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Undici milioni per l’ICS Guglielmo “innovativo”: l’ennesimo progetto faraonico

Le illusioni si sovrappongono, per poi spegnersi, come le candele di Fiorenzo Tomea

Pubblicato il 12 giugno 2016

Undici milioni per l’ICS Guglielmo “innovativo”: l’ennesimo progetto faraonico

Complimenti, complimenti di vero cuore… questa volta! Figurarsi se uno che ha trascorso quasi quarant’anni in cattedra, o, per la verità, davanti ad essa e a girare tra i banchi, non possa che entusiasmarsi nel venire a conoscenza dell’eclatante intento.

Il Guglielmo, i cui banchi (allora dotati di calamaio per intingere le asticciole) mi accolsero durante la frequenza delle medie, assurto a “nastro di partenza” del mega progetto “#ScuoleInnovative” promosso dal MIUR. C’è poco da scherzare, questa volta! Il sottosegretario Davide Faraone è stato lapidario: “Monreale, entro tre anni, avrà il nuovo edificio… lo avrà prima dello scadere del mandato affidato dai cittadini al sindaco Capizzi!”.

Affermazioni esternate in un’aula consiliare stracolma di alte personalità: assessori regionali e comunali, sindaci in gran numero, autorità militari, dirigenti scolastici, docenti (innovativi e non) e, soprattutto, tanti giovanissimi studenti, che alle parole degli autorevoli adulti hanno creduto ciecamente. Quando si assumono impegni in simili contesti, ci si guarda bene dal farsi smentire dagli eventi successivi…! Per queste fondate ragioni, anch’io non riesco a contenere l’inconsueto entusiasmo, anche attraverso un’impennata della mia fantasia, subito resa visibile, anche per chi legge.

Già lo vedo l’avveniristico edificio…, strutturato a mo’ di “piramide”, come a farmelo apposta da solo, per smentire le precedenti illazioni, da me stesso formulate, in riferimento al manufatto da lungo tempo collocato in piazza. La “piramide”, camuffata da prisma per sviare gli scettici, altro non è che un approssimativo modello della sede dell’Istituto che verrà! Ho anche capito, finalmente, che i viaggi ad Abu Dhabi e nei Paesi Arabi, furbescamente ufficializzati quali occasioni per collaudare l’inno cittadino, puntavano, invece, alla individuazione di modelli architettonici ricchi di storia e il più possibile all’avanguardia. Le facciate, triangolari e di memoria egizia, integralmente rivestite da moduli fotovoltaici, destinati ad assicurare la più assoluta autonomia in ambito energetico. E poi tanto verde, per garantire agli utenti la più sana ossigenazione, ma posto, anche, quale argine per l’impatto ambientale, già quasi azzerato dagli operosi pannelli che, specchiando l’azzurro cielo, rendono invisibile la struttura necessariamente ingombrante. Poetico il dettaglio, recuperato dalla tradizione locale, della finestra posta sull’acuminata sommità, con le persiane spalancate per captare il profumo di zagara, instancabilmente prodotto dagli agrumeti, visibili sullo sfondo, e subito irradiato in tutte le aule e negli uffici. La lunga passerella, ad esclusivo uso pedonale, lungo la quale sostano maturi studenti, la cui presenza induce a verosimili interrogativi: si tratta di ex fanciulli ancora in attesa che l’edificio fosse completato per poter frequentare le medie, oppure di liceali, tornati presso il loro ex istituto per dare sfogo alla straripante nostalgia? Brillante intuizione quella dell’intestazione volante ed ecocompatibile: un pannello elettronico, a leed, trasportato all’ingresso (soltanto al bisogno) da piccoli droni, pronti a lasciare il cielo subito dopo l’ingresso mattutino degli alunni.  Gli stessi strumenti aerei, grazie alle videocamere in dotazione e sintonizzate con gli smart phone dei genitori, saranno capaci di leggere, sui volti degli studenti, l’eventuale intenzione di marinare le lezioni e lanceranno tempestivamente l’allerta! Certamente dovuta, infine, la collocazione ai lati del varco d’accesso, delle due opere d’arte, destinate a rappresentare, nei secoli, le significazioni sottintese: il DAVIDE (nella versione di Gian Lorenzo Bernini) che sfida il FARAONE (riprodotto presso il Museo Egizio di Torino, per sostituire il più attinente Golia; ma soltanto, credo, per evitare di promuovere, gratuitamente, le omonime pastiglie alla liquirizia). Da una parte il piccolo e minaccioso eroe, che personifica la forte esuberanza e la volontà determinata dei teneri studenti nel volere frequentare ad ogni costo la scuola pubblica. Dall’altro lato l’impassibile sovrano dell’antico Egitto, estromesso dalla piramide, posto a significare l’opulenta arroganza della scuola privata, troppo spesso impinguata con generosità dalle casse statali. Qualora, com’è probabile, l’Istituto dovesse ospitare seggi elettorali per le “nazionali”, le statue saranno occultate con appositi involucri, già predisposti, simili a quelli utilizzati, nel gennaio di quest’anno, presso i Musei Capitolini in occasione della visita a Roma del Presidente iraniano, Hassan Rohani. Inutile eccesso di cautela, finalizzato a mascherare, all’occhio critico di qualche malizioso, l’involontario riferimento ad un potenziale futuro candidato, che fra l’altro, non avrà neanche bisogno di candidarsi, visto che i parlamentari, a breve, saranno tutti democraticamente “nominati”.

