Alla D.D. “P. Novelli” una sperimentazione coraggiosa per garantire l’inclusione

Quando l’autonomia organizzativa è funzionale al successo formativo

Monreale, 3 dicembre 2016 – L’insegnante di sostegno, secondo un retaggio duro a morire, è considerato, ancora oggi, troppo frequentemente, il docente ad personam per eccellenza, colui che viene catalogato, nell’immaginario collettivo, attraverso una sorta di identificazione ibrida a metà tra l’insegnante e il badante…in pratica quello che si sente spesso suggerire dal collega curriculare, con aria di superiore sufficienza: “Pensaci tu con lui”, quello che al massimo dà un contributo concreto alla vita dell’intero gruppo-classe, quando viene coinvolto in attività utili e propedeutiche al lavoro progettato dal collega, ad esempio il classico aiuto per ritagliare sagome di cartelloni didattici o per dare una mano, sempre rigorosamente subalterna, alla preparazione di recite et similia. L’insegnante di sostegno è per una buona percentuale di alunni, colleghi e genitori, il docente per la di-sabilità, la cui bis-abilità reale non viene quasi mai contemplata.

Una realtà decisamente triste e riduttiva, che riguarda ancora troppi insegnanti, in barba a quello che dovrebbe essere e rappresentare l’autentico principio di inclusione, ove in primis i docenti specializzati sono costretti a sclerotizzare il proprio lavoro in un’unica modalità. Il reale impegno scolastico mostra come spesso i docenti siano mummificati in un ruolo super statico: l’insegnante “su posto comune” e quello “solo sul sostegno”, con l’effetto di emarginare gli insegnanti specializzati, che vengono percepiti dagli studenti, in primis, ma anche dai colleghi, come unici assistenti personali, ai quali delegare la cura degli alunni disabili e solo in alcuni casi, ancora decisamente sporadici, come operatori di prossimità, esperti di integrazione. Questa prassi deleteria viene ulteriormente supportata dal fatto che gli insegnanti di sostegno sono mediamente più giovani e mediamente assai più precari, rispetto ai colleghi curriculari.

Oltretutto, considerata l’ovvia constatazione del fatto che per insegnare su sostegno occorra un titolo ulteriore, ben si comprende come il docente di sostegno abbia spesso una marcia in piú, spendibile nella didattica quotidiana, non solo per l’alunno disabile, ma per tutti gli alunni senza distinzione. Ma nella realtà ramificata in tante istituzioni scolastiche, i vari pregiudizi legati alla scissione netta dei due ruoli possono produrre modalità obsolete, tese a penalizzare i docenti di sostegno, scelte che producono disagio e, conseguentemente, possono diventare prodromo di demotivazione e concausa di possibile servizio scadente.

La D.D. “P. Novelli”, attenta a garantire modalità inclusive, ha avviato una precisa Scelta di Campo, dando concreta vita ad una proposta “pensata” dagli insegnanti di sostegno, accolta favorevolmente, approvata con delibera del Collegio dei Docenti e valorizzata dal Dirigente Scolastico Dott.ssa Chiara Di Prima, notoriamente apprezzata esperta e studiosa di didattica, nonché di modalità pedagogiche inclusive: la Cattedra Mista.

Tale sperimentazione introduce una prassi decisamente nuova e particolarmente efficace: ogni docente di sostegno cura l’insegnamento di una disciplina curriculare, secondo un approccio didattico spesso innovativo, concettuale e facilitato che diventa una reale risorsa per l’intero gruppo classe. Oltretutto l’utenza ha modo di godere di un proficuo radicamento degli insegnanti specializzati, consentendo una variazione estremamente motivante delle mansioni degli insegnanti stessi, recuperando risorse preparate sul tema e riconoscendo all’approccio didattico, che tiene conto della valorizzazione delle specificità di ciascuno, la dignità di prassi quotidiana…un approccio poliedrico e innovativo, dunque, che tenda realmente a non escludere nessuno dai processi educativi e dal successo formativo.

La Nostra Scuola, la storica “Novelli”, ha voluto accogliere una coraggiosa e pioneristica sfida: ha voluto destrutturare uno status quo, intendendo dimostrare “sul campo” come le idee possano diventare strutture autentiche, da sperimentare giorno per giorno, generando quel benessere profondamente umano che si traduce in accoglienza, cura, amore per la Conoscenza e per la Persona…in quella tanto auspicata Inclusione Scolastica, che possa costituire la pista prioritaria ove decollare verso luoghi della vita, che a molti, ancora troppi individui, restano costantemente e irreversibilmente preclusi, costituendo muri invalicabili che ingabbiano talenti, soffocano possibilità, frantumando persino la semplice speranza di un mondo più equo e giusto, un mondo dove “la razza umana” intrecci tutte le sue innumerevoli caratteristiche in una trama comune, quella della Normale Specialità.

L’obiettivo principale della scuola è quello di creare uomini che sono capaci di fare cose nuove, e non semplicemente ripetere quello che altre generazioni hanno fatto.
Jean Piaget

2 Commenti
  1. Maria Grazia Scognamiglio scrive

    La cattedra mista é una pratica che si può realizzare alla primaria solo se entrambi i docenti hanno il titolo di specializzazione di sostegno . Se al docente di sostegno viene affidato un ambito disciplinare nella classe dove segue il bambino disabile, in quell’ ora é l’ altro docente (con specializzazione ) ad occuparsi del bambino. In fondo l’ inclusione e l’ interscambiabilitá si realizza più per i docenti , che non per il bambino disabile , per il quale non cambia nulla. Credo inoltre che già da tempo , chi vuole veramente lavorare per l’inclusione in classe , sa come valorizzare tutte le risorse presenti: docenti di sostegno, assistenti ecc.

  2. Maria GraziaScognamiglio scrive

    Comunque , da docente , non riconosco assolutamente la scuola di oggi , così come è descritta nella prima parte di questo articolo.

Commenta la notizia

L'indirizzo email non verrà pubblicato.