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Politica

Monreale. In quale direzione sta andando il PD? L’intervista a Tonino Russo

Monreale, 15 aprile 2017 – Tonino Russo, ex parlamentare del Partito Democratico, è uno dei sostenitori del nuovo corso che il partito monrealese sta..

Pubblicato il 15 aprile 2017

Monreale. In quale direzione sta andando il PD? L’intervista a Tonino Russo
Tonino Russo

Monreale, 15 aprile 2017 – Tonino Russo, ex parlamentare del Partito Democratico, è uno dei sostenitori del nuovo corso che il partito monrealese sta provando ad avviare in queste ultime settimane con il commissario Antonio Rubino. È dei giorni scorsi il primo risultato che, con difficoltà, sembra riportare una certa unità, sia pure con dei distinguo, nel gruppo consiliare per mesi rimasto spaccato in due fazioni. Le vicende degli ultimi giorni, inerenti anche le notizie di rimpasto, stanno destando dubbi e incertezze in quell’elettorato di centro sinistra che ha consacrato il PD primo partito alle scorse amministrative.

Per capire meglio in quale direzione stia andando il partito, abbiamo intervistato Tonino Russo.

D.: On. Russo, il grande popolo monrealese del PD è profondamente preoccupato. Lotte intestine, mancanza di dialogo interno, distanza degli assessori dai consiglieri, carenza di risultati amministrativi sono tra le principali cause addotte. Qual è il suo giudizio?

R.: Il Partito Democratico sta a cuore a molti Monrealesi per la funzione che negli anni ha sempre svolto. Per uno come me, che a Monreale non ha mai fatto mancare il proprio apporto, non può andare bene l’andazzo registrato in questi tre anni che ha visto il partito incartarsi e dare una brutta immagine di sè. Il commissariamento, operato dalla segreteria regionale, credo che sottolinei la preoccupazione e la giusta attenzione anche dei livelli superiori del partito. Rispetto a questo generoso sforzo io sto assicurando il mio modesto contributo. Non credo ci sia una mancanza di dialogo interno. Anzi, forse c’è una dialettica eccessiva e spesso dai toni anche aspri. Tuttavia, concordo con lei, caro direttore, serve davvero superare la distanza tra assessori e consiglieri, ed io aggiungerei la distanza con la città reale.

D.: Si parla da mesi di sostituzione degli assessori in quota PD. Perché  reputa che Granà, Magnolia e Zuccaro debbano essere sostituiti? In cosa non sono stati all’altezza del gravoso compito assegnato? Oppure vengono immolati (ad eccezione delle già annunciate dimissioni volontarie di Zuccaro per scelte politiche personali) in nome di mere logiche correntizie?

R.: Vorrei spazzare il campo da equivoci. Sebbene siamo a Pasqua non mi pare che ci siano in giro inermi agnellini o tenere pecorelle vittime di disumani macellai. Semmai è vero l’opposto: a parte Zuccaro, sono altri che in ragione di logiche correntizie sono stati nominati o rinominati assessori causando una spaccatura netta del partito, obbligando una parte a passare all’opposizione. Il paradosso è che, nei mesi scorsi, nonostante la formulazione di una proposta di giunta davvero di livello, avanzata congiuntamente dalla segreteria regionale e provinciale del partito qualche assessore, non certo a propria insaputa, si sia ritrovato a fare l’assessore. Nell’ottica di ricucitura del partito, che il commissario sta perseguendo, mi pare che non ci siano molte alternative agli avvicendamenti, al netto del giudizio sull’operato dei singoli. Personalmente, non credo che sempre siano stati all’altezza. Ma non voglio né fare l’elenco dei fallimenti né polemizzare. Anzi, voglio ringraziarli comunque per il lavoro fin qui svolto e per il tempo sottratto alle proprie famiglie.

