calciomercato estivo è andato nel dimenticatoio, e siamo già pronti ad abbracciare quello freddo e invernale di gennaio. Quando i colpi potranno avere un peso ancor più importante sui destini delle varie squadre: potrebbero essere protagoniste le italiane, milanesi su tutte. Nel frattempo, uno studio realizzato dalla redazione di Sports Bwin ha voluto trovare una risposta su di un’annosa questione che attanaglia dirigenti in primis ma anche i tifosi: meglio spendere tanto su di un singolo giocatore, o distribuire il budget spalmandolo su più calciatori?

Una domanda che si fanno soprattutto al Milan di questi tempi. Il fallimentare inizio di stagione degli uomini di Montella ha fatto storcere il naso più di qualcuno, convinto che sarebbe stato meglio spendere quei 200 milioni di euro per due o tre giocatori, piuttosto che acquistando ben 11 nuovi soldati. L’indagine realizzata dagli analisti di Bwin rivela come chi spende per un solo top player oltre la metà dell’intero budget disponibile viene premiato quasi sempre, la percentuale di chi migliora il punteggio della precedente stagione è pari al 90%. Nello specifico, i 18 colpi più costosi degli ultimi dieci anni hanno permesso alle rispettive squadre in 14 casi di arrivare fra le prime due classificate.

Lo spera il Psg, con Neymar, dopo avercela fatta con Di Maria lo scorso anno: l’argentino ha contribuito ad un incremento di punti pari a 13 rispetto alla stagione precedente. Così come Sané al Liverpool, con addirittura un più 16. Soprattutto per chi aspira ad un posto in Champions questa è una strategia chiave da adottare: infatti meno della metà delle squadre che non ha investito su un grande colpo ha saputo confermare il posto nella coppa dalle grandi orecchie. Solo in sette casi, negli ultimi dieci anni (considerando i cinque maggiori campionati europei), un acquisto che da solo è costato più della metà del budget disponibile ha portato ad un piazzamento fallimentare, oltre la sesta piazza.

Chi in Italia è stato maestro di tale strategia è Zamparini, col suo Palermo. Quando prelevò un certo Dybala dalla Serie B argentina per 12 milioni di dollari fu preso per folle, con il rendimento della “joya” che nei primi due anni non era stato eccelso. Oggi, quel maxi investimento, si è “discretamente” rivelato azzeccato. Così come le cifre esose spese per i vari Pastore, Cavani e Toni: tanto per citarne alcuni. L’ultimo in ordine di tempo sarà probabilmente il macedone Nestorovski, sulle cui tracce vi sono club di primissima fascia europea quali Borussia Dortmund e Atletico Madrid.

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