Monreale ha il suo albero di Natale, la Fragilità dell’uomo il tema dell’opera FOTO

La progettazione dell’albero è stata rivisitata e concepita come installazione artistica e come mezzo espressivo-comunicativo

Monreale, 14 dicembre – Monreale ha il suo albero di Natale, non un albero qualsiasi, non il classico abete ma un albero che ha dentro di sé un significato importante e profondo.

Anche quest’anno il Liceo Artistico Mario D’Aleo di Monreale è stato invitato dall’amministrazione comunale a progettare e realizzare l’allestimento dell’albero di Natale. Il tema dell’albero quest’anno diventa il pretesto per riflettere sulla simbologia del colore, della forma, dei materiali e della composizione.

Traendo ispirazione dai pensieri di Pascal, gli studenti hanno affrontato il tema della fragilità dell’uomo. Per l’occasione hanno indetto la settimana dello studente dando il via ad una serie di attività didattico-laboratoriali.

La progettazione dell’albero è stata rivisitata e concepita come installazione artistica e come mezzo espressivo-comunicativo. Gli studenti, con entusiasmo hanno elaborato il progetto facendo uso di materiali poveri e facilmente reperibili nel territorio, in particolar modo hanno focalizzato l’attenzione sull’impiego della canna, che diventa linea, taglio, tensione, soffermandosi sul significato simbolico che questa ha avuto nella storia.

Il messaggio del lavoro svolto dagli studenti del Liceo Artistico viene sintetizzato con quanto scritto da Salvatore Macaluso.

UN ALBERO DI CANNE PER CANTARE L‘UOMO
di Salvatore Macaluso

“L’uomo non è che una canna, la più fragile di tutta la natura; ma è una canna pensante. Non occorre che l’universo intero si armi per annientarlo: un vapore, una goccia d’acqua è sufficiente per ucciderlo. Ma quand’anche l’universo lo schiacciasse, l’uomo sarebbe pur sempre più nobile di chi lo uccide, dal momento che egli sa di morire e il vantaggio che l’universo ha su di lui; l’universo non sa nulla. Tutta la nostra dignità sta dunque nel pensiero. E’ in virtù di esso che dobbiamo elevarci, e non nello spazio e nella durata che non sapremmo riempire. Lavoriamo dunque a ben pensare: ecco il principio della morale”. (Pascal – Pensieri).

Qualcuno ha scritto che dopo i campi di concentramento e la Shoah, bisognerebbe tacere sull’uomo. L’Uomo è morto, in quei forni crematori e di esso non rimane traccia. Sarebbe facile e forse necessario, ma certamente non servirebbe. Le parole a volte non sono sufficienti ed allora le immagini diventano esplicative e chiare. Susciterà ancora polemiche, come sempre, questo lavoro realizzato dagli alunni del Liceo Artistico “Mario D’Aleo” di Monreale, all’interno della “settimana dello studente”, sotto la guida magistrale dei professori Alvich Giovanni, Messina Gaspare Renato, Urso Francesco, ma solo da quanti non sanno entusiasmarsi davanti ad un tramonto, davanti al mare e ad un paesaggio autunnale. Si interrogheranno sul senso e sul significato come se la vita fosse solo mangiare, bere e riprodursi. C’è una grandezza e una tragicità riassunte nelle righe di Pascal che sono state riprodotte egregiamente in quest’albero esposto.
Su uno scheletro, rivestito, come un corpo umano che è scheletro, carne e abiti, le canne rosso sangue, sintetizzano la nostra fragilità e la nostra miseria. Eppure esse si protendono verso il cielo come le braccia rinsecchite e scarne di quanti, chiusi nei lager dell’odio e della sopraffazione, hanno atteso dal Cielo un segno.

Siamo ancora canne, ci ricorda Pascal, e una semplice goccia d’acqua può ucciderci, ma siamo canne pensanti che nel pensiero e nella capacità di sognare, hanno la loro grandezza che non è nata con loro e non terminerà al loro scomparire al tempo, ma permarrà fino a quando qualcuno avrà la capacità di alzare gli occhi al cielo. Gli occhi della nostra fragilità e della nostra pochezza in confronto alle grandezze abissali dell’Universo. Ma occhi che hanno la capacità di scrutare l’insondabile e non fermarsi all’apparente.
Questo hanno fatto gli artisti, giovani come gli studenti e maturi come i docenti: invitarci ad alzare lo sguardo, consapevoli della nostra fragilità di canne, ma umilmente certi della grandezza del nostro pensiero.

Grazie ragazzi. Grazie docenti. Buon Natale 2016

 

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