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Cultura

Uomini maturi con ragazze giovanissime: rispetto o condanna?

Dal caso della relazione tra il prof di Partinico e l’allieva minorenne una riflessione su convenzioni e regole sociali.
Rapporti autentici o da censurare sempre? E un insegnante può lasciarsi coinvolgere?

Pubblicato il 1 ottobre 2017

s Uomini maturi con ragazze giovanissime: rispetto o condanna?

Monreale, 1 ottobre 2017 – Il binomio ragazze giovanissime e uomini maturi non é certo una sparuta realtà: di solito sia lo star system ma, come ben conosciamo, anche la politica ci hanno offerto, e ci offrono costantemente, numerosi esempi di coppie nelle quali la differenza d’età tra l’uomo e la donna (ma anche, quella, un po’ più sporadica, tra uomini giovani e donne decisamente agè) si pone in un segmento temporale molto ampio, addirittura tra i venti e i trent’anni e anche oltre.

Coppie sbilanciate, ove anche il dato puramente estetico diventa significativo. Unioni che riscuotono, a seconda delle riflessioni effettuate dalle variegate porzioni di individui che costituiscono precisi tasselli di questa società odierna, il plauso, soprattutto quello tipico di un certo orgoglio maschile o il giudizio scandalizzato di chi ritiene da condannare, senza appello, le coppie in cui la compagna risulta essere di età inferiore rispetto alla figlia del proprio partner, ovvero il cui compagno ostenta un’età anagrafica di parecchi lustri più esigua, rispetto a quella della dolce metà. 

 Decisamente più allarmante, grave e controversa diventa la questione età (anche per il reato che si configura in tale specifico caso), nel rapporto sentimentale e soprattutto sessuale, che può determinarsi tra professore e studentessa, soprattutto quando quest’ultima non ha ancora raggiunto la maggiore età.

É di cronaca recentissima la notizia dell’arresto di un prof in servizio presso una scuola di un comune limitrofo a quello di Monreale, che aveva, a quanto pare, intrapreso una relazione non solo sessuale, ma probabilmente anche sentimentale (comprovata, si dice, dai numerosi messaggi in chat) con una studentessa minorenne. Una notizia che ha suscitato inquietudine, ma anche comprensibile sconcerto tra la popolazione.

Da insegnante e madre provo l’immediata, quasi istintiva tendenza a collocarmi in una posizione sicuramente critica e poco tollerante nei riguardi del prof, poiché ritengo che in qualsiasi rapporto uomo/donna, soprattutto quando uno dei due protagonisti della coppia è un individuo ancora in formazione, la componente etica, la correttezza, il rispetto assoluto dell’età ma anche dei ruoli, siano il cardine fondamentale cui un adulto deve necessariamente ispirarsi.

Tale considerazione diventa la condicio sine qua non,  per chi intende “abbracciare”, con la massima cura e dedizione, la professione di docente. L’insegnante, come indica il termine stesso, deve cercare di lasciare un “signum”, cioè una preziosa eredità di vita e di apertura verso il futuro, a tutti gli allievi. 

Chi ha un compito educativo dovrebbe, a mio avviso, soffermarsi a riflettere profondamente prima di decidere di superare certi confini, soprattutto con minorenni quasi al traguardo della maggiore età, quindi non più bambine/i, ma comunque spesso adolescenti ancora conflittuali, deboli o semplicemente confusi, rispetto ai quali l’insegnante devrebbe assumere tutt’altro ruolo.

Di contro, un certo numero di individui, esprime sull’argomento pareri diametralmente opposti, ritenendo che l’amore e la felicità debbano risultare legittimamente prioritari su tutto e su tutti, oltre le convenzioni e le comuni regole sociali. Se si dovessero provare sentimenti autenticamente coinvolgenti o travolgenti emozioni, perché non seguirne la scia, dato che moltissima gente che conta davvero, tra cui politici, banchieri e industriali, magari di ottant’anni, amano ostentare unioni con  donne giovanissime? Perché una larga fetta di opinione pubblica censura con particolare veemenza e severità il rapporto sentimentale tra professore/ssa, allievo/a, anche quando lo studente/ssa risulta aver raggiunto la maggiore età?

