Per non dimenticare l’8 Marzo. Una Giornata di altro genere al liceo scientifico di Monreale

Le classi V A e V B del liceo scientifico si sono riunite nell’'aula “Agorà” del plesso Basile sotto la guida del prof. Ganci e della prof.ssa Fedele e hanno avviato una riflessione sulle donne

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Araba Fenice desk

Monreale, 8 marzo – La “Giornata della Donna” viene, ogni anno, ricordata nel nostro liceo, grazie alla sensibilità di alcuni docenti che, nel rafforzare la memoria collettiva, si cimentano a ricostruire e narrare, per vie diverse, la lunga storia dell’’emancipazione femminile; essa porta in superficie gli anni di lotta in cui le donne con coraggio e determinazione si sono battute per i diritti politici, civili e sociali.

L’8 marzo è, infatti, la data simbolo della lotta internazionale delle donne e delle loro rivendicazioni per il diritto di cittadinanza.

Per queste ragioni, ieri mattina, le ultime classi del liceo scientifico, V A e V B, si sono riunite nell’’aula “Agorà” del plesso Basile e, sotto la guida del prof. Vincenzo Ganci, docente di italiano e latino, e della prof.ssa Maria Rita Fedele, docente di storia e filosofia, hanno avviato una riflessione su questo tema. L’’incontro comincia con una storia un poco curiosa e poi prosegue con un dialogo filosofico, in cui si prende la parola per qualche osservazione e/o domanda.

Interessanti alcuni passaggi letterari sul femminile, con riferimenti ai Fausti di Ovidio; il prof. Ganci ha letto la storia di Tacita Muta, divinità romana, traendola dal testo della nota scrittrice Eva Cantarella, intitolato ““Passato prossimo”. Donne romane da Tacita a Sulpicia”. Questa storia comincia da una ninfa, Tacita appunto, che prima di essere celebrata con questo nome, era Lara e parlava come parlano tutte le ninfe. Un giorno, Tacita ebbe l’’idea di svelare alla sorella Giuturna l’’amore che Giove nutriva per lei, rendendo vani i tentativi di seduzione del dio. Allora Giove per punirla le strappò la lingua, riducendola al silenzio e da allora in poi Tacita diventerà la dea del silenzio. La lettura di questi passi fa notare che sia nella cultura greca che latina la donna non ha diritto di parola, poiché quest’’ultima è ritenuta di esclusiva pertinenza maschile.

La prof.ssa Fedele si è, invece, soffermata su alcuni passaggi storici, sottolineando come la cultura classica abbia giocato un ruolo determinante nella formazione dello stereotipo del femminile, a cominciare dalla filosofia delle origini e, in particolare, da quella platonica, in cui la dicotomia maschile/femminile si traduce in mente/corpo, logos/pathos, ragione/sentimento.

Dalla discussione di gruppo, avviata dopo gli interventi dei docenti, sono emerse osservazioni interessanti: Gaia Di Maria prende per prima la parola, facendo riferimento al momento della morte di Socrate, in cui il filosofo decide di allontanare dalla sua stanza tutte le donne, che vi si trovavano, poiché eccessivamente sentimentali e, quindi, incapaci di sopportare il dolore e la scelta socratica. Successivamente, un altro intervenuto ha posto l’’attenzione sulla considerazione della figura femminile durante il periodo del Decadentismo. Il prototipo della “donna angelo”, presente nella cultura antifemminista di fine ’’800, compare in D’’Annunzio estremizzato da un gusto dell’’eccesso. Per questo, i personaggi femminili dei romanzi dannunziani contribuiscono alla diffusione dello stereotipo della “femme fatale”, donna seducente, dominatrice, ribelle e vista, ancora una volta, come una nemica che porta l’’uomo nel baratro. Segue l’’intervento di un’altra alunna che focalizza l’’attenzione non tanto sull’uguaglianza tra uomo e donna quanto sulle pari opportunità: uomo e donna, pur essendo diversi, devono avere uguali diritti e uguali doveri. La differenza tra uomo e donna è importante e deve essere rispettata. Conclude il dialogo di gruppo Edoardo Lo Coco che riferisce: “sostengo che la lotta delle donne dovrebbe essere indirizzata verso un progetto di più ampio respiro, che coinvolga l’’azione di contrasto contro tutti i tipi di xenofobia; bisogna educare all’’accettazione del diverso, apprezzare l’’identità singolare e unica di ogni individuo”.

La prof.ssa Fedele, prima di concludere l’’incontro, ha omaggiato una copia del libro di Rahel Levin Varnhagen, intitolato “”Nel mio cuore un altro Paese””, che è stato sorteggiato tra le studentesse presenti. Il testo – ha ribadito la docente – è molto interessante e presenta la storia di una donna, che vive una doppia condizione di apolidia, sia come donna che come ebrea. Nella Berlino di fine Settecento, ebrei privilegiati, principi, diplomatici e intellettuali di grande prestigio si incontrano nel salotto di Rahel Varnhagen, trasformato in un luogo di valorizzazione delle differenze, in uno spazio in cui sperimentare nuove forme di socievolezza e addirittura di convivenza fra i due sessi. Ma la “maledizione” di essere nata donna ed ebrea  impedisce  a Rahel di sentirsi amata e accettata.

Alla professoressa Fedele e al prof. Ganci i nostri più sinceri ringraziamenti per averci dato spunti originali per pensare ancora una volta il valore della differenza, che impreziosisce ed arricchisce l’’umanità!

di Francesca Schiera e Giulia Marceca (Studentesse della classe V A del liceo scientifico “E. Basile” di Monreale)

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