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Cronaca

Registro delle Unioni Civili a Monreale. Le critiche tanto ripetute quanto retoriche ad un istituto e ad un atto politico importante

Il registro, è un atto di civiltà, di buonsenso, di grande valore simbolico e pratico

Pubblicato il 7 maggio 2016

Registro delle Unioni Civili a Monreale. Le critiche tanto ripetute quanto retoriche ad un istituto e ad un atto politico importante

Monreale, 7 maggio – Cara Redazione di Filodiretto, dopo l’articolo di Caterina Ganci del 9 Aprile 2016 e come anticipato nel mio intervento precedente in merito alla proposta di istituire un Registro delle Unioni Civili a Monreale e in cui analizzavo le motivazioni politiche, sociali e culturali (motivazioni dai risvolti simbolici e pratici) per cui è importante che un tale atto venga discusso in aula consiliare e approvato, faccio oggi pervenire una riflessione sulle critiche che si sono sentite ogni qual volta è stato proposto un registro delle unioni civili in qualsiasi parte d’Italia e che, sistematicamente, si sono rivelate infondate, strumentali o, nel migliore dei casi, frutto di disinformazione.

È una riflessione un po’ inusuale perché andrà a scardinare luoghi comuni e frasi diffusissime tra i detrattori del registro di cui sopra: stavolta non è una riflessione che porta a proposte ma che decostruisce, ecco perché va letto (per chi ne avrà voglia e modo) come complemento e integrazione del mio intervento precedente sul valore di un registro delle unioni civili a Monreale.

Se l’istituto civile di cui parliamo, il registro, è un atto di civiltà, di buonsenso, di grande valore simbolico e pratico da parte di un’amministrazione che riconosce l’unione tra due persone e mette tutti i cittadini nelle condizioni di accedere ad un diritto che oggi è un privilegio riservato a parte di essi, perché esistono critiche alla sua approvazione? La risposta prevedrebbe tantissime analisi di tipo culturale, religioso, ideologico, politico/partitico, legato alla disinformazione e giú, giú, fino alla categoria morale della malafede in cui si arriva a mettere assieme argomenti completamente diversi tra loro pur di creare confusione in chi le ascolta o legge.

Ometterò le tante critiche mosse da prese di posizioni ideologiche o religiose (anche perché quasi sempre queste posizione sembrano verità e partono giá con la morte del dialogo e del confronto) cosí come mi pare inutile riflettere sulle prese di posizione contro il registro per motivi di convenienza e opportunità partitica.
Mi soffermerò, invece, su alcune delle critiche ormai sentite e risentite ma che almeno tentano un ragionamento:

1) «Il registro delle unioni civili è un matrimonio per gli omosessuali». No! È falso. Il registro non si sostituisce al matrimonio perché questo ultimo puó essere modificato solo a livello nazionale e non certo regionale o comunale. Il registro riguarda sia coppie formate da persone eterosessuali che da persone omosessuali e non fa altro che registrare l’unione di due persone, quindi un nucleo familiare, presso l’anagrafe comunale vedendo riconoscere una serie di doveri e diritti che attualmente riguardano solo nuclei familiari uniti in matrimonio escludendo tutte le altre forme di famiglie, da quelle allargate a quelle, anche, omosessuali. Basterebbe andare a vedere i registri comunali esistenti in tante cittá d’Italia per vedere che, statisticamente, le coppie che si iscrivono sono molto piú spesso eterosessuali che omosessuali, ad esempio nella prima pagina del registro delle unioni civili del comune di Palermo, attivo dall’11 luglio 2013, si trovano registrate 4 coppie di cui 3 composte da persone eterosessuali (tra cui una coppia di persone anziane) e da una composta da due persone omosessuali;

