Chiarimenti e progetti per un’Arte “fuori dal comune”

acqua park

Quello che sto per scrivere potrebbe portare a deduzioni affrettate facendo percepire che tra domenica scorsa e oggi sia trascorso un anno e che i fatti siano accaduti ad “Artopoli”. Non è così, è tutto vero e il teatro degli eventi è proprio Monreale.

Nella mia precedente nota, dedicata al pittore monrealese Saverio Terruso, ho segnalato l’irriverente collocazione di alcune sue opere (donate alla città nel 1981) esposte al pubblico sulle pareti di un’angusta scaletta, come se stessero facendo la coda per accedere al piano superiore. Lo stesso trattamento era stato riservato alle opere di altri artisti monrealesi alcuni dei quali, purtroppo, ormai scomparsi. Ebbene, il problema è stato (almeno temporaneamente) risolto; le opere sono arrivate a destinazione e conquistato postazioni ben più degne all’interno di alcune salette del piano superiore.

Di ciò mi sono accorto recandomi, insieme allo scultore Beppe La Bruna e al pittore Franco Panella, ad una proficua riunione organizzata (alla svelta) dall’assessore Ignazio Zuccaro, presso la Galleria Civica “Giuseppe Sciortino”. All’ordine del giorno l’auspicato incontro con Sandro Serradifalco (responsabile dell’associazione “EA Editore”, organizzatrice del Premio Guglielmo II e della Biennale di Palermo, per intenderci). Era presente anche il direttore della Galleria, Prof. Salvatore Autovino, oltre al Sig. Serradifalco Sr. (responsabile amministrativo della “EA Editore”) e Mario Micalizzi (consulente del Comune). Si è parlato di vari argomenti, sui quali riferirò subito dopo, con risultati che ho motivo di definire estremamente positivi e tali da far sperare, con ottimismo, sul possibile futuro dell’Arte nella nostra Città.

Espongo di seguito, con l’aggiunta di qualche considerazione personale e di ulteriori appendici propositive, i temi della conversazione e le approssimative conclusioni (al momento affidate, tra galantuomini, al rispetto della parola data).

Mostre, pubblicazioni e premi a pagamento. Esistono da sempre e, pertanto, non ho mai inteso gridare allo scandalo per l’attività condotta dall’associazione “EA Editore” di Sandro Serradifalco al quale, da questa pagina, rinnovo il più vivo compiacimento per l’intraprendenza da giovanissimo imprenditore di successo che dimostra assoluta competenza e passione vera per l’arte e per gli artisti. Ho letto, tra l’altro, una pagina da lui firmata (che condivido e sottoscrivo) di vigorosa protesta e condanna per gli episodi di vandalismo che nella Capitale, ad opera di tifosi olandesi, hanno portato anche all’irreversibile danneggiamento della “Barcaccia” del Bernini.

Finanziare mostre e pubblicazioni con il contributo degli stessi artisti può essere un metodo condivisibile, soprattutto oggi, dal momento che è inverosimile contare su finanziamenti pubblici (che quando esistevano pesavano su tutti e spesso finanziavano clamorosi errori o deliberate falsità). Confesso (prima di essere beccato) che la pagina 241 dell’«Annuario Comed – n, 14 del 1987» è dedicata al mio lavoro (per decisione del critico Albano Rossi e, però, a titolo assolutamente gratuito). All’interno di quel volume convivo da ben 28 anni (senza averne subito alcun danno) con tanti altri artisti che per esserci, invece, hanno dovuto pagare; ciò nonostante contenuti di quel volume sono, in generale, qualitativamente abbastanza elevati. Quindi, è soltanto questione di essere più attenti.

Per l’accesso di nuove opere ad iniziative promosse dalla Galleria Civica di Monreale (ma anche per la permanenza di altre già in mostra) propongo l’istituzione di una sorta di “Triage” (“TriArt”, magari!) alla maniera dei posti di pronto soccorso ospedaliero. Un piccolo presidio, attraverso il quale far transitare le “opere d’Arte” in entrata per valutarne l’adeguata classificazione: codice rosso per concedere immediato “ricovero” ai lavori di indiscutibile valore; codice bianco da assegnare agli “artisti immaginari” e a quelli che si sentono Leonardo Da Vinci (anziché Napoleone…), ai quali potrebbe essere suggerito il ricovero in altre strutture (anche private e a pagamento). È necessario rendersi conto che non basta (per fare un esempio molto a caso) avere onorato in vita lo scautismo per acquisire il diritto di esporre i prodotti del proprio hobby nelle sale di un museo.