D.: Da ieri molti elettori di centro sinistra gridano allo scandalo. Mimmo Vittorino, ex assessore di Di Matteo (centro destra), nominato capogruppo del PD. Li Causi, ex Forza Italia, papabile assessore. Ritiene forse che in politica bisogna accettare e piegarsi alla logica dei numeri anche a costo di sacrificare gli ideali?

R.: Premetto che non ho visto manifestazioni di piazza contro Vittorino o Li Causi, né ora né soprattutto tre anni fa, quando sono entrati nel PD. Da loro mi separano tante cose, abbiamo visioni e percorsi profondamente differenti, ma non posso affermare né sostenere che nel partito possano esserci iscritti o consiglieri con un diverso grado di dignità o legittimazione. Ogni iscritto ed ogni eletto ha il diritto alla pari dignità. Non mi pare che ci si sia piegati alla logica dei numeri. Anzi! Ma mi infastidisce questo falso moralismo, per giunta peloso, di chi ha beneficiato del sostegno di questi due consiglieri, magari per rimanere assessori senza nemmeno essere stati eletti al consiglio comunale ed ora far finta di gridare allo scandalo. Infine, non va dimenticato che di capigruppo il pd ne aveva due, in rappresentanza di due gruppi di consiglieri alternativi tra loro, uno di 6 e l’altro di 5. Io propenderei per guardare il bicchiere mezzo pieno, ossia, che oggi il pd torna ad avere un gruppo consiliare di 11 consiglieri. Diverso, e lo comprendo, è il disagio di chi viene da una tradizione di sinistra. Sono convinto che presto si porranno in essere altre tappe di ricostruzione del partito, a partire dall’elezione del segretario, capaci di soddisfare i delusi genuini di oggi, e che magari desteranno perplessità nell’area più moderata del partito. Del resto le decisioni maturano dentro contesti democratici: il gruppo consiliare eletto nelle sue componenti direttamente dai cittadini e l’assemblea degli iscritti che liberamente hanno deciso di rinnovare la propria iscrizione proprio due domeniche fa. Non mi pare che ci siano stati colpi di stato. Ed assicuro che nemmeno ci saranno nei prossimi giorni.

D.: Come giustifica il netto calo di adesioni al partito? La riduzione del numero dei tesserati, scesa bruscamente dai 244 del 2015 ai 69 del 3 aprile 2017, è soltanto la cartina di tornasole di un disagio o c’è dell’altro?

R.: Intanto, non giustifico nulla perché personalmente non ho nulla da giustificare né da rimproverarmi. Mi corre l’obbligo però di dissentire da ricostruzioni esagerate e spesso interessate dai leoni da tastiera che pur esistono nel pd, gli stessi che magari lo scorso anno parlavano di tesseramento abnorme e di signori delle tessere. Queste accuse, almeno quest’anno non hanno motivo di esistere. Tra l’altro al congresso a Monreale è prevalsa, nel libero voto, quella che sulla carta doveva essere la minoranza. Quindi, non credo che qualcuno possa temere epurazioni. Figurarsi! La verità, purtroppo è che quest’anno, a seguito del commissariamento, gli spazi di partecipazione si sono inevitabilmente ridotti. Il tesseramento 2016 è stato possibile effettuarlo per sole quattro ore nella domenica del 3 aprile 2017, ai soli fini congressuali. Che abbiano rinnovato in 69 la tessera, ed io sono fra questi, credo sia un fatto importante visto che ad aprile 2017 dovrebbe essere in vigore il tesseramento appunto del 2017 e non del 2016. Comunque, il recupero del terreno perduto sarà una bella sfida per il nuovo gruppo dirigente che a breve dovrà riportare al normale percorso democratico il nostro glorioso circolo. Nei prossimi giorni spero che tutti contribuiranno alla buona riuscita delle primarie del trenta aprile. Sarà un’altra giornata importante per testare la tenuta del rapporto del PD con la nostra città. Vedremo chi rimarrà alla finestra. E spero che se parteciperanno in tanti, non ci sarà il solito Pierino pronto a scrivere nella propria pagina Facebook che si è trattato di truppe cammellate.

