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ARTEria

Le sollecitazioni restituiscono silenzio: è stata LA SETTIMANA ENIGMATICA

Scopriremo, tuttavia, quale artista si celava dietro lo pseudonimo di “Trombatore”

Pubblicato il 5 giugno 2016

Le sollecitazioni restituiscono silenzio: è stata LA SETTIMANA ENIGMATICA

Ho trascorso gli ultimi sette giorni entrando nei siti, blog, profili e pagine, dove speravo di trovare riscontri, risposte o smentite, per uscirne poi regolarmente deluso e disilluso. Il niente assoluto, nessun accenno di reazione. Tutto è rimasto avvolto nell’inestricabile mistero e per questo ho definito, nel titolo, il periodo appena trascorso come “La settimana enigmatica”.  D’altra parte si avvicina la stagione in cui il consumo di riviste, simili a quella a cui faccio il verso (tanto c’è abituata), s’impenna vorticosamente. È probabile, quindi, che le risposte non vengano date, deliberatamente, perché i cittadini possano esercitare la propria mente, cercando inutilmente riscontri di fatto inesistenti. Un modo di operare affine a quello di certe riviste del settore di riferimento, che, per scelta, non pubblicano mai le soluzioni.

foto_01_Settimana-enigmatic

È necessario, forse, che io chiarisca le mie intenzioni: sono assolutamente bonarie e pacifiche…, niente di personale nei confronti di nessuno. Credo nelle forme della democrazia, anche quelle promesse dai palchetti elettorali. Sarei felice, da cittadino, di non rivolgermi alla materia inerte. È vero che Carlo Levi ha decretato, con il famosissimo titolo, che “Le parole sono pietre”… ma non è detto che sia sempre così! La leggerezza ironica delle mie “provocazioni” non ha mai superato, con calibrato calcolo, la consistenza e il peso delle palle di gommapiuma. Soltanto un modo per auspicare che la si smettesse con gli annunci eclatanti (destinati a svelare soltanto la megalomania patologica dei proclamanti) di eventi e progetti, che mai saranno accolti da una culla; vacue promesse, affidate all’incubatrice del futuro eterno. Tranne che per l’inno cittadino, il cui primo vagito, però, è coinciso con l’esalazione dell’ultimo respiro: in pochi momenti, l’inno, ha celebrato il battesimo e… fatto da colonna sonora al funerale di se stesso!

L’amaro caso delle foto “rubate”. Ho visitato la pagina Facebook del fotoreporter defraudato di due scatti, e ne sono uscito deluso! Nessun riscontro al mio chiarimento, denso di toni sdrammatizzanti e concilianti, depositato giorni prima, insieme alla richiesta d’amicizia. Nessun cenno di replica neanche a quanto ho scritto, in questo spazio, domenica scorsa; soltanto la breve dichiarazione dell’assessore coinvolto: “Per me è sempre un piacere essere fotografato da un amico…”.  Banale disponibilità che è più logico aspettarsi dall’ultimo eletto al concorso per Il più bello d’Italia. Questo e basta…! Nessun riferimento alla vera sostanza delle cose… Contento lui… ! Al fotografo, sedicente vittima della presunta sottrazione, dedico il primo foto-quiz di questa mia “Settimana enigmatica”…; è bravo e, sicuramente, lo risolverà in un solo istante.

foto_02_vero_falso

La casa della cultura. Ci sono entrato più volte, accolto da un silenzio diventato lungo quanto il sommarsi dei giorni trascorsi. La pessima riproduzione dell’opera di Elisa Maria Boglino, sullo sfondo, continua a diffamare l’artista…, e poi l’ultimo post, ormai stantio, trascritto da altra fonte comunale e corredato da due foto a firma ph.@gmoschella. Nessun cenno di riscontro alla mia sete di notizie sul grande evento in incubazione, del quale tratto nel paragrafo successivo.

 

