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Referendum. Prof. La Porta: venti motivi per votare NO

Per la validità di questo referendum non è previsto quorum trattandosi di referendum confermativo in materia costituzionale. Pertanto è valido anche se non vota il 50% più uno degli aventi diritto

Pubblicato il 28 novembre 2016

Referendum. Prof. La Porta: venti motivi per votare NO

Monreale, 28 novembre 2016 – Dopo le ragioni del Sì del Comitato per il Sì – Sicilia Futura Monreale, elenchiamo le ragioni per il no, del Prof. Domenico La Porta (Comitato per il no, Monreale).

1) Niente grandi risparmi, solo 50 milioni annui a fronte di spese militari per 60 milioni al giorno. Si poteva risparmiare di più, dimezzando sia la Camera-315 deputati anzicchè 630-sia il Senato-160 senatori anzicchè 320-totale 475 parlamentari contro i 730 (630+ 100) previsti dalla riforma, o anche 400+200.Totale 600 parlamentari.

2) La Camera dei deputati rimane intatta nel numero dei componenti, nei compensi nei privilegi di ogni tipo dei suoi membri. Rimangono, anche se ridimensionate, le spese di gestione del Senato, relative al personale e ai servizi vari.

3) I senatori a vita in carica al momento dell’entrata in vigore della riforma restano a vita e con tutti i compensi e le prerogative di cui godono adesso. Solo per il futuro i cinque senatori di nomina presidenziale resteranno in carica per sette anni senza compensi e senza avere diritto ad un minimo di rimborso spese e non saranno riconfermabili, anche se godranno dell’immunità parlamentare come tutti gli altri membri del nuovo Senato.

4) Inoltre resteranno senatori di diritto e a vita, anche per il futuro, gli ex presidenti della Repubblica, con i compensi e le prerogative di cui godono attualmente.

5) I nuovi senatori manterranno l’immunità parlamentare.

6) I senatori, oltre gli ex presidenti della Repubblica, saranno 100, di cui 5 nominati dal Presidente della Repubblica e 95 eletti dai consigli regionali. Di questi 95, ventuno saranno sindaci, uno per regione, e 74 consiglieri regionali. Non si vede come sindaci e consiglieri regionali avranno il tempo di dedicarsi anche ai compiti che spettano ai senatori.

7) Si riducono gli spazi di partecipazione democratica. Infatti i cittadini non eleggeranno più i senatori; questo fatto, unito all’abolizione, prevista dalla riforma, di un ente elettivo quale la provincia e unito all’elevazione da 50.000 a 150.000 del numero di firme richiesto per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare, toglie ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti e rende più difficoltosa la partecipazione al processo di formazione delle leggi.

8) Prevedendo le modalità di elezione del Presidente della Repubblica da parte del Parlamento, elimina di fatto la possibilità, in un futuro di breve e medio termine, che si possa addivenire all’elezione diretta e popolare del Capo dello Stato, senza che su questo punto importante e delicato ci sia stato un adeguato dibattito nel Parlamento e nel Paese.

9) Stabilendo che dalla settima votazione in poi il quorum dei 3/5 si calcola non più sui componenti dell’assemblea, ma sul numero dei votanti, si facilita l’elezione del Capo dello Stato, che rappresenta l’unità nazionale da parte di una minoranza di parlamentari, che a loro volta rappresentano una minoranza dei cittadini italiani.

10) La previsione che, a richiesta del Governo, i disegni di legge da questo presentato, previa approvazione della Camera entro cinque giorni dalla richiesta, siano esaminati e votati entro 70 giorni, riduce lo spazio di organizzazione autonomo dei propri lavori da parte del Parlamento.

11) Tenendo conto che con l’attuale legge elettorale, l’Italicum, in ogni circoscrizione, peraltro tutte di piccole dimensioni, vengono prima eletti i capilista bloccati scelti dai segretari di partito, si rischia di consegnare tutto il potere ad una sola persona, senza che il nuovo assetto costituzionale preveda i giusti contrappesi. Non può certo rassicurare il progetto di una nuova legge elettorale presentato da una commissione interna del PD. Non basta un foglietto fumoso: se il PD volesse cambiare realmente l’italicum avrebbe una solida maggioranza per farlo.

12) Decisioni importantissime in materie delicatissime, vengono riservate alla sola Camera dei deputati, senza che possa esserci un ripensamento al Senato. E’ la sola Camera che dichiara lo stato di guerra e decide in materia di bioetica.

13) Prevedendo un numero minimo di due senatori per ogni regione, le regioni più popolate sono penalizzate avendo, per lo stesso numero di abitanti, meno rappresentanti di quelle meno popolate.

14) La riforma costituzionale è scritta in maniera poco comprensibile per l’italiano medio, a differenza della Costituzione vigente.

15) La riforma costituzionale è stata approvata da un Parlamento eletto con una legge elettorale, il cosiddetto “Porcellum”, ritenuta illegittima dalla Corte Costituzionale con una sentenza del 2014.

16) La riforma costituzionale è stata approvata con il voto determinante di almeno due formazioni politiche costituite da parlamentari eletti in partiti che hanno votato contro, nonché di singoli parlamentari usciti da partiti contrari alla riforma. E’ il caso del Nuovo Centro Destra, dei Verdiniani e di parlamentari fuoriusciti singolarmente dal Movimento 5 Stelle e da sinistra italiana.

17) I tagli dei compensi dei consiglieri regionali, tagli in base ai quali detti compensi non devono superare quelli del sindaco del comune capoluogo, non si applicano almeno, per il momento, ai consiglieri delle regioni a statuto speciale, Sicilia, Sardegna, Friuli-Venezia-Giulia, Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige, creando una grave disparità tra regione e regione.

18) Durante il dibattito parlamentare sulla riforma costituzionale si sono verificati episodi inquietanti, come la sostituzione dei commissari del P.D. nella Commissione Affari Costituzionali dubbiosi con altri allineati con la segreteria, l’uso di strumenti di tecnica parlamentare come la “ghigliottina” e il cosiddetto “supercanguro” per strozzare il dibattito, l’insistenza da parte del premier sul concetto che, in caso di mancata approvazione da parte del Parlamento della riforma Renzi-Boschi, la legislatura sarebbe finita.

19) Lo spazio concesso in Rai prima dell’entrata in vigore della “par condicio” agli interventi a favore del si, comprendendo anche quelli del premier, è stato generalmente maggiore di quello concesso agli interventi a favore del no, facendo intravedere una inquietante deriva autoritaria in caso di vittoria del si.

20) Gli atteggiamenti apparentemente più disponibili del premier, ad esempio su una eventuale modifica dell’Italicum e sul dialogo con i sindacati, sono dovuti da una parte all’avvicinarsi del Referendum, sul cui esito non è per nulla sicuro malgrado il suo ostentato ottimismo, e dall’altro al suo indebolimento in seguito al disastroso risultato per il P.D. delle elezioni amministrative dello scorso giugno. Se vincerà il NO, il premier sarà ancora più debole e pertanto, anche se non si dimetterà, non potrà più assumere gli atteggiamenti arroganti e da uomo solo al comando che aveva assunto in passato.

N.B. Per la validità di questo referendum non è previsto quorum trattandosi di referendum confermativo in materia costituzionale. Pertanto è valido anche se non vota il 50% più uno degli aventi diritto e quale che sia il numero dei votanti. Quindi per bloccare questa pericolosa riforma, è necessario andare a votare e votare NO.

Comitato per il No di Monreale, Domenico La Porta 

 

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