La festa del Crocifisso è bellezza, folklore e cultura, tatuata da 391 anni nel cuore di ogni monrealese

La velocità inesorabile del tempo si ferma quando ci si sofferma a guardare quel Cristo sulla Croce

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Monreale, 5 maggio 2017 – Nel silenzio del giorno dopo i pensieri si fanno più vividi e salgono alla coscienza. La festa del paese si è chiusa con il ritorno di Cristo in Croce in Collegiata. La macchina organizzativa dorme così come sopito è l’intero paese. Chi, anno dopo anno vive la festa, si muove tra la gente e osserva gli eventi con occhio obiettivo, si accorge che palesemente qualcosa è cambiato.

È il paese che muta, sono le coscienze che prendono forma abbandonando l’amorfo andirivieni sbadato della folla. 

La folla non ha coscienza, è una moltitudine che si muove senza meta. Ma la gente oggi è viva, guarda, osserva, fotografa e comprende che la festa è anche partecipazione attiva. Ci si organizza in associazioni, si lavora alacremente per organizzare eventi. Il tempo in cui si stava a guardare sembra pian piano essere stato sconfitto da una Sicilia che vuole riappropriarsi delle sue immense ricchezze senza farsi più depredare. Monreale ha compreso che la crescita di un paese è legata al senso di civiltà che lo contraddistingue, è saldata al livello culturale, alla sinergia tra gli attori che contrassegnano il territorio e, infine ma non per importanza, al vero senso di legalità che usa il bene comune come possibilità di crescita e di promozione dell’umano e dello spirituale.

La festa diventa un modo per far risaltare le nostre tradizioni, per farle conoscere nel mondo e per affermare che le radici non si dimenticano. Il mondo velocemente muta, si arricchisce delle nuove scoperte, comunica nell’istantaneità di un clic, ma la velocità inesorabile del tempo si ferma quando ci si sofferma a guardare quel Cristo sulla Croce. È la lentezza dei passi di uomini scalzi che portano a spalla la “cara”, è il lento incedere dei devoti che in pellegrinaggio implorano che la grazia sia esaudita. Le strade, le vie sono in attesa, non quella febbrile di un messaggio telematico, ma l’attesa che la croce varchi i crocicchi e si soffermi sul selciato nero e sporco per graziare la nostra terra, per allontanare le pesti che la ammalano.

I colori mutano. Non lo smog, non lo sbiadito spray su villa Savoia o sulle colonne del Santa Caterina, non la differenziata che non si differenzia. Splende il bianco e il rosso, i colori dei fratelli, e il verde, giallo e rosso, i pennacchi dei carretti, petali profumati volano dai balconi come mille rose che prive delle spine carezzano la nostra Monreale.

Nessuno rimane immune al sentire forte degli odori di torrone e nocciolata, di zucchero caramellato e tra le bancarelle il nonno insegna al nipotino come appiattire sulla “balata” la mandorlata “cavura cavura”…guardiamo la nostra storia nei gesti lenti che da secoli stampano nuove pagine di storia, la nostra storia fatta anche di gioia e bellezza e non solo di eccidi e connivenze.

Ripartiamo dalla bellezza, è lo slancio che farà da volano alle idee, agli ideali e alla realizzazione di progetti per le nuove generazioni. La festa del Crocifisso è bellezza, folklore e cultura e che se ne dica è tatuata da 391 anni nel cuore di ogni monrealese.

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