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Cultura

Il mio ricordo del Dott. BINO LI CALSI ad un anno dalla scomparsa

Monreale, 13 Marzo 2017 – Ho incontrato il dottor Bino Li Calsi, per l’ultima volta in perfette condizioni di salute, il 21 Dicembre del 2015..

Pubblicato il 13 marzo 2017

Il mio ricordo del Dott. BINO LI CALSI ad un anno dalla scomparsa
La visita a Monreale del Re Olav V di Norvegia, accolto da S.E. Mons. Corrado Mingo e dal dott. Bino Li Calsi, sindaco pro tempore.

Monreale, 13 Marzo 2017 – Ho incontrato il dottor Bino Li Calsi, per l’ultima volta in perfette condizioni di salute, il 21 Dicembre del 2015 per il consueto scambio di auguri e regali natalizi. Mi ha aperto la porta con l’abituale cordialità ed un caloroso abbraccio; era particolarmente raggiante in quell’occasione e pochi minuti dopo ne ho compresa la ragione. Tra i tanti documenti del suo archivio, non ancora del tutto ordinato, aveva rinvenuto, quella stessa mattina, un giornalino edito a Catania nel Maggio del 1966 – “Solidarietà col Sacro cuore” – in cui, in un articolo dal titolo “Vincenzo Bellini e l’organista”, si riportava un episodio vissuto dal suo nonno paterno, abilissimo organista, che avrebbe voluto avviare anche il nipote allo studio del pianoforte. Me lo porse invitandomi alla lettura di ciò che di seguito trascrivo:

[…] “Si recarono al Convento di San Martino delle Scale, nei dintorni di Palermo, nella chiesa del quale c’era un organo famoso che Bellini desiderava vedere. L’organista Li Calsi accolse con molta gentilezza la comitiva, tanto che gli allegri compagni gli avevano presentato Bellini come un costruttore di organi. Il brav’uomo mostrò loro l’organo con tutti i suoi congegni; poi volendo farne sentire la voce, sedette e suonò un pezzo dei Capuleti e Montecchi. Sorrisetti degli amici, che alla fine si complimentarono sinceramente con l’organista.
Solo Bellini rimase muto, e quando fu richiesto della sua impressione sull’organo come… competente, rispose che, sì, l’organo era bellissimo e anche l’organista aveva suonato bene, ma era la musica da lui suonata che non gli piaceva. «Ma lei non sa che questa musica è di Vincenzo Bellini?». «Ebbene, e con ciò»? «A me non piace». Seguì un battibecco durante il quale gli amici si divertirono un mondo perché il Li Calsi, che era un fanatico della musica belliniana, si era sentito punto sul vivo sentendola disprezzare e non sapeva che pensare di quel presuntuoso che dava giudizi così sballati. A un certo punto sentendo di non poter dominare più la propria collera, il buonuomo sollevò le braccia al cielo e piantò tutti lasciando l’organo aperto. Bellini calmo mentre gli amici continuavano a sbellicarsi dalle risa, sedette all’organo e intonò la Casta Diva. Le dolcissime note si levarono su per le severe arcate nella mistica penombra del Tempio e parevano avere adesso tutto un altro significato. In esse il musicista effondeva tutta la sua anima, forse in una sommessa invocazione non alla casta dea della luna, ma all’Ente supremo perché facesse discendere sulle anime quella pace, quella gioia in cui ognuno dei mortali istintivamente anela: «Spargi in terra quella pace che regnar tu fai nel ciel», dicono infatti i versi.
“Quando l’eco delle ultime note cessò di diffondersi per il tempio, i compagni applaudirono commossi. L’organista allora, che frattanto aveva saputo chi era il sedicente costruttore di organi, si avvicinò commosso e confuso a Bellini e chinandosi gli baciò le mani. Bellini lo abbracciò e lo invitò a pranzo.” […]

Finita la lettura, il dottor Li Calsi, esternata ancora una volta la gioia per quel ritrovamento, mi affidò quel foglio perché, seduta stante, ne curassi la trascrizione, da inserire successivamente nell’auto biografia alla cui stesura, di tanto in tanto, si stava dedicando. Archiviato il file, insieme a numerose altre vere e proprie perle, nella cartella che egli stesso aveva denominato “My life”, si allontanò per pochi attimi e tornò con in mano quello che sarebbe stato per me il suo ultimo regalo di Natale: un orologio da parete in cui le lancette segnano il tempo ruotando sulla vivace superficie impreziosita dalla riproduzione serigrafica di un’opera di Ugo Nespolo. Graditissimo regalo temporaneamente riposto, al ritorno a casa, in attesa di decidere quale fosse l’opportuna collocazione.