Il MonrealeFilmFestival. Avevo caldamente richiesto informazioni sul procedere dei lavori, ma anche su quest’argomento mi lasciano sbattere. È ben noto, ai cittadini monrealesi e al mondo del cinema, che la giunta Capizzi, con delibera n. 194 dell’11 agosto 2015, ha affidato al grande attore e regista Giuseppe Moschella (il fotografo di prima) la direzione artistica del prestigioso evento cinematografico, che consentirà di: “legare Monreale alle altre città italiane quali Venezia, Taormina, Roma, Torino, per citarne alcune, che ospitano iniziative simili e che hanno consentito una crescita culturale ed economica del contesto territoriale di riferimento non indifferente”. Dalla delibera è trascorso un anno, ma sull’argomento c’è la consegna del silenzio stampa. Ho visitato l’official blog del regista incaricato dell’organizzazione, dal titolo “Tutto quello che avreste voluto sapere di lui ma non avete mai osato chiedere!!!”; data la promessa del titolo, speravo di raccogliere primizie sul festival della mia città…, invece, patate! Nel blog ho trovato Robert De Niro, che declama le lodi del regista, e la certificazione di qualità rilasciata da Gregorio Napoli, ospite di Gigi Marzullo nei dintorni di mezzanotte di qualche anno fa. E poi tanti film e partecipazioni televisive. Anch’io, recentemente, l’ho visto recitare, in un importante film teletrasmesso, nel ruolo di autista di una donna magistrato; posso affermare, anzi lo faccio assumendomene la responsabilità, che guidava benissimo. La persona giusta al posto giusto, quindi, alla quale, per l’ennesima volta, chiedo disperatamente: “A che punto è il MonrealeFilmFestival?”. Al tema dedico il successivo foto-quiz della “Settimana Enigmatica”.

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La panchina e il rimpasto di giunta. Giorni addietro, in modo irreverente,  ho ironizzato sulla nuova panchina installata alla fermata di Via Benedetto D’Acquisto. Ero quasi convinto che, sotto sotto, ci fosse una piccola frode – “Vuoi vedere – mi ero detto – che l’hanno collocata per farci sedere gli assessori in pectore, quelli che, una volta ufficializzato il turnover, scenderanno in campo?”. L’aver constatato che così non è, mi costringe a fare ammenda. L’utile arredo è veramente a disposizione di chi, in attesa del mezzo pubblico, non tiene più di tanto alla propria pelle. Dell’incolumità dei passeggeri stanchi, ancor prima di prendere l’autobus, però, gli amministratori non hanno colpa alcuna! Responsabili sono i concittadini automobilisti, che arrivano, dalle due direzioni, come se dovessero tagliare il traguardo di un gran premio, ignorando che chi è sulle strisce pedonali o all’interno della rotonda, con la propria auto, ha la precedenza. Gli abili piloti che, una volta dentro la stessa rotatoria, ci parcheggiano al centro, a costo di demolire i fragili segnali, ignorati consiglieri. Mi permetto, a tal proposito, di suggerire l’installazione di un paio di telecamere, che possano dare una mano al Comando della Polizia municipale, che, sull’argomento, mi risulta essere molto sensibile.

Essendo in vena di esternare utili suggerimenti, torno al rimpasto di giunta e, segnatamente, al comparto che mi sta più a cuore. Perché frastagliare le competenze in tre o quattro diverse deleghe? Perché non aggregare, magari soltanto per evitare che, a ciascun comunicato stampa, siano allegate quattro foto con i volti dei co-competenti…! Non basterebbe un assessore soltanto, con la delega alle “Competenze Culturali Riunite”? E perché non mettere alla prova chi ha maturato esperienza – che ne so? – partecipando ai lavori della Commissione Cultura della Camera nazionale, anziché scegliere chi, prevalentemente legato alle priorità familiari, ha rigovernato, al massimo, la camera da pranzo di casa sua. Avrei un’idea, supportata anche dalla letteratura più recente e da una velata disponibilità, ma non intendo fare nomi. Nell’inutile ruolo di presuntuoso suggeritore, torturato dall’insopportabile suspance, affido l’impenetrabile ipotesi al successivo gioco della mia “Settimana Enigmatica”: un rebus.

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La Galleria Civica, la donazione Posabella e i premi a pagamento. Sull’argomento, quello che costituisce il nocciolo vero di questa rubrica, ho versato fiumi d’inchiostro o, per essere contemporaneo di queste mie “settimane”, quantità industriali di battute sulla tastiera del mio PC. Ma per ottenere cosa? Soltanto un commento, postato nella periferia più remota di Facebook: “Per me è sempre un piacere essere fotografato da un amico…”. Bella risposta!!! E del punto zero quando ne riparliamo? Del reiterato e scandaloso affidamento degli spazi museali a ditte private, assecondate nel trarre consistenti profitti, a danno delle opere esposte in permanenza e talvolta vittime di finalizzati occultamenti, quando ne parliamo? E della telefonata, mai pervenuta, all’illustre e generoso concittadino, che ormai non è più in condizione di riceverla, quando ne parliamo? Non mi resta che sperare nella fine della lunga suspance e nella soluzione del rebus!  Intanto l’argomento è il tema del prossimo gioco della mia Settimana Enigmatica.