Soltanto un’impennata, l’ennesima, del mio fertile immaginario. Tutto qui! La mia entusiastica speranza è intatta. Anch’io voglio l’edificio innovativo. Non è consequenziale, però, che anche le attività che in esso si svolgeranno, saranno tutte generate da omologhe intenzioni e di pari livello. Gli insegnanti “innovativi” ci sono sempre stati; c’erano già nel 1923 e, per esserlo, si opponevano alla riforma pensata, nello stesso anno, da Giovanni Gentile e Giuseppe Lombardo Radice. I docenti, per innovare, hanno continuato ad opporsi, quasi sempre, alle superficiali intuizioni romane, alle “innovazioni” troppo spesso consistenti nel ridare vernice fresca alla facciata! È necessario costruire subito istituti che non cadano in testa a studenti e professori, sono assolutamente d’accordo, ma non solo per pochi fortunati. Le super dotazioni informatiche sono ormai irrinunciabili; ma lo sono anche gli investimenti da destinare alla formazione e al costante aggiornamento di quella parte del corpo docente fortemente motivata di suo.  Andrebbe anche finanziata la realizzazione di un software, capace di intercettare ed escludere, per esempio, coloro i quali, una volta ottenuta la cattedra (la meno distante e precaria possibile), si impegnano, nel modo più efficace, per godere, subdolamente e smodatamente, dei “privilegi” messi a loro disposizione dalla parte più ingenua della legge 104…, a costo di amputare le gambe ad entrambi i genitori e far marcire, nella più assoluta ignoranza, i malcapitati studenti.

Sull’esito del progetto, già assegnato dal MIUR all’istituto cittadino, mi sono dichiarato ottimista sin dall’inizio, e lo sarò fino in fondo, … tanto, tre anni passano in fretta!  Mi sarà concesso, tuttavia, porre alcuni interrogativi, legittimi e pertinenti.