D.: Che identità sta assumendo oggi a Monreale il PD? E’ ancora un partito di centro sinistra?

R.: Bisogna prendere atto che il pd è un partito “plurale” e non di classe. Non è più il P.C.I. di un tempo. Oggi purtroppo, si passa da un partito all’altro o da un sindacato all’altro con molta più facilità che in passato. A me non è mai capitato da quando ho mosso i primi passi in politica. Il Pd è un partito nato dalla mescolanza delle tradizioni dei principali partiti popolari del Paese. Perciò ha il dovere di essere inclusivo e non chiuso in se stesso. Inviterei a vedere cosa succede nel M5S: oltre alla fedeltà al capo non guardano a nulla, includono tutti dai fascisti dell’estrema destra agli anarchici insurrezionalisti, tutti purché abili a sputare veleno ed odio nei confronti dei bersagli di turno con assoluta precedenza verso il pd. Ovviamente, il mio partito non può e non deve scimmiottare il modello grillino. Ma non può nemmeno essere un circolo esclusivo. Io penso che la natura di un partito si affermi in ragione dell’azione che svolge. Se a Monreale ci si pongono dubbi sull’identità complessiva, evidentemente più di qualcosa non ha funzionato. Comunque, siamo qui per provare a correggere ciò che non va.

D.: Lei è stato più volte critico nei confronti dell’operato di questa amministrazione. Ha più volte aspramente stigmatizzato gli scarsi risultati conseguiti da Capizzi. Come potrebbe, la sostituzione dei soli vostri 3 assessori, garantire il raggiungimento degli obiettivi programmatici?

R.: Credo che non ci sia solo un problema di adeguatezza delle persone, peraltro tutte rispettabili. C’è, a mio avviso, un problema di idee e di progetto. Mi auguro che presto si possano trovare ragioni ed obiettivi condivisi da realizzare che diano un senso a questi ultimi due anni di amministrazione. Immagino che sia nell’interesse di tutti.

D.: Promuovete quindi a pieni voti i tre assessori in quota Capizzi?

R.: Guardi, sarebbe bene abituarsi a pensare che rispetto della democrazia e dei suoi valori significa innanzitutto tenere conto del consenso assegnato dagli elettori. La democrazia di mandato assegna al sindaco ed ai partiti della sua coalizione il diritto/dovere di governare, assumendosi l’onore delle scelte. Alla fine del mandato saranno i cittadini a giudicare. Tra due anni, come sempre, non credo che verranno impedite le elezioni amministrative. Ed ognuno potrà liberamente esprimersi. È il gioco democratico!

D.: Se il rimpasto non dovesse compiersi in questi giorni, che posizione assumerete il prossimo mercoledì dinanzi all’approvazione del bilancio di previsione 2017?

R.: Credo che Piero Capizzi sia una persona intelligente e non ci porrà dinanzi a questa scelta! In ogni caso, noto che sia già un fatto positivo, rispetto agli anni scorsi in cui peraltro metà pd senza timore di andare a casa votò contro, giungere al voto del bilancio preventivo ad aprile piuttosto che a dicembre.

D.: Come pensate di potere recuperare i tantissimi delusi del popolo di centro sinistra? Come promettete di cambiare la città da qui ai prossimi due anni di amministrazione?

R.: Io qualche po’ di idee le avrei, ma nessuno è mai venuto a cercarmi nemmeno per un parere. In questo mi sento in felice compagnia della stragrande maggioranza dei cittadini mai chiamati ad offrire il proprio contributo. Eppure di monrealesi che si fanno apprezzare nel mondo ce ne sono parecchi. Mi auguro che finalmente possa esserci il pieno coinvolgimento di tutto il pd e delle energie migliori della nostra città. A me piacerebbe poter dimostrare che a sostenere Capizzi, tre anni fa, non ci siamo sbagliati. Certo, se non dovessimo riuscire a determinare alcun segnale di cambiamento ne prenderemmo amaramente atto.

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