L’incanto delle lingue classiche

Il prof. Andrea Sorci, scrittore e docente di latino e greco, incontra gli studenti di Monreale

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Monreale, 10 aprile 2017 – Ha affascinato gli studenti della scuola media “A. Veneziano” e del liceo “Basile” il professore Andrea Sorci, uno di quei docenti che hanno fatto la storia del liceo classico di Monreale, in cui ha insegnato latino e greco nella seconda metà degli anni ’80, e uno di quei “magistri” che hanno impresso un segno tangibile nella formazione di tanti giovani che oggi costituiscono i riferimenti sociali e professionali della nostra comunità cittadina.

In un incontro seminariale tenuto alla Casa della Cultura il 7 aprile scorso,  il prof. Sorci ha guidato i ragazzi alla scoperta del valore formativo della cultura classica e soprattutto del fascino che, dopo più di duemila anni, i testi classici continuano ad esercitare attraverso la “permanenza” di temi e motivi.

In uno scenario globalizzato e globalizzante, come quello in cui si articolano le modalità formative dei nostri ragazzi, studiare la storia della letteratura greca e latina non è certo indispensabile né tantomeno irrinunciabile, ma può costituire un valore aggiunto, un “plus” che, arricchendo di esperienze cognitive ardue, diciamolo pure, e impegnative gli itinerari didattici, contribuisce tuttavia ad assicurare un patrimonio di conoscenze ed abilità spendibile nella relazionalità e nella socialità ancor più che nelle varie professionalità.

Conoscere infatti il sentimento conflittuale d’amore e odio che Catullo prova per Lesbia, che è lo stesso sentimento provato da Francesco Petrarca per Laura o, successivamente da Orlando per Angelica o da Antonio Veneziano per la sua Celia, costituisce quasi un’esperienza prefiguratrice o anticipatoria di sentimenti che si ripropongono con la stessa carica emotiva in ogni epoca ed in ogni contesto e quindi preparatoria a riconoscere e gestire situazioni dell’oggi. Come afferma Erri De Luca, la letteratura è vita già vissuta, esperienza già fatta che può sostenerci nella comprensione e nella decodifica di ciò che ci accade. E l’evidenza della continuità diacronica di esperienze e situazioni letterarie che si perpetuano nonostante il trascorrere dei secoli non fa che spingerci incontro al richiamo della voce degli antichi.

E il momento più alto dell’incontro con i classici, come ha ribadito il prof. Sorci, è quello della traduzione, operazione che, seppur mal digerita in classe, costituisce l’esito ultimo dell’accoglienza di cui la lingua del traduttore è capace nei confronti della lingua originaria. Se infatti è innegabile che il latino e il greco sono ormai lingue cristallizzate, “a inventario chiuso , come il nostro professore le ha definite, nel senso che, fissate in un momento storico ben preciso, non si arricchiscono più di nessuna espressione nuova o costrutti inediti, è pur vero che sono in continuo divenire i codici linguistici che, di volta in volta, hanno “ospitato” i testi classici. E così, di tempo in tempo, facendosi interpreti di atmosfere e di contesti diversi, le espressioni della lingua di partenza assumono nuovi volti, indossano vesti alla moda e vivono vite rinnovate eternando il mito dell’intramontabilità.

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