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ARTEria

Ho messo in “rete”, al volo, un ottimo assist del leader di “Orgoglio Siciliano”

Artisti usati per dare aroma al fumo, tra i quali Fantuzzi, incauto pittore di sesso maschile

Pubblicato il 19 giugno 2016

Ho messo in “rete”, al volo, un ottimo assist del leader di “Orgoglio Siciliano”

È trascorso ormai un bel po’ di tempo da quando ho avviato questa rubrica e posso affermare, con moltissima modestia, che, tutto sommato, non è per niente difficile. Mi riferisco esclusivamente ai pretesti da prendere in considerazione e intorno ai quali mettersi a scrivere. Il primo giorno della settimana ci si riposa e ci si limita a riflettere su quanto si è pubblicato il giorno prima, valutandone gli effetti grazie ai “like”, ai commenti in rete, o a quelli raccolti per strada e per telefono. Il secondo giorno si inizia a pensare su quale argomento si scriverà, ma si conclude che “… tanto c’è tempo”. Il terzo giorno si comincia a percepire che la domenica è abbastanza vicina e che bisogna affrettarsi a decidere. Il giovedì, al massimo, si è costretti a darsi un tema. Per fortuna l’imbeccata arriva, puntualmente, dai notiziari locali: allora si accenna un sorriso e ci si mette all’opera.

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Circa un mese fa, ironizzando sull’esagerato clamore con cui era stata diffusa la notizia dell’avvenuta collocazione della pensilina in via D’Acquisto, ho pubblicato su Facebook un fotomontaggio in cui la banale notizia veniva fittiziamente ripresa, in prima pagina, da alcune delle maggiori testate internazionali. Tra i commenti divertiti c’era quello dell’avv. Salvino Caputo – “Grande Sergio!! Sono ridicoli”. La mia tempestiva risposta è stata: “E tu un c’abbagnari u pani…!!! Ce ne saranno anche per te!!! Ah… Ah…!”. Ed eccoci qua. Questa settimana, la prima degli “Europei”, infatti, l’imbeccata, lo stimolante assist (come scriverebbe un cronista di calcio) mi è arrivato proprio dal carissimo Salvino Caputo, ex sindaco, vicesindaco, assessore e tanto altro ancora, che ha inviato ai quotidiani locali una sorta di “circolare”, per denunciare le gravi inadempienze degli attuali amministratori in materia di turismo. Schierandosi dalla parte della verità, ha esordito affermando che a Monreale non c’è un ufficio per l’accoglienza dei turisti. Ha perfettamente ragione. L’ufficio era in piazza, ma ha dovuto cedere il sito all’ufficio protocollo, costretto a scappare dall’ammezzato umido e vistosamente crepato. Riposizionato negli spazi della galleria civica, presso l’antivilla comunale, risultava difficilmente rintracciabile. “Posizioneremo dei totem con l’opportuna segnaletica in alcuni punti strategici”, è stato detto a me personalmente mesi or sono! Sarà per colpa delle poste che, fraintendendo, avranno recapitato l’ordine a una qualche tribù di nativi americani, probabilmente ancora impegnati a scolpirli. Il ritardo nella consegna e la conseguente difficoltà di informare sulla posizione dell’ufficio informazioni ha fatto maturare la radicale e definitiva decisione di sopprimerlo.

Poi l’accusa dell’ex sindaco si fa più circostanziata infilandosi, però, in un campo minato. Riferendosi al nostro museo cittadino ha sostenuto:“A cosa serve fregiarsi del riconoscimento Unesco quando il nostro museo cittadino registra incassi da piccolo cinema di periferia,”…, pur costando alle casse pubbliche quasi quanto la Galleria degli Uffizi…, aggiungo io!  Poi, finalmente, il prezioso assist:  atteso che lo abbiamo deprezzato e squalificato (il nostro museo,  n.d.r.) con mostre artistiche certamente importanti ma non adeguate dal punto di vista del prestigio artistico al Complesso Monumentale. È come fare esporre al Louvre di Parigi la mostra di uno sconosciuto pittore o disegnatore. Diamo la peggiore immagine di Monreale”.  La ferma condanna di un deprecabile sistema che, però, ha inventato lui. I suoi successori lo hanno semplicemente reso perpetuo. Ma, andiamo per gradi e cerchiamo di capire, insieme, come realmente stanno le cose.

