Giovanni Impastato incontra i giovani monrealesi

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Monreale, 5 Marzo. Stamane, presso la sala della pace di Monreale, Giovanni Impastato, fratello di Peppino Impastato, barbaramente ucciso dalla mafia il 9 Maggio 1978, ha incontrato gli alunni delle seconde e terze classi della scuola secondaria di primo grado dell’IC Guglielmo II di Monreale e San Martino.

Circa cento gli alunni coinvolti, in un dibattito che è stato momento conclusivo di un lungo lavoro svolto in aula dagli stessi ragazzi, coordinati dagli insegnanti di lettere dell’Istituto, capofila la Prof.ssa Crisantino.

I giovani monrealesi, nel percorso di avvicinamento alla giornata odierna, hanno conosciuto la figura di Peppino Impastato ed il suo impegno antimafia, affrontando la tematica anche attraverso la visione del film “I cento passi”, che di Peppino racconta la storia, preparando due cartelloni sul tema ed una lunga serie di domande che hanno rivolto al fratello Giovanni.

Il percorso fa parte del “progetto legalità” coordinato dalla prof.ssa Luisa Li Manni, da anni caposaldo del piano formativo della scuola.

Nella sua relazione iniziale, Giovanni Impastato ha ripercorso la storia della vita sua e di suo fratello, provenienti da una famiglia legata all’ambiente mafioso, ricordando come, fino ai suoi dieci anni, l’incontro con personalità di spicco di quell’ambiente, anche latitanti, fosse normale ed all’ordine del giorno.

Tutto cambiò, racconta Giovanni, il giorno in cui la mafia uccise lo zio dei due, l’esponente mafioso Cesare Manzella, morto in seguito ad un attentato il 26 Aprile 1963.

Una settimana dopo, Giovanni e Peppino, che all’epoca aveva 15 anni, si recarono sul luogo della strage. Fu lì, che Peppino prese la sua decisione: “Se questa è la mafia, io combatterò tutta la vita contro”, disse al fratello.

Una decisione di rottura, con la sua infanzia, ma anche con la famiglia, che lo portò negli anni ad essere cacciato di casa in seguito alle sue battaglie.

Una decisione, ricorda Giovanni, che portò alla creazione del giornale “L’idea”, chiuso per alcune denunce subite, alla successiva opera di reporter che portava Peppino in giro per Cinisi a fotografare lo scempio che in quei tempi imperversava nel territorio, mostrandolo poi ai suoi concittadini nella pubblica piazza, con grandi stampe e discorsi ai passanti, e all’apertura dell’associazione “musica e cultura”.

Una decisione, infine, che portò Peppino, all’epoca della liberalizzazione dei canali radio, alla creazione di Radio Aut, la radio da cui lo stesso, con l’arma dell’ironia, ridicolizzava e smitizzava i personaggi mafiosi del luogo.

Per tutto questo Peppino fu ucciso. Per la sua storia, per le sue denunce, ma soprattutto perché aveva portato i cittadini di Cinisi a ridere alle spalle dei mafiosi. “Questo, la mafia non può sopportarlo”, ha concluso Giovanni Impastato.

Ma non solo: durante il suo discorso, infatti, Giovanni ha invitato i giovani ad uscire per strada, a riprendere il tempo che tv, telefonini, internet, rubano, per accorgersi di quello che c’è intorno a noi, perché la mafia è ancora viva.

Ancora di più: “la mafia non è l’anti Stato”, ha detto Giovanni rispondendo alle molte ed interessanti domande poste dai ragazzi presenti, “la mafia è dentro lo Stato. Contemporaneamente, però, la mafia è contro lo Stato, quando uccide Falcone, il Generale Dalla Chiesa, e tutti quegli uomini che operano contro la mafia stessa. Se, ad oggi, non abbiamo sconfitto la mafia, è perché manca la precisa volontà politica di sconfiggerla.”

Soddisfatti dell’esperienza alunni ed insegnanti, con il dirigente dell’Isitituto, Claudio Leto, che ha affemato:

“Per noi tutti, la battaglia per la legalità è il cuore del piano dell’offerta formativa. Tante sono le iniziative organizzate negli anni, e quest’anno, per la prima metà di Maggio, è prevista anche l’apertura di una mostra sugli “invisibili”, le tante vittime della mafia. Tutto questo è un importante investimento sul futuro.”

 

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