Portella della Ginestra. A 70 anni dalla strage un convegno allo Steri

Grasso: "Le stragi non vanno in prescrizione. Attiverò le procedure per desegretare gli atti"

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Araba Fenice desk

Monreale, 23 aprile 2017 – Si è conclusa con una tavola rotonda la due giorni del convegno sulla strage di Portella delle Ginestre di cui il 1 maggio ricorre il 70esimo anniversario. Venerdì mattina allo Steri, tra gli interventi di apertura, anche quello del presidente Grasso, che oltre a quanto riportato nell’articolo del Giornale di Sicilia di ieri, ha aggiunto che le stragi non vanno in prescrizione, pertanto le indagini sono sempre attive. Su Portella ha aggiunto che è necessario raggiungere la verità, e da parte sua ha attivato tutte le procedure per arrivare alla desegretazione degli atti.

Ha particolarmente impressionato l’intervento della sindaca di Montelepre, la prof.ssa Maria Rita Crisci, che ha detto che i cittadini di Montelepre hanno subito onte vergognose di repressione dei più elementari diritti di cittadinanza, con persone torturate, seviziate, violentate e uccise dagli uomini del colonnello Luca, che adoperò metodi di squadrismo fascista cingendo d’assedio con il coprifuoco Montelepre. Un’onta di cui lo Stato ancora non rende giustizia, e che copre Montelepre di un pesante alone per colpa del bandito Giuliano.

Sulla strage, tutti concordi a sostenere che le motivazioni scaturiscono dal momento storico: dalla liberazione che si è fermata oltre lo stretto, dalle elezioni regionali dell’aprile del ’47 che videro vincere il blocco del popolo, con la nascita di una formazione politica detta sociale per bloccare l’avanzata dei contadini guidati dai sindacalisti, moltissimi dei quali barbaramente uccisi in diversi paesi di tutta la Sicilia rivendicavano le terre incolte dello Stato e l’applicazione della riforma agraria deliberata dal ministro Gullo, che sanciva la nascita del patto agrario stabilendo la giusta spettanza agli operai della terra. Questa conquista contrastava con i latifondisti, proprietari agrari e gabellotti mafiosi. Così la mattina del 1 maggio del ’47, sul pianoro di Portella, con i braccianti, sindacalisti, famiglie intere con a seguito i figli, sull’onda dell’entusiasmo a festeggiare la conquista raggiunta iniziata con le lotte dei fasci siciliani, la mafia e i padroni agrari armarono la mano della banda Giuliano uccidendo bambini donne e uomini inermi.

12 furono le vittime anzi 13 perché la banda, di ritorno da Portella, in contrada Presti uccise dopo averlo disarmato Emanuele Busellini, reo di essere campiere al servizio dei contadini bel feudo strasatto. Una vittima innocente come lo era Francesco Sassano, carabiniere di Pioppo, ucciso da Giuliano il 25 marzo del ’46 sempre a Pioppo, e tantissime altre vittime innocenti tra le quali la piccola Angela Talluto di 4 anni uccisa a Montelepre dai banditi durante un vile agguato ai danni di un uomo dello stesso paese.

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