Anno 2002 – La donazione “Nocera” e l’invito a donare. L’amico Franco Nocera, all’epoca docente presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo, nel ruolo di artista riconosciuto, decideva di donare alla Galleria Civica un corposo numero di sue opere (poco meno di un centinaio) e, nel ruolo di assessore alla cultura della giunta Caputo (che caldeggiava il nobile intento), decideva di accogliere la citata donazione. Va anche detto che, contemporaneamente, il Sindaco e l’Assessore diffondevano inviti, in tutte le direzioni, affinché altri artisti emulassero il nobile gesto, donando anch’essi un’opera (una soltanto) al museo cittadino.

L’invito, rifiutato da Sergio Mammina nel 2002, a donare un’opera, destinata a fare da “cornice” ai dipinti del maestro Franco Nocera

L’invito, rifiutato da Sergio Mammina nel 2002, a donare un’opera, destinata a fare da “cornice” ai dipinti del maestro Franco Nocera

L’invito, probabilmente frainteso, fu rifiutato dai più (me compreso) nella convinzione che si sarebbe trattato soltanto di avallare l’unidirezionale “beatificazione”: un esercito di topolini disposti attorno all’elefante a dimostrazione che il pachiderma era proprio “grande”. Una scelta quantitativamente ingombrante, in gran parte pedantemente ripetitiva, per rappresentare un solo artista all’interno un museo che ha, anche, precisi limiti volumetrici. Il museo di in un luogo, Monreale, che non ha lesinato, oggi come nel passato, presenze significative nel mondo dell’arte, insufficientemente o per niente testimoniate sulle sue pareti. Va detto, per onor del vero, che Franco Nocera, in occasione di uno degli incontri con gli attuali assessori co-competenti, ha dichiarato totale disponibilità a ridurre il numero delle sue opere a condizione che, come richiesto da tutti i presenti, fosse avviata, contestualmente, una necessaria opera di “bonifica”, mirata a staccare dalle pareti decine di opere indegne, che nulla hanno a che fare con la Donazione Posabella e, quasi sempre, neanche con l’arte. L’offerta non è stata accolta e se le cose continuano a girare nel modo più inopportuno, quindi, la colpa non è né di Franco Nocera, né della giunta di cui ha fatto parte.

Il catalogo “Monreale, una raccolta d’arte contemporanea italiana”, nel quale i grandi Maestri sono stati usati per profumare il nulla

Il catalogo “Monreale, una raccolta d’arte contemporanea italiana”, nel quale i grandi Maestri sono stati usati per profumare il nulla

