Sparò a Giuseppe Giangrande, 16 anni a Luigi Preiti

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Araba Fenice desk

“Quella dei giudici è una decisione giusta, va bene così” con queste parole Martina Giangrande commenta la sentenza della Corte d’Appello che condanna Luigi Preiti a 16 anni di reclusione. Martina è la figlia di Giuseppe, il Brigadiere monrealese ferito gravemente davanti a Palazzo Chigi nel giorno del giuramento del governo Letta, il 28 aprile del 2013.

La I Corte d’Appello di Roma, presieduta da Giovanni Masi, ha confermato per lui la condanna a 16 anni di reclusione, già inflitta con rito abbreviato dal gup di Roma.  Il procuratore generale aveva chiesto per l’imputato un aumento di pena di due anni, ma la Corte non ha accolto la richiesta. Preiti è stato anche condannato a pagare le spese di giudizio e una serie dirisarcimenti, sia alle parti civili sia al ministero della giustizia. In particolare, le spese sostenute dai familiari sono state quantificate in 4.800 euro, al ministero sono state riconosciute spese per 1.800 euro mentre 1.440 euro saranno liquidate a un’associazione onlus.

Gli avvocati di Preiti, Raimondo Paparatti e Mauro Danielli, hanno già anticipato che faranno ricorso in Cassazione. Dopo la lettura del dispositivo hanno sottolineato come al loro assistito “non siano state nemmeno riconosciute quelle attenuanti generiche chieste dalla stessa procura in sede di giudizio di primo grado”.

Preiti ha sempre sostenuto di voler fare un gesto eclatante, legato alla sua condizione di disoccupato, ma di non voler uccidere. Per il giudice di primo grado, Filippo Steidl, l’uomo non fece fuoco “alla cieca” contro i militari, ma “contrariamente a quanto da lui dichiarato”, scrisse il giudice, mirò “specificamente alle singole persone”.

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