Non ho il complesso mano-mentale del Guglielmo!

Custodisce i ricordi, fa discutere sul presente e accende le speranze

Monreale, 3 aprile. Non è che la mia mano e la mia mente si occupino soltanto di quell’edificio; non ho il complesso del “Complesso”! Essendo cittadino monrealese, transito spesso nei pressi del bene monumentale e ne subisco gli stimoli che portano a confrontandosi con il presente, portano in superficie i ricordi e accendono anche sfavillanti aspettative. Aspettative attinenti all’attesissima apertura del «Museo narrativo multimediale» che, a breve, secondo le più recenti promesse, arricchirà di

Bozzetto di parte dell’allestimento del Museo multimediale (Fonte: sito internet divisare.com)

preziosi contenuti e adeguati servizi buona parte degli ambienti del complesso monumentale. Strumenti multimediali innovativi e coinvolgenti racconteranno la storia più antica della città. Accedendo al sito internet “divisare.com” è già possibile ricevere dettagliate anticipazioni dagli architetti Giovanni Nuzzo e Giovanni Pecorella, artefici del progetto, anche attraverso un ricco corredo di elaborati grafici. Le suggestive installazioni sono state affidate per la realizzazione al prestigioso Studio Azzurro di Milano, che ha prodotto analoghi ed apprezzati interventi in giro per il mondo. Il progetto è del 2007 e l’avvio della realizzazione, secondo la stessa fonte, risalirebbe al 2012.

L’informazione locale nel gennaio di quest’anno, dando notizia dell’avvenuta sottoscrizione del contratto di affidamento del servizio al notissimo Studio milanese, ha riportato le parole di fondato entusiasmo pronunciate dal Sindaco: “Il modo migliore per proiettare la città verso nuovi ed ambiziosi traguardi”. Ancor più di recente, nell’informare sull’imminente disponibilità dell’ex dormitorio dei Benedettini, l’euforico cronista ha sostenuto: “… una struttura rinnovata nel look e nei contenuti destinata ad un flusso di visitatori imponente”.

Spero anch’io che il salto di qualità avvenga al più presto e che il flusso sia talmente imponente da imporre il ravvedimento di chi ha troppo concesso all’improvvisazione e all’opportunismo.

La facciata del Guglielmo, per chi ha la mia età, è come la copertina di un libro che si tende a sfogliare all’indietro, alla ricerca di tutte le ragioni per cui a quei luoghi si è fortemente affezionati.

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Performance comica nel teatro-palestra del Guglielmo (Primi anni ’60 – Fonte: Internet)

Nell’anno scolastico 1953-1954, in un’aula dello storico edificio situata all’interno dell’antivilla, ho vissuto alcuni mesi da alunno di prima elementare. Cinque anni dopo, sempre negli stessi ambienti, si è svolto per intero il mio percorso da studente di scuola media; alcuni miei compagni, da convittori, alloggiavano in un’ala del piano superiore, condivisa con gli appartamenti riservati al personale del Convitto, al custode del Chiostro ed alla preziosissima Biblioteca. Le ore di educazione fisica, sotto la meticolosa guida del Prof. Pino Giacopelli, si svolgevano nell’ampio spazio della palestra-teatro che, nel tempo libero, offriva anche l’opportunità di assistere alle spassose performance di concittadini cultori del teatro, tra i quali l’indimenticabile Ninni Marchese.

Anche i primi anni dell’attività d’insegnamento all’Istituto d’Arte li ho vissuti al Guglielmo; nelle aule al primo piano ho iniziato a “farmi le ossa”, con qualche avversità per via del freddo, dell’umidità e della totale assenza di sistemi di climatizzazione. Il vigore e l’entusiasmo dell’epoca, però, stroncando sul nascere l’embrione della rivendicazione, facevano ritenere più che sufficienti  le maglie e i mutandoni di lana!

Il complesso monumentale di oggi, archiviate le successive e non brevi permanenze dell’Ufficio di collocamento e della bottega di Elisa Messina, di quell’antico assetto conserva soltanto gli spazi riservati al “Fondo antico” della Biblioteca dei Benedettini.

Dell’ex refettorio, che dopo i Benedettini ha anche ospitato banchetti nuziali e qualche bella mostra, da decenni sono stati sostituiti gli arredi al fine di accogliere l’aula consiliare: ubicazione più che attinente, all’interno del tempio dell’arte, considerato che gli incontri istituzionali offrono generose occasioni per ascoltarne di tutti i colori.

Lo scalone principale, che si snoda ai piedi degli smisurati dipinti di Pietro Novelli e Giuseppe Velasco, conduce agli spazi nei quali ha trovato definitivo assetto la sezione museale storica, con opere di Mathias Stomer, Fra Felice da Sambuca, Filippo Paladini e di altri autori ignoti. Alcune salette adiacenti ospitano degnamente i lavori dei monrealesi Salvino Spinnato,  Benedetto Messina, Saverio Terruso, Silvio Guardì, Antonino Nacci ed altri.