2) «Il registro delle unioni civili è inutile per le coppie eterossuali perché, anche se non sono credenti, queste possono scegliere di sposarsi solamente con rito civile. Quindi è un registro che serve solo agli omosessuali». Falso anche questo! È vero che le coppie omosessuali non hanno riconosciuto attualmente (e in maniera vergognosa) nessun diritto mentre le coppie eterosessuali possono scegliere il matrimonio civile, quello religioso o quello concordatario ma è anche vero che molte coppie eterosessuali rifiutano l’istituto del matrimonio per motivazioni socio-culturali (ad esempio perché già nel nome “matri munus”, compiti della madre e per traslato della moglie, si ravvede una visione della donna come una sorta di incubatrice sottomessa al marito) ma anche per motivazioni pratiche come puó essere una separazione in corso, una causa di divorzio che si trascina per anni e non permette di poter sposare la nuova compagna o il nuovo compagno, la volontá di non sposarsi o risposarsi ma di creare un nucleo familiare, una famiglia a tutti gli effetti;
3) «Non è giusto che due persone che non vogliono impegnarsi seriamente con il matrimonio accedano a diritti riservati alle famiglie sposate». Questa affermazione che parrebbe inconfutabile a primo ascolto, invece, viene smentita da decine di argomenti, a partire dal fatto che la serietà di una coppia non si puó misurare con il criterio del matrimonio, al fatto che un nucleo familiare di qualsiasi natura fornisce alla società una stabilità e un grado di mutuo soccorso che sgrava tantissimo lo stato da misure di sostegno e da impegni economici, al fatto che il non sposarsi puó essere una scelta ma talvolta è una condizione costretta e, ancora, al fatto che per alcune categorie esiste la scelta e per altre no;
4) «Il registro delle unioni civili è uno strumento incostituzionale». Non è vero! Al contrario trova fondamento proprio negli articoli 2 e 3 della Costituzione, tant’è che in tantissime città d’Italia esiste e funziona, sia come strumento simbolico che pratico, riconoscendo la famiglia come “formazione sociale ove si svolge la personalità del singolo” e combattendo le discriminazioni basate su sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali;
5) «Il registro delle unioni civili non ha nessun valore perché solo una riforma della Costituzione potrebbe introdurre altre forme di unione, aperte sia a coppie eterosessuali che omosessuali». Non è vero! la Costituzione all’art. 29 parla del matrimonio ma da nessuna parte impedisce altre forme di unione, quindi basterebbe una modifica al codice civile. L’istituzione dei registri comunali delle unioni civili, quindi, ha anche lo scopo di stimolare la legiferazione nazionale e regionale in merito;
6) «Il registro delle unioni civili non ha nessun valore perché solo una riforma della Costituzione potrebbe introdurre il matrimonio egualitario, quindi aperto anche alle coppie omosessuali». Non é vero! La Costituzione all’art. 29 parla del matrimonio e di coniugi, non parla mai di marito e moglie come facevano altre costituzioni (vedi la Spagna che per introdurre il matrimonio egualitario ha dovuto modificare e adeguare alla società attuale la propria Costituzione). In Italia, basterebbe una legge ordinaria e la modifica al codice civile;
7) «l’istituzione di un registro delle unioni civili richiede tanto tempo perché, anche in presenza della volontà politica, bisogna elaborare un regolamento». Oggi questo è falso! Per l’istituzione dei primi regolamenti comunali riguardo questi registri si dovettero elaborare dei regolamenti che garantissero diritti e richiedessero doveri ma non andassero ad intaccare/contraddire le norme nazionali. Ormai, da anni, i regolamenti sono sempre molto simili, applicati ovunque e di facile interpretazione. Tra l’altro, facendo una parentesi ricondotta al nostro territorio comunale, mi risulta che alla proposta avanzata dal Consigliere Fabio Costantini all’amministrazione di Monreale, sia giá allegato anche un regolamento elaborato sulla base di regolamenti giá in vigore altrove, che servirebbe solo leggere, discutere ed eventualmente approvare o modificare;
8) tra le critiche un po’ piu attuali si trova, ad esempio, quella per cui «il registro comunale delle unioni civili sarebbe uno strumento obsoleto e inutile perché ormai il livello comunale sarebbe stato superato dall’istituzione del registro regionale delle unioni civili che vede la Sicilia come prima regione ad averlo istituito e che quindi ci rende avanti a tutti». Non è vero! La Regione Sicilia sembrava aver fatto un passo enorme nel marzo 2015 con l’approvazione in aula (all’ARS) e il successivo decreto del Presidente della regione che istituiva questo registro, ma l’atto presidenziale non è mai stato seguito da decreti attuativi da parte degli assessorati regionali con la scusa (che mi si permetta di definire sciocca) che si aspetta il parere del Consiglio di Stato quando, invece, si sa benissimo che la legge è stata fatta sul modello delle leggi Ligure e Toscana che hanno già superato da tempo il suddetto parere;
9) sempre tra le critiche un po’ piu attuali si trova, ad esempio, quella per cui «il registro comunale delle unioni civili sarebbe uno strumento inutile perché ormai è in corso l’iter per una legge nazionale (la cosiddetta Cirinná, giá discussa nei mesi scorsi e che tornerà alla Camera per il voto definitivo il 9 maggio)». Non è cosí! La legge Cirinná avrebbe valore su tutto il territorio nazionale riguardo alcuni aspetti ma altri (quelli dell’ambito sanitario, per esempio), essendo noi una regione a statuto speciale, non verrebbero attuati automaticamente ma necessiterebbero di una legge regionale che li recepisca e, come si è visto nel punto precedente, questo processo pare abbia bisogno di essere stimolato dai comuni e dai cittadini perché l’ARS manca di una reale volontà in tal senso.
Si potrebbero portare ancora decine e decine di critiche confuse e fuorvianti che vanno nel senso di una non approvazione del registro comunale delle unioni civili ma, come avevo premesso, ho scelto di raccontare quelle che almeno provano ad argomentare le ragioni del “no”, spiegandone poi l’infondatezza.

Questo intervento, mi rendo conto, potrá essere apparso un po’ piú pesante e un po’ piú tecnico rispetto a quello precedente che toccava i valori politici e socio-culturali dell’approvazione del registro ma ritengo sia un contributo che dovevo alla completezza del quadro informativo, sempre da cittadino che contribuisce, come puó, alla crescita della Polis e della Civitas in cui è immerso.

Marcello Pupella
(Cittadino monrealese, siciliano, italiano)

 

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Lorenzo Canale Rainbow

Dopo il precedente articolo, mi pare importante anche questo ragionamento che va per sottrazione.

7 maggio 2016 | 12:36 | Rispondi

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