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Cultura

Blue Whale, il ruolo dei genitori e la manipolazione delle menti dei ragazzi

Blue Whale, solo emergenza russa o fenomeno presente anche in Italia? Uso distorto della rete, profili psichiatrici fortemente disturbati e genitori in difficoltà nel comprendere il disagio grave dei figli

Pubblicato il 3 giugno 2017

Blue Whale, il ruolo dei genitori e la manipolazione delle menti dei ragazzi

Monreale, 3 giugno 2017 – 

– “Com’è andata oggi a scuola?” 

– “Tutto ok, tranquilla”. 

L’adolescenza è, più o meno per tutti, un periodo della vita estremamente complesso, connotato da emozioni e turbamenti, spesso esasperati ai massimi livelli. È sempre stato l’arco temporale per antonomasia più difficile e destabilizzante sul piano emotivo, in cui, frequentemente, si vive senza freno a mano, senza ancore né paracaduti. Durante l’adolescenza molti cercano disperatamente di costruirsi il proprio “Io” e ciò avviene in una condizione estremamente frammentata e caleidoscopica, che assorbe, come una spugna, gli influssi e i condizionamenti provenienti dall’ambiente esterno.

Le particolari caratteristiche dell’adolescenza fanno sì che questo periodo della vita, come già sottolineato, sia caratterizzato da una peculiare vulnerabilità psicologica, e che quindi spesso esso si trasformi nel periodo con maggiori risvolti psichici negativi, quello che può avere il potere di segnare, forse più di altri periodi della vita, l’intera esistenza di un individuo. Una porzione del percorso esistenziale, particolarmente a rischio di profonde sofferenze e turbamenti emotivi, che, con la complicità di un contesto sociale  esageratamente esposto a sollecitazioni di ogni tipo, si incanala verso i più disparati e spesso indomabili fenomeni sociali. Ciò si riferisce sopratutto al mondo parallelo, che trova il suo luogo d’elezione nella dimensione virtuale, ove la socialità e le relazioni si trasformano, per diventare un “ingestibile, pericoloso altro”. Situazioni complesse, a volte, drammatiche, che affliggono e terrorizzano tanti genitori inermi, i quali perdono il controllo autorevole sui propri figli, poiché completamente disarmati dinnanzi a ciò che di negativo l’attuale contesto sociale veicola, alla velocità della luce. Tale velocità comunicativa provoca preoccupanti interazioni socio-relazionali che riguardano proprio il mondo adolescenziale, fenomeni drammatici, che magari esplodono, con sconcertante evidenza, in un determinato luogo geograficamente circoscritto, ma che l’incessante divulgazione e rielaborazione in chiave social, cioè l’estrema massificazione della comunicazione virtuale  (alla quale neppure l’informazione di tipo giornalistico, a volte, riesce a sottrarsi) veicolano senza sosta. Fomentando probabilmente, ancora di più, un’emulazione che pone pericolose radici, che ramificano silenti, fino a far smarrire l’equilibrio tra ciò che è reale e ciò che è frutto di una psicosi diffusa, ancora più pericolosa del fenomeno in sé. 

Mi riferisco in generale a quelle particolari situazioni virtuali che sottendono un’occulta manipolazione delle “menti” dei ragazzi, al punto tale da mettere a repentaglio le loro stesse vite, incitandoli, anche con l’ausilio di pratiche perverse, al suicidio e, in particolare,  a questa macabra moda della Blue Whale. Come già sottolineato, l’adolescenza contempla in sé una serie di complessi rivolgimenti psicologici, pertanto tende ad annoverare una più elevata incidenza di tentativi di suicidio, alcuni dei quali purtroppo ad esito fatale, senza neppure la possibilità d’identificarne motivi plausibili. 