Anno 2010 – “Monreale, una raccolta d’arte contemporanea italiana” – il volume mercenario e millantatore. Pubblico la foto in cui, sullo sfondo della copertina, è riprodotto il libro stesso affiancato da una sigaretta, cui è affidata la funzione di far apprezzare il volume del volume e suggerirne il contenuto: tantissimo fumo…! Un libro che, già dalla copertina, mente, facendo riferimento a “Una raccolta…” che non esiste. Una sequenza di 768 pagine che, tra l’altro, raccolgono le riproduzioni di centinaia di opere i cui autori hanno pagato profumatamente per apparire tra le opere di taluni grandi maestri, cioè gli ospiti permanenti della Galleria Sciortino. Le fotografie di circa ottanta opere donate da Eleonara Posabella, intercalate furbescamente tra centinaia di opere create dalla balbuzie dilettantesca di sedicenti artisti (tranne pochissimi malcapitati), disposti ad acquistare illusoria fama, garantendo in tal modo il successo commerciale (non illusorio) degli abili organizzatori. Un evento pensato per profumare il nulla; come aver messo sulla brace corpose bistecche alla fiorentina soltanto per impregnare con il loro accattivante aroma l’inutile fumo, per poi lasciarle incenerire sulla griglia rovente. Un’operazione condotta nell’esclusivo interesse dell’azienda privata, curatrice dell’evento e della pubblicazione, nelle cui prime pagine è possibile, tra l’altro, leggere: “[…] Oggi la galleria è diventata un vero e proprio polo di attrazione turistica e un centro culturale polivalente perché oltre alle opere dei due anzidetti personaggi (Eleonora Posabella e Giuseppe Sciortino, n.d.r.) che in passato infiammarono i salotti culturali di Roma offre ai visitatori un’altra raccolta di oli, ceramiche, disegni, del noto pittore monrealese, Prof. Franco Nocera e di tanti altri artisti contemporanei che in seguito alla realizzazione di mostre temporanee, hanno voluto lasciare un segno tangibile della loro attività artistica donando un proprio manufatto. La rassegna organizzata dal Centro Diffusione Arte e la pubblicazione del presente catalogo ne sono una viva testimonianza.”. Firmato l’Assessore alla Cultura On. Avv. Salvino Caputo.

Riferendosi esattamente alle stesse cose, qualche giorno fa, l’ex sindaco e assessore ha invece scritto:con mostre artistiche certamente importanti (per gli ospiti paganti? n.d.r.) ma non adeguate dal punto di vista del prestigio artistico…” – e ancora – “… È come fare esporre al Louvre di Parigi la mostra di uno sconosciuto pittore o disegnatore. Diamo la peggiore immagine di Monreale…”. È ancora peggio, carissimo Salvino… ; è come se alla Scala di Milano su iniziativa di privati, tre o quattro volte all’anno, si organizzassero tornate di karaoke per dilettanti neomelodici disposti a pagare cinquecento euro per ciascuna esibizione! Di questo diffamante sistema, che, in forme e frequenze ancor più gravi  tutt’ora imperversa, carissimo Salvino, puoi legittimamente rivendicare la paternità; non sarò io a smentirti! Chi è arrivato dopo si è semplicemente limitato a peggiorare le cose.

A sostegno delle mie tesi è già intervenuto l’attuale Sindaco che, per ribaltare le accuse, ha dichiarato: “Le critiche di Caputo? Un vecchio adagio dice che l’assassino torna sempre sul luogo del delitto…”. Continuato ed aggravato? Assodato che il “delitto” sussiste, faccio un passo indietro per consentire che il dibattimento prosegua tra loro avvocati. Così funzionano le cose quando si attinge da Internet: si ricevono gli assist e li si manda in “rete”.

Nel corso della breve conversazione sulla chat, nella quale ipotizzavo che sarebbe arrivato anche il suo turno, le ultime parole di Salvino Caputo sono state: “Con piacere…!”. Spero che sia veramente così e aspetto con curiosità di leggere il suo commento.

