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ARTEria

L’involontaria menzogna delle bandierine di via Benedetto D’Acquisto

E le opere di RENZO BIOSION, co-protagonista del fortuito Monreale Film Festival

Pubblicato il 15 maggio 2016

L’involontaria menzogna delle bandierine di via Benedetto D’Acquisto
L’immaginario gemellaggio con le grandi città del Cinema (nel fotomontaggio, Monreale e Venezia)
L’immaginario gemellaggio con le grandi città del Cinema (nel fotomontaggio, Monreale e Venezia)

L’immaginario gemellaggio con le grandi città del Cinema (nel fotomontaggio, Monreale e Venezia)

Mi è capitato di trovarmi al Lido di Venezia, diversi anni fa, nel periodo in cui si preparava la Mostra internazionale del Cinema; decine di operatori montavano transenne, distendevano tappeti rossi, rinfrescano la pittura dell’edificio e, su di esso, con spericolate manovre issavano decine e decine di coloratissime bandiere, subito festanti per l’imminente inizio. Per colpa di questo ricordo, pochi giorni fa, sono rimasto vittima dell’ennesima, amara delusione. Tornando da Palermo, giunto all’altezza della funzionale rotonda (finalmente ne abbiamo una anche noi, ma non tutti l’apprezzano!), creata al bivio tra la via D’Acquisto e la via Palermo, sono stato fortemente attratto dallo sventolare colorato di numerose bandiere, da poco issate sui pennoni che van da San Gaetano in singolo filare …! Vuoi vedere – ho detto a me stesso – che è già iniziato il “Monreale Film Festival” e io non ne so niente? La curiosità ha spinto l’acceleratore portandomi in un istante in piazza, dove ho cercato notizie. Mi sono rivolto a un informatore-turistico-volontario, fortunatamente in sosta davanti al circolo di cultura, il quale, offrendomi anche un cannolo, con due battute ha infranto la mia cinematografica speranza: niente festival, la solita annuale ed effimera imbellettatura che precede i tradizionali festeggiamenti. Il paese viene sottoposto al trucco e parrucco: si pettina qualche aiuola, si colma qualche voragine sul manto stradale, si tenta di far rispettare le aree pedonali e si appendono le luminarie. Tutto qui! Ho deciso di proseguire per via D’Acquisto, per guardare a quattrocchi i drappi patriottici che mi avevano fatto illudere e, alla fine, già rassegnato, ho quasi sorriso. Almeno le nuove bandierine (decisamente più piccole delle loro antenate, per colpa soltanto delle lacrimose casse comunali) avevano preso il posto di quegli straccetti, delle pezzuoline sdrucite e cianotiche, rimaste a lungo appese per dare, sgradevolmente, il benvenuto ai turisti e mortificare i residenti.

Nella “Casa della Cultura”, edificata in economia su Facebok, nel frattempo, come a volermi sfottere, è stato sostituito il fondale: Saverio Terruso ha ceduto il posto a Remo Brindisi con una “Veduta di Venezia” (giustu … giustu!!). E non è tutto. Negli ultimi giorni si è parlato di Cinema, del Festival di Cannes (giustu … giustu!!). Ormai mi è chiaro, da quella Casa hanno deciso di mostrare i muscoli … puro “culturismo”… come direbbe Nino Frassica.

Scusate, mi dilungo col preambolo; pur sapendolo ci ricasco ogni volta. Torno, quindi, alla vera ragione per cui Filo Diretto Monreale, ogni domenica, mi ospita in questo spazio: scrivere sui grandi artisti le cui opere arricchiscono la nostra Galleria Civica.

Il richiamo, in prima di copertina, della rubrica curata da Renzo Biasion sul settimanale OGGI

Il richiamo, in prima di copertina, della rubrica curata da Renzo Biasion sul settimanale OGGI

RENZO BIASION (Treviso, 1914 – Firenze 1996) è l’artista di oggi e di cui Eleonora Posabella ci ha donato due opere. Ancora un artista dal talento poliedrico, che, oltre alla pittura e al disegno, si è molto dedicato alla scrittura. Per ben 34 anni, infatti, Biasion ha fatto sul settimanale “OGGI” quello che io, oggi, (in scala enormemente ridotta) sto facendo su Filo Diretto. La sua rubrica d’arte sull’importante periodico ha raccolto innumerevoli e pregevoli testi sui grandi protagonisti del panorama delle arti di quegli anni.

