Monreale Nostra. Nel 1953 “Festa della frutta”. Le tradizioni di un popolo raccontano la sua storia

Iniziativa che diede nuovi successi al turismo locale, nella frutta ebbe il tema principale attraverso i colori e sapori. Nel calore, il richiamo più forte e più sentito. Raccontateci la storia dei vostri nonni

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Araba Fenice desk

Monreale, 29 gennaio – Mantenere vive le tradizioni di una comunità è un modo per illuminare attraverso i secoli dei secoli menti e cuori. Esse sono quel filo indissolubile che lega, trasmette e racconta alle generazioni che si susseguiranno, la storia di popoli e di avvenimenti che man mano si sono persi nel tempo, lasciando spesso buchi incolmabili che solo i ricordi, i racconti, gli scritti e le immagini possono riuscire a riempire.

La conoscenza di luoghi ormai inghiottiti dal progresso e da una cementificazione che non ha mai guardato in faccia nessuno curandosi solo di monetizzare senza considerare ciò che di cosi tanto bello andava togliendo alle generazioni a venire, è un’altra fetta di memoria sparita che va recuperata e salvaguardata per rispetto di chi fu l’artefice della nostra Vita sociale e culturale.

La conoscenza di luoghi ormai inghiottiti dal progresso e dalla cementificazione, che non ha mai guardato ciò che di così tanto bello toglieva alle generazioni a venire, è un’altra fetta di memoria sparita che va recuperata e salvaguardata, per rispetto di chi fu l’artefice della nostra vita sociale e culturale.

Quella di cui parleremo oggi è la storia di una festa di colori, sapori, fatica, amore, abnegazione al proprio lavoro, alla propria terra amata e curata col sudore della fronte e con la forza della propria schiena. Spesso curva ma mai china e sempre carica di dignità: “Prima edizione della giornata della frutta a Monreale”.

Correva l’anno 1953, nella domenica del 26 luglio venne concretizzato un lavoro portato avanti per diversi mesi, nato da una semplice proposta: la realizzazione di una manifestazione schietta e genuina senza fronzoli ed orpelli, nè pubblicità alcuna. Voluta dal Professore Leto, allora consigliere Comunale, andò il merito della riuscita della festa; seppur senza mezzi, riuscì a coinvolgere i locali produttori nella selezione e classificazione dei prodotti di quei tempi.

Il motivo principale di questa rassegna era quello di mettere in evidenza quanto ancora sapeva produrre la Conca D’oro, basandosi non soltanto sull’esperienza, ma anche sulle nuove tecniche di produzione e sull’apporto scientifico che avrebbe aiutato la selezione dei prodotti coltivati.

E proprio i prodotti esposti in bella, mostrati in alcuni stand, realizzati in Piazza Guglielmo, furono i veri protagonisti di questa “competizione”, che grazie al contributo della Presidenza della Regione e di quello della Cassa Rurale S. Castrense, fu ricca di premi in danaro coppe e riconoscimenti. Una vera e propria commissione, composta da Presidente, il Sindaco La Commare; Prof. Onorato Matera, direttore dell’Istituto Castelnuovo di Palermo; Prof. Vito Ruffini, dell’Ispettorato Provinciale all’Agricoltura; Presidente della Cassa Rurale S.Castrenze. Dopo aver passato in rassegna i vari stand, valutandone sia la composizione “artistica”, che la qualità dei prodotti esposti, venne decretato il vincitore. Il premio di 20.000 Lire venne assegnato ad Oreste Mangiacavallo, primo classificato. Mentre al secondo posto si classificò il produttore Vincenzo Campanella, con un premio di 15.000 Lire; ex equo per Antonino Modica, Francesco Lo Monaco e Paolo Spinnato i terzi classificati con un premio di 10.000 Lire.

Ma se il motivo principale era mettere in risalto la produzione di frutta ed ortaggi del nostro territorio, la manifestazione, di sicuro dal sapore folkloristico, fece da traino anche ad un altro “carro” importantissimo per la nostra Cittadina: il turismo. Tale iniziativa diede nuovi successi al turismo locale, ed ove ebbe nella frutta il tema principale fu nei colori, nei sapori e nel calore il richiamo più forte e più sentito.

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