“LADRI DI BICICLETTE”: alla Galleria civica…

… sei opere di LUIGI BARTOLINI, autore del romanzo

Nessuno si allarmi, la cronaca nera non è il mio ramo! Il titolo introduce soltanto l’argomento di oggi, svelando che la nota è dedicata alla geniale e poliedrica creatività di LUIGI BARTOLINI (Cupramontana (AN) 1892 – Roma 1963). Prima, però, è necessaria una premessa.

Nel concludere, domenica scorsa, indirizzavo un caloroso appello, soprattutto ai giovani concittadini, perché si recassero presso la Galleria civica al fine di dare identità al “pittore misterioso”; non avendo ricevuto alcuna segnalazione ero delusissimo. Avevo anche scritto: “Le parti dell’edificio destinate ad accogliere eventi temporanei sono prevalentemente in balia di  privati, calorosamente agevolati da formali delibere e dovizia di timbri nel conseguimento degli obiettivi aziendali.”; ebbene, proprio da questa affermazione ho dedotto le ragioni vere della mia delusione che, quindi, non è più tale. I giovani eventualmente accorsi al museo per cercare l’opera del pittore misterioso non potevano trovarla. I soliti “privati”, nell’allestire l’ennesimo evento temporaneo, hanno occultato alla vista quel dipinto (?) e buona parte delle altre opere d’arte generosamente donate alla città dalla pittrice Eleonora Posabella. Opere costituenti il nucleo permanente della Galleria civica “Giuseppe Sciortino” ed aventi diritto alla visibilità per contratto. Ipotizzando che un turista  si sia mosso dall’Australia con l’unico intento di venire a Monreale per vedere, ad esempio, il “Paesaggio romano” di Ugo Attardi non avrebbe potuto vederlo; come non avrebbe potuto vedere le altre opere sepolte alle spalle delle pareti fittizie. Tutto ciò al fine di concedere il “primo piano” ai quadri di coloro che la visibilità l’hanno invece “acquistata” sottoscrivendo il contratto di partecipazione alla mostra ART History.

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“Ladri di biciclette”, i due protagonisti in una scena del film

Luigi Bartolini, così come il titolo ha lasciato intuire, oltre ad essere annoverato fra i più importanti incisori italiani, insieme a Giorgio Morandi, è stato poeta e scrittore di molti romanzi tra i quali “Ladri di biciclette,  pubblicato nel 1946 dall’editore Poli, per poi essere ripubblicato da Longanesi nel 1948. Vittorio De Sica e Cesare Zavattini dal romanzo hanno tratto il film capolavoro del Neorealismo, premio Oscar nel 1949 quale Miglior film straniero (onorario) e Nastro d’Argento nello stesso anno, Golden Globe nel 1950, etc. De Sica pretese che i ruoli dei protagonisti fossero affidati a due attori non professionisti, Lamberto Maggiorani (il padre) e Enzo Staiola (il figlio). Nel sottolineare quest’ultimo aspetto, fondamentale per la resa finale del film, sembrerei smentire me stesso. Così non è: la scelta di De Sica è, semmai, l’eccezione che conferma la regola. Sono fermamente convinto che agli “artisti improvvisati” non può essere concesso di “rubare la scena” a quelli il cui geniale talento è stato riconosciuto e certificato dalla storia. A meno che il talent-scout non sia un Vittorio De Sica e che agli artisti per caso, rivelatisi insostituibili, sia corrisposto l’adeguato cachet.

Bartolini, formatosi inizialmente all’Istituto di Belle Arti di Siena, seguì successivamente corsi universitari di italiano e storia dell’arte a Roma. Presso l’Università di Firenze studiò disegno e anatomia. La prima guerra mondiale lo portò in Cirenaica; al ritorno girò l’Italia per insegnare (da Macerata a Sassari). Nel 1928 partecipò alla Biennale di Venezia, nel ’32 venne premiato alla Mostra dell’incisione italiana agli Uffizi con Morandi e Boccioni (alla memoria) e nel ’35 la Quadriennale scelse una sua opera quale migliore acquaforte. Illustrò numerose riviste (Il Bargello, L’Italia Letteraria, Il Tevere, Il Frontespizio, Il Selvaggio). Il fascismo lo costrinse al confino a Osimo, nonostante Bartolini non fosse mai stato un militante né un avversario del regime. Tornato a Roma nel 1938, si affermò sempre di più come scrittore, come incisore e artista prolifico.

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L. Bartolini – Paesaggio (1963), olio, cm 32×26,

Ben sei opere di Luigi Bartolini, grazie alla generosità della pittrice Eleonora Posabella, sono in mostra presso la Galleria civica «Giuseppe Sciortino». Due dipinti ad olio di piccole dimensioni, “Paesaggio” e “Fiori”, realizzati dall’artista nell’ultimo periodo della sua esistenza, nei quali il pennello ha disegnato e dipinto allo stesso tempo, smentendo in modo magistrale l’opinione espressa dall’artista nei confronti del “dipingere”, rispetto al suo prediligere il “disegno”: …è più difficile fare un buon disegno che un buon quadro. Un disegno è come un cuore messo a nudo o è come un rivo d’acqua dove traspare il fondo. Il colore è invece come una mutanda per signora che ha da coprire qualche bruttura.”