Provo a dare una opinabilissima spiegazione: nei rapporti umani in cui si crea un legame emotivo e sentimentale sbilanciato, tra un soggetto “inferiore” per esperienza, età anagrafica, e posizione sociale, ed un altro “predominante” per ruolo ormai consolidato, per capacità di affabulazione e per carisma, si verifica, tra il soggetto più debole e quello più forte, una sorta di fascinazione, di dipendenza sentimentale, di trasfert emotivo, che induce a confondere la realtà tipica di ogni “innamoramento” tra persone pressoché paritarie per età e percorsi di vita simili, con ben altro.

Pertanto si intuisce facilmente, analizzando lo specifico fatto di cronaca,  la possibile drammatica confusione, determinata dall’insegnante (soggetto predominante) nei riguardi della studentessa (soggetto debole),  quindi l’influenza dannosa esercitata su di essa.  La ragazza, infatti, tra le varie ripercussioni, viene privata, sul piano formativo e quindi fondamentalmente etico, di una tra le più importanti e autorevoli figure educative.

Il tal caso, infatti,  l’insegnante evidenzia un ruolo formativo, irrimediabilemte  svilito nella sostanza,  poiché deviato verso un’altra pericolosissima dimensione. Tale tortuoso  percorso “tra le sabbie mobili” può facilmente orientare il soggetto “da educare e formare”, verso la probabile deriva, costituita da destabilizzanti conseguenze personali. Si tratta, con una certa probabilità, non di un amore reale, maturo ed  equamente  bidirezionale, ma di una sorta di “trasferimento” inconsapevole da parte dell’adolescente di una serie di emozioni particolarmente intense, per certi versi simili a quelle vissute durante l’infanzia nei riguardi delle figure genitoriali e magari non del tutto soddisfatte, ad un’altra “imponente” figura di riferimento, che, quindi, si configura, inevitabilmente, non più come una preziosa guida, un saggio  magister, ma come un pericoloso ibrido.

Dal fronte adulto invece cosa spinge solitamente uomini maturi se non decisamente attempati, a imbastire complesse relazioni con adolescenti o poco più?

La necessità di parecchi esponenti del sesso maschile di aderire a una sorta di consuetudine sempre più consolidata, un approccio inversamente proporzionale, all’interno di un certo tipo di unioni, secondo cui più aumenta l’età maschile più diminuisce quella femminile, si spiega, in parte, con quella tanto temuta crisi di mezza età. Essa induce una certa fascia di “maschietti”, soprattutto over 50, a comportamenti ambivalenti e immaturi, supportati dall’impellente esigenza di dimostrare a se stessi di essere ancora giovani e in grado di poter rivivere le sensazioni tipiche dei venti/trent’anni.

Uomini convinti che la giovinezza possa trasmettersi automaticamente, attraverso  rapporti sentimentali con ragazze nel fiore degli anni, se non addirittura adolescenti, sperando di trarne nuova linfa, alimentata da quelle tensioni emotive, spesso quasi del tutto sopite dalle responsabilità che una vita “da adulti” comporta. Uomini che amano sentirsi adulati incondizionatamente e che, pertanto, hanno, spesso, difficoltà a instaurare un dialogo schietto, sereno e paritario con compagne della propria età, ricercando tali attenzioni negli atteggiamenti ancora immaturi di giovanissime che ne subiscono il fascino, non di rado più fittizio che reale, in quanto frequentemente veicolato dall’ostentazione di un determinato “status” che determina un particolare ascendente.

Con la tranquilla serenità di chi traduce in parole le proprie personali (quindi opinabili) riflessioni, mi viene da dire che forse occorrerebbe ritrovare il coraggio di mettersi in discussione e di comparare le proprie legittime aspettative e necessità con quelle degli altri, evitando l’individualismo più assoluto.

Perché se è vero che l’amore non ha età, il plagio, il coinvolgimento pretestuoso, i conseguenti drammi spesso indelebili determinati dall’egoismo e dalla superficialità di certi uomini, l’età ce l’hanno eccome…o no?

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