 

Che fine ha fatto il “Parco della cultura? Sarebbe dovuto nascere dall’esito del Concorso Internazionale di Idee per la “Realizzazione di un parco della cultura nel sistema storico ambientale del Duomo”, il cui bando è scaduto14 ottobre 2008, per affrontare non solo il tema della riqualificazione di un’area, attualmente in stato di degrado, posta ai margini della città storica, bensì quello più complessivo della accessibilità, fruibilità e valorizzazione del sistema monumentale ed ambientale del Duomo e delle sue pendici. Al vincitore, oltre al rimborso spettante per la fase di pre-qualifica pari a € 5.000,00, il bando prometteva un premio di € 15.000,00 al lordo di oneri di legge e di IVA se dovuti, fino all’ammontare complessivo di € 20.000,00. Ai restanti concorrenti ammessi, il bando prometteva il riconoscimento di un rimborso spese lordo omnicomprensivo di € 5.000,00. Ebbene, nel Febbraio 2010 è stato comunicato l’esito del concorso: vittoria ex aequo tra NEOSTUDIO (Genova) ed il team dell’arch. Francesco Taormina (Palermo). Ex aequo anche per il titolo di secondo classificato, attribuito a ben cinque team, rispettivamente guidati dagli architetti Sergio Falbo (Alcamo, Tp); Adriana Sarro (Palermo); Lian Pellicanò (Prato); Federico Bargone (Foligno); Guglielmo Acciaro (Palermo). Suppongo che a tutti siano stati consegnate le somme dovute, per un importo complessivo non irrisorio e, in ogni caso, prelevato dalle tasche dei contribuenti. È legittimo chiedersi che fine ha fatto, perché, nella stessa area (in parte di essa) in cui era prevista la realizzazione del Parco della Cultura dovrà essere realizzato, entro tre anni, il nuovo Istituto innovativo.

(Ampia documentazione sul sito internet divisare.com)

 

Che fine ha fatto il “Museo narrativo interattivo? Già nel 2012 l’informazione locale così ne dava notizia: “Impegnati nell’allestimento – a cura di Itinera Lab – un folto gruppo di qualificati professionisti: gli architetti Giovanni Nuzzo e Giuseppe Di Benedetto, gli ingegneri Pietro Faraone e Giovanni Pecorella, lo Studio associato Di Cristina, l’architetto Iole Gini. A supporto del progetto, la consulenza specialistica per gli aspetti multimediali e videoinstallazioni di Studio Azzurro s.r.l. di Milano, per gli aspetti di Museologia e Museografia Pietro Corrao, Serena Falletta, Giovanni Travagliato e Vincenzo Venezia di Palermo”.  E ancora: “In pochi minuti e attraverso un percorso avvincente il visitatore scoprirà la storia di Monreale. I lavori di allestimento dovrebbero concludersi entro il 2012”.

(Ampia documentazione sul sito internet divisare.com)

 

Il manifesto che prometteva, nel 2015, la realizzazione ad Aquino dell’impianto sportivo da intestare al V. Brigadiere Domenico Intravaia, martire della pace!

Il manifesto che prometteva, nel 2015, la realizzazione ad Aquino dell’impianto sportivo da intestare
al V. Brigadiere Domenico Intravaia, martire della pace!

Che fine ha fatto lImpianto sportivo da intitolare alla memoria del V. Brigadiere dei Carabinieri, Domenico Intravaia, Martire della pace? Il 19 Novembre del 2015, alla cittadinanza fu esteso l’invito di recarsi ad assistere, presso l’aula consiliare, alla presentazione del video-progetto del “costruendo” impianto. Proprio così – “costruendo” – mi è stato chiesto, allora, di scrivere sul manifesto, che ho cordialmente realizzato, non essendo consapevole che mi sarei reso complice nel propalare una clamorosa bufala!    

Che fine farà la “Ristrutturazione del cinema Imperia. Sull’argomento è inutile scendere nei dettagli, la realtà è sotto gli occhi di tutti! All’interno dell’apparente cantiere, avviato da decenni, non si muove anima viva. Il progetto di ripristino, partorito dopo svariati tentativi regolarmente retribuiti, tarda nel trovare realizzazione. Non rimane che attendere e sperare che, almeno le future generazioni, quelle che si formeranno frequentando la “Scuola Buona e Innovativa”, possano assistere all’attesissima riapertura del nostro… Nuovo Cinema Paradiso!

