Lotta alla mafia. Mons. Pennisi (Monreale): “I mafiosi che si convertono devono collaborare con la giustizia”

Per mons. Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale, il contrasto a ogni forma di mafia è diventato negli anni un tratto distintivo del suo episcopato

Per mons. Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale, il contrasto a ogni forma di mafia è diventato negli anni un tratto distintivo del suo episcopato

Monreale, 9 ottobre 2017 – Parla l’arcivescovo di Monreale, mons. Michele Pennisi: “La Chiesa deve vigilare affinché l’esercizio del ministero di annuncio della misericordia di Dio non sia strumentalizzato dal mafioso, ad esempio durante la sua latitanza, e non si configuri, di fatto, come copertura o favoreggiamento di quanti hanno violato e talvolta continuano a violare la legge di Dio e quella degli uomini. Nel caso del mafioso, la conversione comporta un impegno fattivo affinché sia debellata la struttura organizzativa della mafia”.

“Negli ultimi decenni in seguito anche al grave e ripetuto manifestarsi dell’esclusiva natura criminale e dell’estrema pericolosità sociale delle organizzazioni mafiose e, conseguentemente, al crescere di una diffusa coscienza collettiva di rifiuto di forme di tolleranza e di pur tacita e passiva connivenza col fenomeno, è maturata nella Chiesa una chiara, esplicita e ferma convinzione dell’incompatibilità dell’appartenenza mafiosa con la professione di fede cristiana”. Per mons. Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale, il contrasto a ogni forma di mafia è diventato negli anni un tratto distintivo del suo episcopato. Anche per questa ragione ha accolto con piacere l’iniziativa della diocesi di Locri-Gerace, dove sabato 7 ottobre si è tenuta la Giornata di preghiera per la conversione dei mafiosi.

Dalle più recenti inchieste della magistratura, risulta evidente che la mafia in Italia non è più una questione meridionale.
Una particolare forma di corruzione che ha rapporto con l’economia e la politica viene esercitata dalle varie mafie. Ormai il fenomeno mafioso nei molteplici aspetti e nelle diverse nomenclature è molto diffuso e va oltre i confini della Sicilia e dell’Italia stessa fino a radicarsi in territori una volta insospettabili e in tutti gli ambiti legati soprattutto al potere economico: mercato della droga, sfruttamento della prostituzione, vari tipi di racket dall’usura al pizzo, infiltrazioni nella vita politica e gestione del potere a livello locale e nazionale.

Che ruolo può giocare la Chiesa nella lotta alla mafia?
È compito della Chiesa sia aiutare a prendere consapevolezza che tutti, anche i cristiani, alimentiamo l’humus dove alligna e facilmente cresce la mafia, sia indurre al superamento dell’attuale situazione attraverso la conversione al Vangelo, capace di creare una cultura antimafia fondata sulla consapevolezza che il bene comune è frutto dell’apporto responsabile di tutti e di ciascuno.

Quale tipo di impegno?
Nel suo appello alla conversione la Chiesa non può non fare presenti le esigenze proprie della conversione cristiana e quindi non ricordare, anche ai mafiosi, che la conversione non può essere ridotta a fatto intimistico ma ha sempre una proiezione pubblica ed esige comunque la riparazione. Nel caso del mafioso, la conversione non potrà certo ridare la vita agli uccisi, ma comporta comunque un impegno fattivo affinché sia debellata la struttura organizzativa della mafia, fonte costante di ingiustizie e violenza, anche con l’indicazione all’autorità giudiziaria di situazioni e uomini, che se non fermati in tempo, potrebbero continuare a provocare ingiustizie.

Ripreso da Sir

 

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