Trascorsero pochi giorni da quell’incontro e, nel pomeriggio dell’ultimo dell’anno, il dottor Li Calsi rimase vittima di quella banale caduta (o, forse dell’improvviso malore che ne fu causa) che dopo quasi tre mesi di sofferenze, sopportate senza un solo lamento, lo avrebbe condotto al definitivo congedo. Ero nel corridoio dell’ospedale Ingrassia in quel tardo pomeriggio del 13 Marzo 2016 e per la prima volta l’ho salutato senza ricevere in cambio la cordialità espressa con gli occhi fino alle sera precedente. Tornato a casa ho deciso qual’era la giusta collocazione per l’orologio di Ugo Nespolo; l’ho appeso, dopo aver inserito le pile, e le sue lancette, da quel momento, hanno battuto tutti i secondi, i minuti e le ore di un intero anno. E’ già passato un anno, constatano in molti. Un’assenza infinita per chi come me, da privilegiato, era abituato a godere ogni giorno alle 17, con la stessa puntualità dei telegiornali, della quotidiana e stimolante conversazione telefonica.

Ad un anno dalla scomparsa del dott. Bino Li Calsi lo ricordo, insieme alla redazione di Filodiretto Monreale, tratteggiando il percorso della sua esistenza e rendendo pubblici taluni preziosi documenti tratti dalla cartella “My life”, della quale legittimamente detengo copia.

Il dott. Bino Li Calsi, presidente pro tempore dell’Ente parco dell’Etna, accompagna il principe Carlo durante l’escursione sul vulcano.

La vita di un uomo di grande cultura e fortemente legato al mondo cattolico, appassionato del suo prestigioso lavoro, nel cui ambito ha raggiunto i vertici più elevati e lasciato tracce indelebili. Tutta la comunità cittadina dovrebbe trarre spunto dal suo impegno a favore della città, generosamente riversato nella politica, nella conduzione degli interessi comuni e anche nel gestire le relazioni afferenti alla sfera privata e all’amicizia. Una vita fitta di impegni gravosi tra i quali, tuttavia, riuscì sempre a creare gli spazi per coltivare la fede e alimentare le sue grandi passioni: la conoscenza, l’attenzione puntuale sui fatti della città e del resto del mondo, il forte legame con la sua Inter, il piacere attento e disinteressato nel frequentare l’Arte e gli artisti e la scelta di vivere tra le loro opere.
La vita esemplare di un concittadino la cui memoria è patrimonio dell’intera comunità; un’eredità che non dovrà frammentarsi e disperdersi. Ciascun cittadino deve farsi carico della sua integra conservazione. A beneficio di tutti!

La lettera indirizzata al dott. Bino Li Calsi, durante il periodo di permanenza all’Assessorato regionale all’Industria, dall’ing. Enrico Mattei assassinato la sera del 27 ottobre 1962 con il sabotaggio dell’aereo privato partito da Catania e precipitato a Bascapè (Pavia).

La lettera indirizzata al dott. Bino Li Calsi dall’allora colonnello Carlo Alberto Dalla Chiesa, assassinato a Palermo il 3 Settembre 1982.