La rete, sfruttando il suo enorme potere mediatico, alimenta tali fenomeni preoccupanti, vere e proprie sfide virtuali, nuove e cruente roulette russe, sempre più pericolose, che, condotte da gente senza scrupoli, enfatizzano il fisiologico disorientamento dell’adolescente medio che spesso cela profili psichiatrici fortemente disturbati. Gli adolescenti, dal canto loro, diventano emulatori eccellenti, soprattutto in un’epoca di modelli aleatori, che supportano la loro fisiologica propensione ad estraniarsi, non in quella solitudine riflessiva tipica dell’età, ma in una dimensione patologica preoccupante, che li relega in un mondo isolato rispetto alla realtà autentica, un mondo di incomunicabilità, che diventa, sempre di più, zona off limits per gli adulti di riferimento, i quali non riescono più ad accedervi in modo costruttivo, rimanendo ai margini persino dei processi auto-distruttivi dei propri figli. Oltretutto la capacità incerta di discernimento critico da parte dei ragazzi e non solo, li induce ad aderire a qualsiasi situazione che il tam tam mediatico riesce a diffondere in modo indifferenziato. 

In tale contesto si inserisce perfettamente il gioco-fenomeno della Balena Blu, assolutamente reale nella sua drammatica emergenza e contestualizzato in una precisa zona della Russia, ove si annovera un cospicuo numero di casi di questa sorta di macabro vademecum, relativo a terribili pratiche da effettuare, durante un percorso allucinante lungo cinquanta giorni, che orienta verso l’ultima fatale prova rappresentata da un rocambolesco suicidio, il tutto condotto da un fantomatico “curatore”. Tale ideatore- curatore russo è già stato individuato e arrestato, ma di Blue Whale si continua a parlare, con un crescendo impressionante, la cui onda d’urto, ovviamente, non ha risparmiato neppure  l’Italia.

La psicosi generale è ormai esplosa e fomenta un’emulazione che angoscia, resa evidente dalle sempre più numerose segnalazioni. Nonostante tali segnalazioni, l’esistenza conclamata del fenomeno in Italia, non è ancora stata del tutto verificata. Non si esclude però che, proprio sulla scia di un’emulazione sempre più pressante (supportata da un’infinita rete di condivisioni virtuali) possano nascere, sul web, gruppi di istigatori, per cui l’emergenza effettivamente inizia ad assumere contorni inquietanti anche da noi. 

Ciò induce ad una ulteriore riflessione sull’uso distorto del mondo virtuale, e sulla incapacità dell’adulto di penetrate la fitta e pesante coltre che avvolge i ragazzi del nostro tempo, di porre dei filtri a questo incessante stillicidio di informazioni indifferenziate, alla mitizzazione di comportamenti distorti e pericolosi. Ci si agita dinnanzi alle nuove sconcertanti mode virtuali, si cerca di controllare i figli da lontano, ma non si riesce più ad avviare una seria azione preventiva, volta a valorizzare un dialogo costruttivo con loro, quel dialogo saggio e rispettoso, veicolo di consigli e di condivisione di esperienze, che sta definitivamente scomparendo, in un vortice di presenze genitoriali, sempre più svilite nella loro essenza più preziosa e formativa. Presenze che non riescono ad orientare, pur provandoci, che falliscono l’obiettivo prioritario di proteggere costruttivamente i ragazzi dalle meteore pericolose lanciate da un mondo virtuale che si sovrappone, con sempre maggiore invadenza, a quello reale. Presenze, dunque, ormai rassegnate, quasi totalmente inermi, che purtroppo annaspano nella cupa difficoltà di poter comprendere e distinguere il disagio grave da quello meno grave, di riuscire a cogliere il miglior intervento possibile per prevenirlo, di saper sganciarsi, qualche istante, dalla frenesia quotidiana, per osservare con maggiore consapevolezza cosa avviene in quel piccolo cosmo in cui i figli si rifugiano, cercando di andare oltre a un dialogo che ormai troppo spesso si traduce in semplici e scarne battute:

– “tutto bene, com’è andata oggi a scuola?”

– “tutto ok, tranquilla”.    

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Anonimo

Analisi lucida, chiara e completa. Bene! Francesco Noto

3 giugno 2017 | 20:58 | Rispondi
Anonimo

Analisi lucida, chiara e completa. Bene! Francesco Noto

3 giugno 2017 | 21:02 | Rispondi

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