Non sarebbe corretto tacere su un’altra piccola sezione dedicata alla conservazione di reperti etno-antropologici, palesemente convenuti con eterogenea e spontanea casualità.

Le parti dell’edificio destinate ad accogliere eventi temporanei sono prevalentemente in balia di  privati, calorosamente agevolati da formali delibere e dovizia di timbri nel conseguimento degli obiettivi aziendali. Anche in questi giorni l’urlo sguaiato di un grande poster, apposto per attrarre i passanti verso la più recente di quelle di iniziative, rischia di far tornare sui propri passi anche chi è diretto all’ufficio postale per riscuotere la pensione.

Nel precedente ciclo di collaborazione con “Filodiretto” ho consumato, infruttuosamente, notevoli energie nel tentativo di riportare alla ragione chi dovrebbe arginare l’andazzo. Questa volta aggiro la trappola e imbocco altre direzioni. Da oggi dedicherò le note agli artisti che attraverso le loro opere, generosamente donate dalla pittrice Eleonora Posabella, hanno acquisito la nostra stessa cittadinanza e dato corpo alla Civica galleria d’Arte moderna intestata a “Giuseppe Sciortino”, sul quale ritengo opportuno fornire qualche breve notizia (dal primo catalogo stampato nel Maggio 1986).

Da sinistra, Felice Casorati, Giorgio Morandi, Eleonora Posabella e Giuseppe Sciortino
Da sinistra, Felice Casorati, Giorgio Morandi, Eleonora Posabella e Giuseppe Sciortino

Giuseppe Sciortino (Monreale, 10 Agosto 1900 – Roma, 18 Marzo 1971) ha iniziato la sua attività sul piano nazionale nel 1925 come responsabile in Sicilia degli aderenti ai gruppi di “Rivoluzione liberale”. Nel 1926 pubblicò L’epoca della critica edito da Piero Gobetti, Torino. Nel 1928 – ormai vigilato politico per antifascismo –  dopo aver dato alle stampe una monografia sul pittore Pippo Rizzo fu incaricato della direzione letteraria delle edizioni scolastiche della Casa editrice Sandron. Nel 1950 pubblicò una monografia sul pittore Ferdinando Troso (Ed. Pinci, Roma). Dal 1952 al 1964 tenne la rubrica di critica d’arte su “La fiera letteraria”. Dal 1954 divenne direttore artistico della Galleria del Vantaggio in Roma. Dal 1967 diresse la rivista bimestrale “Il Vantaggio”, con collaboratori quali Rafael Alberti, Vito Apuleo, Renzo Biasion, Vittorio Bodini, Mino Maccari, Domenico Purificato, Giuseppe Santonastaso e altri.

Nelle prime pagine della pubblicazione datata Maggio 1986, a firma del sindaco pro tempore Dr. Enzo Giangreco, tra l’altro si legge: […] “L’apertura della Galleria Civica «Giuseppe Sciortino» è da considerare più un punto di partenza che un punto di arrivo, è un patrimonio da valorizzare e da arricchire che potrà avere una funzione profondamente propulsiva per lo sviluppo culturale della nostra città: artisti e visitatori, ma soprattutto i giovani potranno attingere ispirazione e slancio.” […]

Ai giovani concittadini dedico, pertanto, l’attività che da oggi svolgerò in questo spazio, pubblicando notizie e immagini su artisti le cui opere sono esposte presso la nostra Galleria civica; l’intento è quello di stimolarli a frequentare le stanze del Guglielmo per trarne “ispirazione e slancio”, scoprendo, magari, che la sosta davanti a un’opera d’arte può rivelarsi molto più appagante del navigare, con rotte improvvisate, nell’oceano di Internet. L’Arte a Monreale ha bisogno di custodi attenti, che le garantiscano di non deragliare, di non uscire pericolosamente dal binario sul quale abbiamo sin’ora viaggiato, insieme al patrimonio affidatoci dalla Storia.

Mentre sto scrivendo apprendo con interesse, da questo stesso quotidiano, che un’esperienza di “Alternanza Scuola-Lavoro” coinvolgerà, per un triennio all’interno del Guglielmo, gli allievi del Liceo artistico D’Aleo.

Avendo esagerato con il preambolo rinvio alla prossima settimana la pubblicazione della prima nota sull’autore dell’opera riprodotta in basso, di cui, ad arte, ometto l’identità sperando che tanti giovani si incuriosiscano e accedano alle stanze della Galleria Civica per svelare anzitempo a se stessi il nome del pittore “misterioso”. Sappiano, sia chiaro, che non ci sono premi in palio … almeno apparentemente!

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