Per contribuire alla “crescita” non mi dispiacerebbe pensare all’allestimento di una collettiva che possa ospitare un bel gruppetto di artisti siciliani (della cui catalogazione mi sto già occupando) ai quali rendere l’omaggio che da altri, estremamente distratti, è stato negato. Ne parlerò con Ignazio Zuccaro e con Sandro Serradifalco senza escludere (per partito preso) l’ipotesi dell’autofinanziamento per la stampa del catalogo.

Per quanto riguarda i premi, infine, resto fermamente convinto che vanno assegnanti esclusivamente a chi li merita (e senza rimborso spese), anche in forma immateriale, quindi. Sono certo che i destinatari, soddisfatti, diranno: “Grazie, basta il pensiero…”.

Lopera di NACCIL’arte fuori dal museo. Su certi eventi verificatisi di recente si è opportunamente sorvolato; sono certo, tuttavia, che a nessun mio concittadino accadrà mai più di incontrare, per strada, un dipinto di Filippo De Pisis piuttosto che un’acquaforte di Giorgio De Chirico.

Durante l’incontro di lunedì scorso è stata avanzata, invece, un’ipotesi inerente che ha destato un certo entusiasmo: la creazione di un percorso museale all’aperto dedicato all’arte musiva. Si tratterebbe di individuare, nelle fasce periferiche urbane, luoghi suggestivi (e ce ne sono tanti) ove installare opere progettate da Maestri di riconosciuto rilievo. La realizzazione potrebbe essere affidata agli allievi del Liceo artistico e agli artigiani monrealesi. Per il finanziamento ci si potrebbe avvalere di formule oggi rese possibili dai sistemi di comunicazione in rete e già sperimentate in altre parti del globo con straripante successo.

La prima parte dell’incontro si è così concluso con abbracci cordiali, promesse di proseguire il percorso appena avviato e con qualche gradita nuova amicizia su Facebook.

Subito dopo l’assessore Zuccaro ha tenuto moltissimo a mostrare (a me, a Beppe La Bruna e a Franco Panella) altre novità riguardanti, come ho accennato all’inizio, gli artisti monrealesi non più fra noi. Ci ha guidati al piano superiore accedendo dallo scalone che si diparte dall’ingresso di piazza Guglielmo. Tra le due rampe iniziali ha trovato felice collocazione la fontanella sormontata dalla statuina di San Benedetto, proveniente dall’ex refettorio benedettino. Liberati da quadri e sculture sia i pianerottoli che le pareti poste al di sotto dei grandi dipinti di Pietro Novelli e Giuseppe Velasco. L’intero percorso di accesso è stato restituito al prestigio di quando, studente di prima media, percorrevo lo scalone (insieme ai miei compagni rigorosamente disposti in fila per due e in assoluto silenzio) con lo sguardo rivolto in alto, verso i sipari che ci negavano la vista dei due capolavori.

3FOTO 2 corridoio principaleIl corridoio principale ci ha accolti con un’aria da “vero museo” grazie alle opere di Mathias Stomer, Fra Felice Da Sambuca, Filippo Paladini e di altri autori ignoti, disposte con dignitoso criterio. Ciò grazie alle cure affidate, dal direttore Salvatore Autovino, all’equipe di cui fanno parte Elisa Lo Coco, Rosalba Madonia (che ringrazio per le foto) e Giuseppe Moschella.

Altre salette adiacenti mostrano finalmente (con orgoglio campanilistico) un intero ciclo di pregevoli dipinti di Salvino Spinnato (abilissimo pittore monrealese trasferitosi in Argentina le cui più significative testimonianze si trovano nella Basilica di San Giovanni Bosco a Mendoza) e le opere di Benedetto Messina, Saverio Terruso, Silvio Guardì e Antonino Nacci. Tutti artisti onorati in passato con mostre personali o antologiche, tranne l’ultimo. Verso Antonino Nacci, infatti, la nostra città è in debito: non si è dato seguito alla promessa formalmente manifestata nel marzo 2012, dall’allora Sindaco Di Matteo durante l’inaugurazione dell’antologica dello stesso artista, allestita dalla Provincia di Palermo a Palazzo Sant’Elia. Credo si possa cominciare a parlare, seriamente, su come e quando onorare quel debito.

4FOTO 3 saletta SpinnatoPer concludere non posso che manifestare un certo ottimismo. Non siamo al “punto zero” (di cui nel comunicato stampa pubblicato da questo quotidiano il 21 gennaio scorso) ma certamente quanto è accaduto costituisce un buon punto di partenza. Complimenti quindi (almeno per adesso) a quanti mi hanno indotto a scrivere, con questi toni, la nota di oggi. Mi sia consentito, infine, di augurare (a titolo molto personale) all’Assessore Zuccaro (al mio amico Ignazio)… buona domenica!

 

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