L’arcidiocesi di Monreale, nata dal Sogno di Guglielmo e la sua Cattedrale da sogno

L’Arcidiocesi di Monreale si estende su 25 comuni, per una superficie di Kmq 1.509, e conta circa 260.000 abitanti con un totale di 69 parrocchie

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Monreale, 26 aprile 2017 – Riceviamo e pubblichiamo l’articolo inviatoci da Don Giuseppe Ruggirello, direttore della Biblioteca “Torres” di Monreale, in occasione della ricorrenza della dedicazione della Cattedrale di Monreale.

Don Giuseppe Ruggirello

Monreale è la sua Cattedrale: nacque intorno a quella casa d’oro di cui quest’anno ricorrono 750 anni da quel 25 aprile 1267, primo lunedì dopo l’ottava di Pasqua, in cui il cardinale Rodolfo Grosparmi, vescovo di Albano e legato apostolico, consacrava il tempio edificato dal re Guglielmo II, dedicandolo alla Vergine Maria.

Il complesso abbaziale benedettino di Monreale, comprendente la Cattedrale e unito alla reggia di Guglielmo, doveva divenire il centro propulsore della fede cristiana ad opera dei cento monaci provenienti da Cava dei Tirreni, e diffondersi nei 72 feudi dell’arcivescovado – ancora fortemente segnata dalla presenza musulmana –, che fecero di Monreale una delle più potenti e ricche diocesi dell’epoca.

La nascita della Cattedrale e dell’arcidiocesi di Monreale è avvolta da un sogno. Infatti, secondo un’antica tradizione re Guglielmo II, detto il Buono, assai devoto alla Vergine Maria, durante una battuta di caccia nei pressi dell’attuale città, si addormentò sotto un albero di carrubo e, apparsa la Vergine, gli indicò un tesoro con il quale avrebbe costruito una grande Chiesa, intorno alla quale sarebbe sorta l’attuale Monreale. Questo aspetto saliente della vita del re Guglielmo viene narrato nel libro di Francesco Testa, Arcivescovo di Monreale dal 1754 al 1773, intitolato De vita et rebus gestis Guillelmi II Siciliae Regis, stampato a Monreale nel 1769. Il Sogno di Guglielmo, secondo l’interpretazione fornita dall’Arcivescovo Testa, si riallaccia al mito della Monarchia normanna, in opposizione alle scelte del Governo centrale che voleva limitare il potere legato ai vasti feudi dei grandi aristocratici ed ecclesiastici.

Un caso unico è senz’altro la presenza di due arcivescovadi con le rispettive cattedrali, che distano appena 7 km l’una dall’altra: Palermo e Monreale. Ciò infatti non fu semplice neppure all’inizio, per le opposizioni evidenti di Gualtiero Offamilio (Walter of Mill) che era stato precettore di Guglielmo II alla morte del padre, divenuto “con la forza” arcivescovo di Palermo, contro il volere di Margherita di Navarra, moglie di Guglielmo I. Qualche problema nei rapporti con Guglielmo II dovette nascere dai progetti che il re nutriva per Monreale. Infatti, per la sua posizione di alto rappresentante della gerarchia ecclesiastica, dovette sentirsi a disagio quando si trattò di accettare la costituzione di una nuova sede arcivescovile così vicina a quella di cui egli era titolare; tanto più che lo stesso papa Lucio III ebbe modo di rilevare che si sarebbe trattato di una novità del tutto eccezionale. Tuttavia, Gualtiero Offamilio finì con l’accettare la situazione, diversamente dal fratello Bartolomeo, vescovo di Agrigento, che vi si oppose con tanta energia da essere allontanato dal Consiglio dei familiari del re e, addirittura, bandito da Palermo. Evidentemente l’arcivescovo di Palermo dovette badare innanzitutto a conservare la sua posizione di potere nell’amministrazione politica del Regno, mantenendo il suo ruolo privilegiato al fianco del sovrano e, nel 1176, in cambio di congrui indennizzi, sottoscrisse l’atto di fondazione di Monreale, confermando la sua approvazione riguardo alle esenzioni, alla delimitazione territoriale e alle concessioni necessarie alla nuova diocesi. Nel 1176 Guglielmo II chiese ed ottenne dall’abate di Cava dei Tirreni un folto numero di monaci benedettini che presero possesso dell’abbazia ed elessero come primo abate Teobaldo il quale, oltre a potere portare le insegne vescovili, godeva di molti privilegi. La ‘Bolla d’oro’ del Sovrano in quello stesso anno, intanto, concedeva all’Abate i castelli di Giato, Corleone, Calatatrasi, il casale di Bulchar (forse dove sorge l’attuale Monreale) e altri possedimenti in Palermo, Messina, nei pressi di Catania e persino in Calabria, Puglia e Basilicata. Su questi territori l’Abate esercitava anche la signoria feudale con giurisdizione civile e penale.