La copertina del romanzo di Renzo Biasion, “Sagapò”, e la locandina del film di Gabriele Salvatores, “Mediterraneo”

La copertina del romanzo di Renzo Biasion, “Sagapò”, e la locandina del film di Gabriele Salvatores, “Mediterraneo”

Le imprese letterarie di Biasion comprendono anche la pubblicazione della raccolta dei racconti di guerra dal titolo “Sagapò”, dal quale fu liberamente tratto, da Gabriele Salvatores, il film “Mediterraneo” destinatario, nel 1992, del Premio Oscar quale miglior film straniero. Attore protagonista Diego Abatantuono. Il film, dedicato alla poetica della fuga verso nuove forme di interiorità, è accompagnato dalla citazione di una frase di Henri Laborit, biologo, filosofo ed etologo francese scomparso nel 1995, «In tempi come questi la fuga è l’unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare», per poi concludersi con la didascalia significativa ed emblematica: «Dedicato a tutti quelli che stanno scappando».

Ho la sensazione che, del tutto casualmente, il “Monreale Film Festival” lo stia organizzando io! Proprio io…! Ogni volta che passo davanti al vecchio cinema Imperia ormai cadavere, dopo il fallito tentativo di rianimazione, piango e, memore di qualche bel film e di certi “lanci” provenienti dalla galleria, simili a quelli immortalati da Peppuccio Tornatore, mi rendo conto che non vedrò mai risorgere il nostro “Nuovo Cinema Paradiso”…!

***

Ora date una scorsa alla storia dell’artista di cui mi occupo oggi. Ci ritroviamo subito dopo.

Nota biografica

Renzo Biasion

Renzo Biasion

Renzo Biasion è stato pittore, incisore, scrittore, giornalista e critico d’arte. Il suo percorso artistico è legato a varie città: la Venezia degli studi giovanili, la Torino del dopoguerra, la Bologna che lo consacrò all’arte e alla critica, la Firenze in cui tornò all’insegnamento d’arte.

Arruolato nel 1940 viene mandato, da sottotenente, sul fronte greco-albanese. Sbarcato a Creta e aggregato alle truppe tedesche, diventa comandante del presidio di Kalò Koriò. Dopo un breve soggiorno a Rodi, è trasferito all’aeroporto di Iraklion. Successivamente segue le sorti della Divisione “Siena” e, attraverso Grecia, Bulgaria, Ungheria, Austria, Germania, è condotto in prigionia in Olanda, in Polonia e a Norimberga. Nei campi di concentramento disegna dal vero soldati italiani e tedeschi e vedute dei lager. Fuggito nel giugno del 1944, fa rientro in Italia. Sarà insignito della ‘Croce di guerra‘ al valor militare per la lunga prigionia.

Torna a insegnare disegno nella Scuola media. Nel 1946 espone a Venezia. Nel 1948 pubblica “Tempi bruciati” (Ed. della Meridiana, Milano). Collabora con la “Gazzetta del Popolo” di Torino e, due anni dopo, lasciato l’insegnamento si trasferisce a Torino dove diventa inviato speciale del medesimo giornale. Scrive i racconti raccolti nel volume “Sagapò” nel 1953 e scelti da Elio Vittorini per la sua celebre collana “I gettoni” (Einaudi, Torino). Inaugura la rubrica d’arte sul settimanale “Oggi” di Milano, che curerà per ben 34 anni. Trasferitosi a Bologna, lascia la letteratura e il giornalismo per ritornare alla pittura dedicandosi a soggetti quali le ‘periferie’, le ‘case rosse’, ‘ritratti’ e ‘interni’. L’editore Macchi di Pisa gli dedica una grande monografia con scritti dei critici più rappresentativi. Nel 1966 ottiene la cattedra di Figura disegnata al Liceo artistico di Firenze.

Con disegni e acquerelli ha raccontato sulla rivista “Pirelli”, i suoi lunghi viaggi all’estero. Ha illustrato con incisioni racconti di Fruttero e Lucentini e di Mario Pomilio e ha scritto anche sulle riviste “Antiquariato” e “Arte”.

Tra le molte mostre personali da ricordare l’antologica al Museo Civico L. Bailo di Treviso (1986), l’antologica di Imola (1973), alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia (2004) sino all’antologica dei 100 anni dalla nascita, tenutasi al Museo Magi ‘900 di Pieve di Cento (Bo) nel 2014.

Biasion ha esposto, come invitato, alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma. Ha partecipato alle maggiori mostre internazionali di arte grafica a S. Paulo del Brasile, Parigi, Mosca, Stoccolma, Intergraphic di Berlino, Firenze, Leningrado e in Giappone. Sue opere figurano in diverse gallerie d’arte italiane e straniere. Un ricco corpus di incisioni è stato acquisito dal Gabinetto delle Stampe degli Uffizi di Firenze (105 tra acqueforti e puntesecche). L’Autoritratto di Biasion è stato acquistato dalla Galleria degli Uffizi di Firenze. Alla Fondazione Giorgio Cini a San Giorgio, Venezia, sono custoditi 73 disegni e acquarelli eseguiti tra il 1941 ed il 1944, durante la Seconda Guerra mondiale.