Bino Li Calsi nasce a Monreale il 5 novembre 1927 da Giuseppe e Rosalia Fiacchetti.
Nel 1930 la famiglia, per ragioni connesse al lavoro del padre, si trasferisce a Polizzi Generosa ove, precocemente, inizia a frequentare le scuole private delle Suore Francescane.
Al rientro a Monreale, nel 1933, superato l’esame di ammissione, viene accolto presso l’istituto parificato del Collegio di Maria e iscritto, a 7 anni, alla terza classe elementare. All’età di 10 anni intraprende gli studi ginnasiali (fino al 1940 includevano l’attuale scuola media) che concluderà con l’ammissione al Liceo e una media altissima: 9 in latino e in greco e 8 in tutte le altre materie. Nel 1944, dopo l’interruzione imposta dall’intensificarsi dei bombardamenti e dall’aver contratto il tifo, in forma violentissima, per aver mangiato un gelato, conclude gli studi presso il Liceo Meli di Palermo.
Nel 1951 consegue presso l’Ateneo palermitano, con il massimo dei voti, la laurea in Giurisprudenza e una tesi sul tema “Revisione costituzionale”, assegnatagli, per i meriti già riconosciuti da studente di giurisprudenza, a distanza di soli due anni dalla promulgazione della Carta costituzionale.
Durante il ciclo di studi universitari frequenta le Associazioni della Gioventù Cattolica e nel 1948 Mons. Filippi Arcivescovo di Monreale lo nomina Presidente diocesano della GIAC. In quel periodo nasce il sodalizio con Mario Fasino, Presidente della GIAC per la Diocesi di Palermo, sodalizio che avrà incidenza sulle successive scelte di vita.
Nel 1953 è candidato alle elezioni per il Parlamento nazionale. Un’esperienza esaltante coronata da lusinghiero successo: quasi 18mila voti, non sufficienti, tuttavia, per fare scattare l’elezione.
Dopo il conseguimento della laurea inizia a frequentare da praticante lo studio palermitano del Notaio Antonino Leto; una scelta operata più per assecondare un progetto paterno che per dare corso alle proprie ambizioni.
Nel Luglio del 1955 la svolta: l’amico Mario Fasino, nel frattempo divenuto Assessore al Lavori Pubblici nel Governo regionale, gli comunica la decisione di nominarlo suo Segretario particolare. Durante la permanenza ai Lavori Pubblici conosce l’ing. Enrico Mattei, Presidente dell’ENI, con il quale instaura un cordiale rapporto di sintonia di idee e di opinioni.
Nel 1956 il passaggio all’Assessorato Enti Locali dal 27 e, da novembre 1957 a ottobre 1958 all’Assessorato Industria e Commercio.
Dal settembre 1962 all’ottobre 1962 e fino gennaio 1967 la permanenza all’assessorato Agricoltura e Foreste con la qualifica di Capo di gabinetto.
Dal febbraio 1969 al dicembre 1972 alla Presidenza della Regione ancora con la qualifica di Capo di Gabinetto.
Nell’agosto 1971 è nominato Commissario dell’Ente Siciliano per la Promozione Industriale (ESPI), ove rimane sino al dicembre 1972.
Nel marzo 1978, nel corso dell’Ottava Legislatura, Piersanti Mattarella forma il suo primo Governo e, subito dopo una breve crisi, il secondo. Bino Li Calsi è nuovamente Capo di gabinetto all’Assessorato al Territorio e Ambiente affidato a Mario Fasino.
Nel giugno 1978 la Giunta di Governo lo nomina Direttore regionale al “Territorio e Ambiente” dove lavora attivamente alla predisposizione dei disegni di legge per la tutela ambientale e la protezione del territorio, divenuti poi leggi fondamentali della Regione. Nel 1985 è incaricato di predisporre la proposta di istituzione del Parco dell’Etna. Istituito il Parco e costituito l’Ente Parco nel 1987, il governo della Regione lo nomina Commissario e poi Presidente.
Nel 1989 viene chiamato alla presidenza del Coordinamento nazionale dei parchi e delle riserve naturali (l’attuale FederParchi). Nel 1992, infine, la nomina a Presidente del gruppo di lavoro per il coordinamento dei parchi regionali operante in seno alla Federazione europea dei parchi (FNNPEE, oggi EUROPARC) con sede a Graffenau (Germania).
È stato Sindaco di Monreale dal 1965 al 1967 e, ancora, nel 1980.
Muore a Palermo il 13 Marzo 2016.

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