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Per concludere, restituendo a questa rubrica la sua ragione di esistere, fornisco la soluzione dell’ultimo quiz, già introdotto dal sottotitolo: quale artista si celava dietro il presunto pseudonimo di “Trombatore”. Un artista la cui autoironia ha avuto un limite. Quello citato era il suo vero cognome, ma, temendo forse di poter essere coinvolto nel ruolo di pubblico amministratore, consapevole che il dato anagrafico mal celava, nelle supposizioni probabili, le cattive intenzioni nei confronti degli ipotetici amministrati, decise, nel 1913, di mutare il cognome. Probabilmente non è andata proprio come io l’ho raccontata, ma, di certo, posso affermare che di FRANCESCO TROMBADORI, la collezione Posabella include un piccolo dipinto dal titolo “Paesaggio urbano”, olio su tavola di cm 25×20. Opera, rappresentativa del primo periodo romano, in cui si evincono riferimenti a movimenti europei quali il divisionismo. In epoca più tarda, come volendo percorrere all’inverso l’itinerario della più consueta ricerca pittorica, recuperò il gusto del dettaglio, delle pennellate sottili, più proprie della produzione ottocentesca, autonomamente rivisitata.

Come di consueto, affido alla nota biografica un racconto più esteso della vicenda artistica del pittore siciliano. Devo congedarmi di fretta, per recarmi al “mercato contadino”, alla conquista di prodotti, biologici, genuini, a chilometro zero, … ma sarà vero? … L’ennesimo enigma; non riesco proprio a uscirne. A domenica prossima.

Francesco Trombadori, “Paesaggio urbano”, olio su tavola di cm 25x20

Francesco Trombadori, “Paesaggio urbano”, olio su tavola di cm 25×20

Francesco Trombadori (Siracusa, 7 aprile 1886 – Roma, 24 agosto 1961) è stato il primo di quattro figli (il padre Antonino era un libraio di Siracusa), frequenta nella città natale la scuola tecnica, interessandosi di libri e soprattutto di pittura, perché affascinato dal Seppellimento di santa Lucia, capolavoro del Caravaggio conservato in città.

Si trasferisce dalla Sicilia a Roma nel 1907, dove segue i corsi della locale Accademia di Belle Arti e della scuola di nudo, allievo di Giuseppe Cellini. Nel 1911 tiene la sua prima mostra personale a Siracusa, nel foyer del Teatro Comunale. Seguendo l’ambiente culturale della capitale, esprime una pittura legata per lo più al divisionismo di Enrico Lionne; nel 1914 espone le sue opere alla II Mostra Internazionale della «Secessione», firmandosi «Franz Trombadori d’Ortigia»; illustra, con sei disegni, il volumetto di Ermanno Amicucci, Piccolo mondo dannunziano, sotto lo pseudonimo di «Franz d’Ortigia».

Nel 1915 parte per la prima guerra mondiale dove rimarrà ferito; al termine, tornato a Roma, esegue una serie di ritratti innovativi chiamati fotodinamica. Entra in contatto con il gruppo di Valori Plastici. Nel 1919 è alla XC Esposizione della Società degli «Amatori e Cultori» di Roma.

Assiduo frequentatore del Caffè Aragno, tra il 1922 e il 1924, diventa amico fra gli altri di Giorgio de Chirico, Riccardo Francalancia, Carlo Socrate e Antonio Donghi. Dal 1924 Trombadori appare assai sovente alla Biennale di Venezia. Nel 1926 partecipa alla Prima Mostra di Novecento a Milano come unico siciliano. In questo periodo dedica il suo tempo allo studio della pittura antica. Negli anni ’30 espone i suoi quadri anche all’estero (Buenos Aires, Stoccolma, Oslo, alla Exhibition of Contemporary Italian Painting di Baltimora). La pittura trombadoriana di quest’epoca tradisce l’esigenza della ricerca di una purezza formale non disgiunta da un’attenta analisi della storia dell’arte del passato, proponendo ritratti, nudi e nature morte. Durante l’ultimo periodo della seconda guerra mondiale, Trombadori viene arrestato dalla banda Koch, interrogato per strappargli notizie del figlio Antonello ricercato dalle SS. Un fratello, Giuseppe Trombatore, antifascista, morirà giovane in seguito alle sofferenze impostegli dalla persecuzione fascista.

Rilevante è anche l’attività di Trombadori quale critico militante; scrive, fra l’altro, recensioni per riviste e quotidiani come Circoli, L’Epoca, L’Opinione, Il Giornale d’Italia, Gente Nostra, Il Piccolo, Il Mattino. Negli anni ’50 farà saltuariamente ritorno in Sicilia.

Muore a Roma, nel proprio studio, nel 1961, a pochi mesi dalla sua ultima mostra personale. A Roma, nella zona di Villa Borghese, presso Villa Strohl-Fern (attualmente di proprietà dello stato francese e sede del Lycée Chateaubriand di Roma) è visitabile lo studio che il pittore, come altri artisti, aveva allestito in questa ampio spazio verde, oggi tra i pochi studi d’artista vincolati dal Ministero per i beni culturali e ambientali.

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