Biasion ha conseguito numerosi premi, tra cui il Premio Capo d’Orlando (I premio), la medaglia d’oro per la pittura alla Quadriennale di Torino (1968), il Premio Giuseppe Viviani per l’incisione (Pisa 1977). Gli fu inoltre conferita la Medaglia d’oro del Presidente della Repubblica come benemerito delle arti figurative. (Fonte: sintesi dal sito Internet dell’artista)

***

Sono due le opere di Biasion incluse nella collezione della Galleria Sciortino a Monreale. Nella prima, un’acquaforte del 1968, il “Paesaggio urbano” (su foglio di cm 35×25) è disteso orizzontalmente con tratti nitidi e decisi, su un lungo argine murario, dal quale svettano l’elegante cupola, le torri e il campanile. La patina d’inchiostro, leggera e trasparente, abilmente lasciata sullo zinco nel pulire la lastra, accoglie la certezza delle linee incaricate di rappresentare l’intera prospettiva e i più minuti dettagli delle ricche architetture. Un’opera del tutto simile a quelle acquisite dal Gabinetto delle Stampe degli Uffizi di Firenze.

Renzo Biasion, Paesaggio urbano, 1968, acquaforte - cm 35x25

Renzo Biasion, Paesaggio urbano, 1968, acquaforte – cm 35×25

La seconda opera è il dipinto ad olio, del 1960, “Vaso con fiori” (cm 40×50), estremamente rappresentativo dello stile dell’artista. Le ampie pennellate, deposte senza incertezze nel rinunciare alla ricerca di leziosi dettagli, danno vita ai fiori, umili e allegri, e fanno crescere il ramo più alto, ricco di foglie, che, appassendo, arrivano quasi a toccare il margine alto del supporto. Il semplice accenno della spalliera di una sedia basta, da solo, a far immaginare il piano orizzontale su cui poggia il vaso color  turchese. Lo sfondo buio crea la voluta atmosfera, conclusa abilmente dal senso di non finito che caratterizza la periferia del dipinto, strumentalmente trascurata.

Renzo Biasion, Vaso con fiori, 196o, olio - cm 40x50

Renzo Biasion, Vaso con fiori, 196o, olio – cm 40×50

L’artista è di notevole spessore e le due opere di pregio, ma, ancora una volta, rischiano di passare inosservate perché non poste in evidenza e illuminate dalla corretta informazione.

Prima di chiudere, torno in via Benedetto D’acquisto, a riflettere brevemente sotto lo sventolare ininterrotto delle nuove bandiere, probabilmente issate sui pennoni soltanto per ricordarci che esiste il vento. Le bandiere, però, di propria iniziativa, comunicano e raccontano. Quando il clima è freddo i drappi nazionalisti si indirizzano concordemente e uno dopo l’altro, verso le spalle di chi li osserva, per rammentare (qualora dovessimo scordarcelo) che, oltre l’origine di quel vento, molto distante da noi, c’è l’Europa. Quando, invece, il termostato regolato da Eolo s’impenna, le bandierine cambiano verso e il cielo si fa deserto, appannato dal filtro di sabbia, giunto dall’Africa sorvolando il Mediterraneo. Il mare il cui nome ha dato il titolo al film di Gabriele Salvatores, che si conclude, voglio ricordarlo, con la profetica didascalia: «Dedicato a tutti quelli che stanno scappando». Il mare che ci abbraccia ed in cui le vite e i sogni dei disperati di oggi tragicamente si spengono.

E pensare che tanti di noi s’infastidiscono soltanto per dover spazzare i balconi e passare il panno umido sulle ringhiere …!

Mentre io rifletto, a breve distanza, quelli che non riescono a conservare intatte le dimensioni delle bandiere, discutono, trattano, si arrovellano, per sancire l’inutile turnover; dilatano la suspence prima di portare a termine il campionato delle ambizioni, dal quale usciranno vincitori i discepoli di Vittorio Alfieri al grido di «Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli», perché, comè ben noto, “volere” è “potere”. Gli altri, fino al prossimo giro, impugneranno il testimone di chi dovrà far finta di non essere d’accordo.

Per noi, comunque, tutto sarà come prima … o, probabilmente, anche peggio!

 

 

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