Il cinema Imperia com’era e che non si sa se e come sarà! (intervento digitale su foto pubblicata da controcampomonreale.blogspot.it)

Il cinema Imperia com’era e che non si sa se e come sarà! (intervento digitale su foto pubblicata da
controcampomonreale.blogspot.it)

Le illusioni si sovrappongono, ho scritto nel sottotitolo, per poi spegnersi come le candele di FIORENZO TOMEA, l’artista veneto al quale è dedicata la nota di oggi. Le candele spente, appunto, incapaci di assolvere fino in fondo la propria funzione, sono raffigurate nell’opera dal titolo “Composizione”, olio su tela, cm 30×25, esposta presso la Galleria Civica “Giuseppe Sciortino”. Un soggetto ricorrente nella produzione dell’artista, riproposto numerosissime volte e via via sviluppatosi, sino alla  trasformazione delle candele in scheletri umani o in edifici instabili, pericolosamente inclinati e avvolti da atmosfere create da una tavolozza pregna di melanconia. Altri temi cari al maestro, connotatati da una visione velatamente più allegra ed ottimistica, furono i paesaggi e le case del suo paese, Zoppè di Cadore, del quale, nel 1956, venne eletto Sindaco. Sono certissimo che, al contrario delle sue tele, compiute di tutto punto per rappresentare l’incompiutezza in talune azioni umane, gli atti deliberativi della sua Giunta non si spegnevano come candele, se non dopo avere conseguito in pieno gli obiettivi prestabiliti.

Affido alla breve biografia il consueto ruolo e mi congedo. Buona domenica e alla prossima!

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Fiorenzo Tomea – “Composizione”, olio su tela, cm 30×25

Fiorenzo Tomea nasce in provincia di Belluno nel 1910 ultimo di 10 figli. Dopo la morte del padre, si trasferisce a Milano con il fratello per lavorare. Durante le vacanze nel suo paese natale conosce il pittore Masotto, che lo avvia verso la carriera artistica regalandogli i colori e spingendolo verso l’Accademia delle Belle Arti di Verona. Nel 1926 si trasferisce a Verona sempre assieme al fratello con il quale si dedica al commercio ambulante. Nel frattempo studia pittura ai corsi serali e stringe amicizia con gli artisti Birolli e Manzù. Due anni dopo Tomea ritorna a Milano, dove frequenta Sassu, Cassinari, Cantatore e Messina. Ma l’incontro che cambia la sua vita è quello con il critico Edoardo Persico che gli fa conoscere le opere di Ottone Rosai, di Carlo Carrà, della pittura metafisica, dell’impressionismo, di Cézanne e di Van Gogh.

Nel 1934 parte alla volta di Parigi e si ferma lì per sei mesi, per studiare in modo approfondito gli impressionisti. Inoltre, ha l’occasione di conoscere molti pittori italiani che risiedevano nella capitale francese come De Chirico, Severini, Funi, De Pisis, Campigli, Guttuso, Tamburi, Fini e Venturini. L’anno dopo Tomea ritorna a Milano e lascia il commercio ambulante per dedicarsi completamente alla pittura. Infatti, comincia un periodo di mostre ed esposizioni che lo porterà a partecipare alla Biennale di Venezia nel 1942. I soggetti delle sue opere sono per lo più maschere, scheletri, candele, carnevali e nature morte, anche se esegue qualche paesaggio durante il servizio militare. Man mano che Tomea matura a livello artistico i colori perdono drammaticità e diventano più chiari, per esprimere la serenità interiore che l’artista ha raggiunto. Nel 1943 si trasferisce per un breve periodo in Umbria, dove si dedica alla pittura religiosa eseguendo mosaici e affreschi per alcune chiese. Dopo questa esperienza, Tomea ritorna ai soggetti tratti dal suo paese d’origine che esegue semplificando gli elementi della composizione e i colori. Durante la sua carriera Tomea ha vinto diversi premi e ha partecipato a varie manifestazioni artistiche importanti. Muore nel 1960 di malattia.

(Fonte: sito internet www.deodato-arte.it)

 

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