La diaspora dei giovani monrealesi

Il punto di vista di una mamma

La fuga dei giovani in cerca di lavoro non si arresta e settimana dopo settimana si allunga anche la lista della nostra redazione. Oggi davanti a ma c’è Lidia Giangrande, una bellissima donna solare, ho deciso di intervistarla nonostante lei non sia disoccupata e non è nemmeno scontenta del suo lavoro, anzi è felice di lavorare in un museo. Intervistare Lidia ci permette di approfondire un sentire differente che non è quello dei diretti interessati ma è quello di una mamma che defilata ma presente segue le scelte delle sue due figlie.

Lorena 34 anni e Sabrina 30. Inizia il racconto di Lidia: Sono fiera! Ribadisce più volte con un tono di voce che evoca infinita dolcezza.  Le mie figlie, mi dice, sono state delle bambine prima e poi delle donne determinate, sicure delle loro scelte. Hanno frequentato l’Università ed entrambe hanno raggiunto ciò che si erano prefissate. Lorena è psicologa mentre Sabrina ha conseguito una laurea in Relazioni Internazionali, entrambe hanno studiato presso l’Università di Palermo. Non faccio molte domande, Lidia è una donna da ascoltare perché nonostante le aspettative che ogni madre nutre quando mette al mondo dei figli, lei ha compreso da subito che nella loro terra natia le sue ragazze sarebbero state sprecate. Aggiunge con un sorriso amaro: Quasi tutti gli psicologi, oramai, lavorano nei call center e spesso non trovano occupazione nemmeno lì. Certo a Lidia mancano le uscite, la condivisione di tante cose con Lorena e Sabrina ma la loro assenza viene ampiamente compensata dalla serenità e dalla realizzazione professionale delle ragazze. In Italia il numero delle donne che si laurea è di gran lunga superiore a quello degli uomini e considerando anche che il pregiudizio di genere è un pesante handicap per l’inserimento delle donne nel mondo del lavoro chi decide di fare carriera fugge da una terra incapace di gratificazioni. Infatti il 54% delle donne rispetto al 46% degli uomini espatria in cerca di un lavoro consono alle proprie aspettative. Lorena si è abilitata a Roma, oggi si trova a Torino. Lidia mi dice che la sua figlia maggiore a Roma aveva già trovato un lavoro ma si è dovuta trasferire a Torino per seguire il marito. Ha avuto paura Lorena di perdere quello che con fatica aveva raggiunto ma la sua specializzazione nella cura della dislessia a Torino le apre un mondo. Lidia sospira e ancora una volta è palese come sarebbe stato impossibile realizzare progetti a lungo termine nella nostra terra. i progetti da noi sono aleatori, chi deve dare risposte è spesso evasivo, inconcludente, non c’è mai una risposta netta…ogni colloquio si conclude con un “ni” che crea aspettative che si dilatano e si spalmano nell’attesa infinita del tempo irreale.

Anche Sabrina, ancora ragazza, aveva preso coscienza che partire era l’unica soluzione, fa esperienza dopo la laurea alla camera di commercio di Istanbul e in quei sei mesi di tirocinio ha l’opportunità di fare domanda per uno stage all’hotel Marriott di Roma ma la sua corsa non si arresta, viene assunta a tempo indeterminato a  Milano e oggi è in Inghilterra. Al Marriott di Londra si cresce e i sogni e le ambizioni trovano la giusta realizzazione. Lidia mi dice che sua figlia Sabrina sente di essere cittadina del mondo ed entrambe le ragazze non tornerebbero più indietro, a loro non manca nulla, Monreale a loro sta stretta per il degrado crescente sociale e culturale. Lidia non aggiunge altro. Sono io che voglio aggiungere un plauso a Lidia e a tutti i genitori che crescono i loro figli e sperano di vederli felici a due passi da casa, credono che il sabato o la domenica, il Natale o il Ferragosto siano feste da condividere per gioire insieme e invece li vedono prendere il volo e rimangono con l’amaro in bocca a causa di una patria che non garantisce la crescita e la realizzazione professionale di chi ha talento.

Grazie Lidia per la tua generosità e per la forza e l’intraprendenza che hai saputo trasmettere alle tue figlie.

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