Il 5 febbraio 1183, Papa Lucio III, con la bolla ‘Licet Dominus’ conferiva all’Abate del monastero la dignità di Arcivescovo Metropolita, dando come sede suffraganea Catania; qualche anno dopo, nel 1188, Clemente III aggiungeva anche Siracusa. Il primo abate ad essere insignito del titolo di arcivescovo metropolita fu fra’ Guglielmo, successore di Teobaldo. Nel 1183 venne annesso all’arcivescovado anche il casale di Bisacquino. 

Indubbiamente, la rivalità di Gualtiero Offamilio verso Guglielmo II trova in questa data un altro elemento: mentre il sovrano era intento nei lavori di costruzione della sua magnifica Basilica, l’arcivescovo di Palermo promosse contestualmente i lavori di riedificazione della sua Cattedrale sulle fondamenta dell’antica basilica bizantina, trasformata nel IX sec. nella Grande Moschea di Palermo, inaugurandola, tuttavia, due anni dopo, il 6 aprile 1185. 

Nel 1234 papa Gregorio IX avocò a sé l’elezione dell’Arcivescovo di Monreale, sino ad allora riservata ai monaci e secolarizzò ‘in capite’ l’Arcidiocesi. Una serie di nomi prestigiosi, membri di famiglie nobili appartenenti alle varie dominazioni che si succederanno in Sicilia, saranno i titolari di uno dei più grandi vescovati di Sicilia ed anche d’Europa.

Durante il governo dell’arcivescovo Giovanni Ventimiglia (1418-1449) venne acquistato il feudo di Monchilebi in cui sorgeva Montelepre e il vicino borgo di Giardinello. Nel 1488 il Card. Giovanni Borgia accolse un gruppo di profughi Albanesi, concedendo loro la Piana dei Greci, oggi denominata appunto degli Albanesi.

Nel XVI sec. un grande impulso venne dato dagli arcivescovi romani, il card. Alessandro Farnese e dai due Ludovico De Torres, l’ultimo dei quali fondò il Seminario arcivescovile nel 1590, in seguito ai dettami del Concilio di Trento, e costruì la Cappella di San Castrense all’interno della Cattedrale, per custodire le reliquie del santo patrono della città e dell’arcidiocesi monrealese. Il card. Ludovico II De Torres, uomo di lettere ed erudito, nel suo libro Historia della Chiesa di Monreale, edito a Roma nel 1596, riportò i privilegi della sua Diocesi, fornendoci anche la prima descrizione integrale della Cattedrale e redigendo una vita degli arcivescovi. 

Il XVII secolo vedrà la presenza di grandi personalità che continueranno a segnare in modo profondo la vita della cittadina normanna: in modo particolare Girolamo Venero y Leyva, che costruirà la Chiesa dell’Insigne Collegiata del Santissimo Salvatore Crocifisso, dove si venera il simulacro cinquecentesco del Crocifisso, la cui festa del 3 maggio è tra i più importanti momenti celebrativi della città. 

Il ‘700 si potrebbe definire l’epoca d’oro di Monreale, con il fiorire di una Scuola filosofica in seno al Seminario arcivescovile, grazie agli impulsi dell’arcivescovo Francesco Testa, uomo di cultura, storico ed erudito, Supremo Inquisitore di Sicilia. Tuttavia, alla sua morte, l’antica questione di due arcivescovadi limitrofi tornò a ripresentarsi, ed il 7 luglio 1775, per motivi politici, papa Pio VI annesse l’arcidiocesi di Monreale aeque principaliter a quella di Palermo. Dopo circa 27 anni, grazie al Servo di Dio Mercurio Maria Teresi, che godeva molta stima presso il re di Sicilia, col breve Imbecillitas humanae mentis del 17 marzo 1802, il Papa Pio VII, restituì all’Arcidiocesi di Monreale l’autonomia, nominando come arcivescovo lo stesso mons. Teresi. In quell’occasione l’Arcivescovato perdette molti possedimenti storici, dati alla fondazione normanna, come Bronte, la Chiesa di San Cataldo a Palermo, ecc.

Il 20 maggio 1844 il Sommo Pontefice Gregorio XVI con la bolla In suprema militantis Ecclesiae disegnò un nuovo assetto per le diocesi di Sicilia, così l’Arcidiocesi ebbe una nuova configurazione che, tranne per qualche piccola modifica, è stata conservata sino ad oggi.

Nel 1937, con lettera pontificia Apostolica Sedes venne eretta l’Eparchia di Piana degli Albanesi sotto la cui giurisdizione passarono Piana e le due parrocchie di rito greco di Contessa Entellina e Palazzo Adriano. Nel 1960, con decreto della Concistoriale, anche le due parrocchie latine di Contessa Entellina e di Palazzo Adriano passarono sotto la giurisdizione dell’Eparchia. Il 2 dicembre 2000 Papa Giovanni Paolo II tolse la metropolia e rese Monreale suffraganea di Palermo.

Oggi l’Arcidiocesi di Monreale si estende su 25 comuni, per una superficie di Kmq 1.509, e conta circa 260.000 abitanti con un totale di 69 parrocchie.

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