Affrontare il mondo a colpi di rap. Il monrealese Federico Miceli in the Dottor Freak show

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Elettorale Russo

Monreale, 22 gennaio 2017 – Sembrerà strano che in Italia, nazione del pop e del neomelodico, si sia tanto radicato il genere hip hop di stampo statunitense. Potrebbe essere una moda e come tutte le cose che “vanno” prima o poi passeranno… ma se non si rimane in superficie ci sono domande e questioni alle quali è opportuno dare risposte. Perché il rap? Qual è il motivo del suo successo?

Questi interrogativi li abbiamo posti ad un giovane monrealese appassionato di questo genere musicale.

Federico ha venti anni e già da 10 ascolta musica rap, scrive e arrangia canzoni. Era poco più che un bambino, nel 2006. Ascolta Fabri Fibra, il suo album si intitola “Tradimento”, e comprende che è più semplice dire attraverso questo genere di musica ciò che ti sta stretto, quello che ritieni ingiusto, sono le parole incalzanti, proprio come quando sei arrabbiato, che escono fuori come proiettili che vanno dritti al bersaglio.

Anche Federico è arrabbiato, il mondo non è quello che ha sognato e nelle notti insonni scrive sul suo quaderno le sue rime. Non è il solo ad essere deluso, sono tanti i giovani arrabbiati con il mondo dei potenti, una casta che non ascolta i loro bisogni. La musica rap diventa veicolo che incanala la rabbia e allontana lo sfogo attraverso la violenza fisica. Le parole sono scagliate come pugni dritti in faccia contro coloro che non difendono i diritti umani e civili. È una guerra che utilizza la parola, scarna, scabra, essenziale.

Federico Miceli si racconta attraverso le sue creature, ha all’attivo due EP: ” The freak show” (VEDI LINK AL BRANO) è il titolo del primo arrangiato da Gigi Valerio, il secondo è “Paranoie” (VEDI LINK AL BRANO), entrambi caratterizzati da canzoni di denuncia. Il giovane esordiente usa sapientemente ogni espediente linguistico e da ad ogni parola un valore polisemantico, la loro disposizione non è mai casuale, le parole stesse sono musica.

Ogni brano è un libero flusso di parole. È un monologo interiore, i pensieri sono presentati così come si affacciano nella mente, secondo una rete di libere associazioni mentali di idee, pensieri, immagini, ricordi.

La sintassi si avvale di inversioni e costruzioni a senso, abolizione della punteggiatura. Questo rende il testo di difficile decriptazione e risulta necessario riascoltare più volte la stessa canzone per coglierne il vero messaggio. I temi dominanti sono quelli intimistici e sociali. Dietro un velato misoginismo c’è invece la difesa del corpo della donna mercificato dalla stessa musica nei video commerciali o dai mass media. C’è il rifiuto della pseudo cultura e della musica rap che abbandona i propri canoni per fare cassa. Si denuncia il calcio del dio denaro, la vacuità di personaggi del mondo dello spettacolo che speculano sul dolore umano.

Alcuni brani prendono come modello l’horror e il genere erotico, rappresentazioni che vengono banditi dal Super io, censore per eccellenza della personalità e che emergono nelle visioni oniriche delle pulsioni. I brani è come se fossero “rappati” da un alter ego, per via dei temi dissoluti trattati, che si sostituisce all’Io vigile dell’autore in un alternarsi di luci e ombre. Il giovane emergente conclude che è questa la potenza della musica, il potere di inviare messaggi che non sono verità assolute, ogni uomo deve diventare capace di rivivere ogni testo contestualizzandolo e modulandolo attraverso la propria esperienza personale.

Il suo augurio è che a Monreale si dia più spazio alla musica ed in particolare al rap, perché è importante che i giovani esprimano le proprie emozioni e le facciano arrivare ai coetanei esorcizzando le paure e le molte solitudini.

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