Tra gli artisti selezionati attingendo alla collezione Posabella, per profumare il fumo contenuto dal catalogo prima osannato e oggi rinnegato dall’ex assessore, c’è anche ELIANO FANTUZZI. Scelta non del tutto opportuna se si ha memoria di cosa gli accadde all’artista e che ancor oggi è possibile leggere sul sito internet finanzaonline.com: “Tra le operazioni più clamorose degli anni ’70 e ’80, citiamo l’arresto del noto pittore Eliano Fantuzzi, da parte dell’allora PM Giorgio Santacroce (oggi Primo Presidente della Corte di Cassazione ndr.) il quale, nell’ambito di una vasta indagine dei Carabinieri di Roma-Trastevere sui falsi dello stesso pittore, con il sequestro iniziale di centinaia di tele false detenute da un rappresentante di…medicinali con successivo recupero di altre migliaia di opere contraffatte in tutta Italia, nel corso di ricognizione su presunte tele a lui attribuite, aveva riconosciuto per autentica un’opera invece dallo stesso pittore ritenuta “chiaramente, senza ombra di dubbio falsa”, in sede di precedente esame, alcuni giorni prima, alla presenza dello stesso PM. C’è da dire che Fantuzzi, all’epoca, era ben noto , oltre per la sua bravura, anche per la triste fama di autenticare, per avidità di denaro, tele non da lui dipinte!”. Una brutta storia che avrebbe suggerito l’opportunità di lasciare più nell’ombra il pittore che aveva fatto irruzione nel mercato dell’arte a gamba tesa, … molto tesa! Ed è per disinnescare la brutta storia, ritengo, che in un altro catalogo edito dal museo civico (quello ideato e organizzato da R. M. con le foto usurpate da G. M. nel 2012) all’artista è stato cambiato il sesso, identificandolo come Eliana Fantuzzi!

Dopo quello che ho trascritto è opportuno affermare, immediatamente, che l’opera di Fantuzzi donata a Monreale da Eleonara Posabella è certamente autentica… Mai e poi mai un’opera non tale sarebbe riuscita a superare i filtri sensibili di un grande conoscitore come Giuseppe Sciortino. Il dipinto, dal titolo “Donna al bar”, olio su tela, cm 50×70, rappresenta l’artista in modo inequivocabile. Riconoscibile per la singolare abilità nel riprodurre atmosfere notturne illuminate da fonti artificiali, quali le luci emanate dalle vetrine, dalle insegne o dai fari di un’automobile in transito. Ed è ancora la controluce che fa emergere le figure poste in primo piano, come, nel nostro caso, la ragazza seduta al tavolino di un bar o la silouette dell’uomo al volante, protagonisti di una narrazione che ciascun osservatore è autorizzato ad inventarsi: forse la malinconica riflessione sull’opportunità di concludere un amore vero, ma impossibile! Una relazione finita nel rosso… delle rose trattenute dalla protagonista. Uno scampato femminicidio, forse!

Eliano Fantuzzi, “Donna al bar”, olio su tela, cm 50×70

Come ogni domenica, prima di congedarmi, affido a Wikipedia (anch’essa non molto generosa nei confronti dell’artista) l’incarico di fornire qualche notizia in più su chi ha dipinto la tela che oggi ho scelto di proporre.

 

Eliano Fantuzzi (Modena, 1909 – Verona, 1987) è stato un pittore italiano.

Trasferitosi con la famiglia a Verona, scopre sin da piccolo la sua passione per la pittura. Frequenta il liceo artistico e poi l’accademia d’arte Cignaroli. Il suo primo lavoro, introvabile, rappresenta Gaio Muzio Scevola che si brucia la mano. Sognando l’impressionismo francese, si trasferisce a Parigi nel 1924, quando oramai già prendeva piede in Europa l’espressionismo. In città svolge piccoli lavori per vivere, riuscendo a organizzare mostre per esporre i suoi lavori, grazie alle quali attraversa periodi di discreta fortuna. Nel 1939 si arruola nell’esercito francese e nel 1943 rientra in Italia. Nel 1947 è inviato alla V Quadriennale d’Arte di Roma. Nel 1948 viene chiamato dall’emiro Ibim Saud a decorare la reggia saudita di Taif. Vive nella dimora dell’emiro sino al 1952, affrescando il salone dei ricevimenti. Tornato a Roma, è invitato alla VI Quadriennale di Roma e alla XXVI Biennale di Venezia. Nel 1953 vince un premio acquisto alla prima edizione del Premio Spoleto. Il suo stile pittorico, immediatamente riconoscibile, gioca sulle forme, le luci e l’uso del colore. Fantuzzi, insieme a Giorgio De Chirico, risulta essere tra gli artisti più copiati nell’Italia di sempre.

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