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L. Bartolini – Fiori, olio, cm 37×33

Della collezione cittadina fa anche parte una litografia, “Paesaggio

L. Bartolini – Paesaggio con figure (1961), litografia, cm 64x44
L. Bartolini – Paesaggio con figure (1961), litografia, cm 64×44

con figure” – esemplare 43/100 – del 1961, in cui la definitiva fusione tra i tratti (prevalenti) e le ampie pennellate è affidata alle pietre levigate di Solnhofen e al torchio a stella. Con il maturare dell’esperienza l’artista aveva modificato il proprio pensiero in relazione al dipingere e già nel 1952 così si era espresso: “… Perché la pittura è un estro e non una didattica. È una rivelazione; e non l’una o l’altra teoria. È un umore delle anime innamorate. Per me, poi, è un esercizio di bontà, è un culto della bellezza naturale.”

Sono tre, infine, le opere incaricate di raccontare ai visitatori della Galleria monrealese la straordinaria eccellenza del Bartolini disegnatore, considerato incisore tra i più grandi italiani insieme a Giorgio Morandi. Tre acqueforti che, dichiarando all’occhio esperto il calibrato rigore del Maestro nel governare le aggressioni dell’acido, mostrano esiti eccellenti ottenuti con trame e grovigli di personalissima invenzione.

L. Bartolini – La buona notte (1934), acquaforte, cm 25x13
L. Bartolini – La buona notte (1934), acquaforte, cm 25×13

La prima incisione (19° di 50 esemplari) raffigura un piccolo nudo, disteso di spalle, dal titolo “Buona notte” del 1954. Nella seconda acquaforte è raffigurato ancora un nudo femminile emergente dall’interno di un impianto dai tagli geometrici incapaci, però, di porre argine al vigore espressivo dei segni impressi dall’artista. La dedica “Alle gentile collega Eleonora Posabella, omaggio di Luigi Bartolini”, apposta in basso sul foglio, aggiunge all’opera d’arte il valore di preziosa testimonianza.

L. Bartolini – Interno con nudo, acquaforte cm 29x37
L. Bartolini – Interno con nudo, acquaforte cm 29×37

Il diavolo e sua moglie” è il titolo della terza incisione  di Bartolini inclusa nella collezione “G. Sciortino”. È il secondo di 50 esemplari e delle tre acqueforti, per vari aspetti, è la più intrigante. In essa i diversi codici espressivi dell’artista si compenetrano e fanno emergere, dal buio groviglio di segni profondamente erosi, la coppia diabolica raffigurata tra l’umano e

L. Bartolini – Il diavolo e sua moglie, acquaforte, cm 28x35
L. Bartolini – Il diavolo e sua moglie, acquaforte, cm 28×35

l’animalesco. La mano lenta e incerta dell’artista (perché costretta a scorrere con verso contrario e speculare) ha depositato sulla scena il suo pensiero di quei momenti:Preghiera del mattino irato – Mortificato sono oh mio Dio / Di non essere che un pezzo di natura / (quanti – non so – chilogrammi di grasso e di magro / d’ossa, di muscoli, tendini e testicoli / Ma tu che, di me, sai di più di qualche cosa / (anzi parecchio di più oh Dio dei monti) / (dei fiumi e degli oceani e di tutte le cose) / Dimmi perché (in un orecchio) oh Signore / Gli uomini crei così piccini e così stupidi? 

Come se il Maestro già conoscesse il luogo di “destinazione” di taluni suoi lavori! Anche per questo motivo rinnovo ai giovani l’invito a recarsi al museo, non prima che siano state rimosse le buie e sepolcrali pareti, per rendere omaggio al Maestro Bartolini e divulgarne la presenza tra noi, magari postando in rete un selfie con un suo quadro sullo sfondo.

Dimostrata la presenza in Galleria degli invadenti “usurpatori di visibilità”, concludo auspicando che mai più sia loro concessa occasione di rimettervi piede, anche se è pur vero che “il fatto non costituisce reato”. Come ha affermato, il 3 Marzo scorso, l’organo d’informazione del Comune: “L’occasione è legata alla manifestazione internazionale ART HISTORY, fortemente voluta dal Sindaco Capizzi, e dall’Assessore Zuccaro.” Quindi …!

L’atto deliberativo prot. 5331 del 7.03.2016, cron. 232 albo 08.03.2016 è categorico; con toni inequivocabilmente perentori, tra l’altro, recita: “Non dovranno essere arrecati danni ai luoghi interessati e sarà cura dello stesso organizzatore ripristinare lo stato dei luoghi al termine dell’iniziativa”.

Un piccolo interrogativo però mi assilla: qualora l’ipotetico turista australiano, deluso e moralmente (oltre che economicamente) danneggiato, decidesse di inoltrare un ipotetico reclamo, a chi dovrebbe indirizzarlo … ipoteticamente?

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