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Cultura

Riapre la Biblioteca comunale di Casa Professa. Visite guidate a gennaio

Restituite all’antico splendore e visitabili la Sala Amari, le due Sale lignee, le torri librarie e la Chiesa di San Michele Arcangelo

Pubblicato il 29 dicembre 2016

Biblioteca Casa Professa Biblioteca Casa Professa
Riapre la Biblioteca comunale di Casa Professa. Visite guidate a gennaio

Palermo, 29 dicembre – Si è svolta ieri la cerimonia di riapertura al pubblico della Biblioteca comunale, dopo un lungo periodo di chiusura dovuto ai lavori di restauro e adeguamento alla vigente normativa sulla sicurezza, curati dall’Ufficio Città storica sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza dei Beni Culturali di Palermo. Presenti all’inaugurazione il Sindaco, Leoluca Orlando, il Vicesindaco ed Assessore alla Città Storica, Emilio Arcuri, l’Assessore alla Cultura Andrea Cusumano e la Direttrice della Biblioteca comunale Eliana Calandra. In rappresentanza dell’Amministrazione presenti anche gli assessori Sergio Marino e Giuseppe Gini. Soddisfatta la Direttrice Calandra, che annuncia: “abbiamo pensato di riaprire con delle visite guidate per tutto il mese di gennaio perché abbiamo il piacere di mostrare alla città la biblioteca nella sua nuova veste. Da febbraio riprenderà, invece, regolarmente la consultazione”.

Restituite all’antico splendore e visitabili la Sala Amari, col deposito dei Preziosi e rari, che si apre sull’atrio interno della Biblioteca, con le sue secentesche librerie dipinte, riportate all’originario splendore da un accurato restauro, e le due  Sale lignee, le ottocentesche sale lettura storiche al primo piano, e impreziosite dagli arredi originari con scaffalature su due livelli con ballatoi percorribili ornati dalla straordinaria collezione di ritratti di Siciliani illustri denominata Famedio (Tempio della fama). Possibile visitare le torri librarie, parte del primo intervento, con la nuova sistemazione dei volumi. Ultime tappe del percorso, la Chiesa di San Michele Arcangelo, di impianto trecentesco, sottoposta a modifiche nel Cinquecento e dal 1870 sottratta al culto e usata (fino ad oggi) per custodire i depositi librari della Biblioteca comunale e l’attiguo complesso della Chiesa dei SS. Crispino e Crispiniano con i pertinenti spazi esterni e locali adiacenti, oggetto dei recenti lavori di ripristino che andrà ulteriormente ad arricchire le attività e l’offerta di questo importantissimo polo culturale della città nel contesto di Ballarò.

“La riapertura del complesso della Biblioteca Comunale di Casa Professa – afferma Orlando – è un segnale positivo che conferma l’impegno dell’Amministrazione nel percorso avviato di crescita culturale, attenzione al territorio e recupero dell’identità. Restituiamo alla città uno dei suoi gioielli più preziosi custodito nel cuore pulsante del centro storico. Un’occasione che tutti quanti dobbiamo cogliere per nutrire maggiore autostima nel sentirci  Palermitani , per il patrimonio che abbiamo e, soprattutto, per continuare in questa azione di recupero del nostro patrimonio storico, culturale e monumentale”.

La storia della Biblioteca Casa Professa La Biblioteca Comunale di Palermo fu fondata per volontà regia e su iniziativa del Senato di Palermo al fine di rendere il sapere accessibile a tutti grazie al fondamentale strumento di ricerca e di supporto all’istruzione ed allo studio costituito da una biblioteca pubblica. La cerimonia inaugurale ebbe luogo nell’aula senatoria del Palazzo Pretorio, l’attuale sala delle Lapidi, nel settembre 1760. La Biblioteca ebbe la sua prima sede in una stanzetta del Palazzo Pretorio, ma ben presto il gran numero di donazioni di manoscritti e stampati rese lo spazio insufficiente e fu necessario affittare alcuni locali del palazzo del duca di Castelluccio, fino a che l’espulsione dei Gesuiti, avvenuta nel 1767, rese disponibili le case della Compagnia e alla Biblioteca furono assegnati alcuni oratori di Casa Professa: la nuova sede fu inaugurata il 25 aprile 1775.

Il primo bibliotecario della Libreria del Senato fu Domenico Schiavo, ma il più noto è certamente Gioacchino Di Marzo  che vi operò dal 1857 alla sua morte, avvenuta nel 1916. L’appassionata cura del Di Marzo consentì la valorizzazione e l’incremento delle raccolte alle quali nel 1870, a seguito del regio decreto di soppressione degli ordini religiosi del 1866, si aggiunsero numerosi fondi monastici che furono sistemati nella chiesa di S. Michele Arcangelo, oggi parte integrante della Biblioteca. Il Di Marzo dotò la Biblioteca di cataloghi e di indici topografici e cronologici in grado di agevolare la conoscenza e la fruizione del vasto patrimonio documentario.

 

 

 

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