“Se ami qualcuno dagli la libertà”

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Araba Fenice desk

E’ pressoché impossibile fare una descrizione esaustiva di Sarina, sarebbe comunque troppo riduttiva, per tutto quello che è stato e ha rappresentato per le centinaia di persone che hanno avuto la fortuna di incontrarla nel proprio cammino. Talmente varia e interessante è stata la sua esperienza di vita, che ne è stata scritta una biografia pochi anni fa.
Chi l’ha frequentata per anni, o anche per pochi giorni, è rimasto profondamente segnato. Folgorato da quella forza, quella volontà, quella fermezza di principi, quella sensibilità mostrata nei confronti degli ultimi, che emergevano con naturalezza da questa donna minuta, umile, ma dotata di un carisma profondo.

Sarina, che non aveva figli naturali, ha rappresentato la mamma per decine e decine di bambini che hanno trovato all’interno della sua abitazione di Via Baronio Manfredi una casa, un pasto giornaliero, un’istruzione. Ed è alle mamme che andava spesso il suo pensiero. Erano loro a darle la forza di continuare: “Quando sono stanca penso a loro e dico: Ma le mamme non vanno mai in ferie”.

Quella di Sarina è una storia che appartiene ad una comunità ampia, che ha attraversato diverse generazioni, e ha travalicato i confini dell’Italia. Centinaia e centinaia di persone hanno conosciuto e sperimentato questa piccola donna, sedute al tavolo con lei in quell’appartamento del quartiere “Balzi Callozzi”, dove Sarina aveva deciso di vivere, per condividere pasti, dolori, sofferenze, studio, lunghi dialoghi, con gli sfortunati del suo quartiere. Bambini, ragazzi, ragazze madri, donne maltrattate, poveri, sapevano di trovare sempre una porta aperta, a tutte le ore, una casa dove cercare risposte dinanzi alle loro necessità, ai loro problemi, dove condividere i propri drammi.

“Finché una sola persona, un solo bambino, resta indietro, noi non dobbiamo dormire la notte sonni tranquilli”, ripeteva.
Sarina ha incarnato l’essenza stessa del volontariato, quello gratuito, senza limiti. Chi ha avuto l’opportunità di imbattersi in lei ne è rimasto inevitabilmente coinvolto. Con lei è nata l’associazione di volontariato “Il Quartiere”, forse l’eredità più importante, o forse il fardello più gravoso, che Sarina ci ha trasmesso.

Tante generazioni hanno risalito quella rampa di scale di Via Baronio Manfredi che ti trasporta in un mondo fatto di ascolto, di impegno, di condivisione, di dialogo, di confronto, di programmazione. In quei pochi metri quadri sono passate persone provenienti da tutto il mondo, vi hanno lasciato la loro esperienza e ne sono andati via a loro volta arricchiti.
Tanti ragazzi oggi sono diventati adulti, sono sposati e hanno figli, e portano una visione della famiglia aperta all’altro, a chi è più sfortunato. È forse questo il dono più importante che Sarina ci ha trasmesso.

Nel 2006, all’età di 83 anni, aveva accettato la proposta di Rita Borsellino di candidarsi al Parlamento regionale siciliano. Aveva detto di si dinanzi ad un atto di responsabilità. Nella sua continua battaglia a favore di chi è privo di diritti, l’impegno politico rappresentava un must. Non mancava di partecipare ai consigli comunali per ascoltare le proposte politiche di una classe dirigenziale troppo spesso deludente. E per questo nel 1994 aveva contribuito a fondare a Monreale il “Movimento per Monreale”.
Ma il numero 12 di via Baronio Manfredi si trasformava all’occorrenza e quasi inevitabilmente, come dotato di una sua naturale capacità attrattiva, in un luogo di incontro per movimenti civici, associazioni, per chiunque volesse impegnarsi per un futuro migliore. Se non c’era a Monreale un posto dove riunirsi, si sapeva che casa di Sarina era aperta.
Anche Filo Diretto è nato tra le mura di quella casa, dove, intorno al lungo tavolo in legno, ci si confrontava e si studiavano le prime edizioni, assieme, mi piace ricordarlo, a Piera Autovino, cofondatrice del giornale, che dell’Associazione “Il Quartiere” è stata anche Presidente.

Il pugno allo stomaco di Sarina era costituito dall’ignoranza delle persone, che le avrebbe rese indifese e vulnerabili, facilmente calpestabili nei loro diritti. Per questo gridava sempre di dare un libro ai poveri piuttosto che il pane. 
“Oggi chi non sa non conta. La cultura è potere”. Era il suo slogan, e lo aveva ripetuto a tutti gli italiani nel 2000, durante la trasmissione del sabato sera di Rai Uno condotta da Milly Carlucci, che l’aveva invitata per consegnarle il premio di “mamma dell’anno”.

E fino all’ultimo si era impegnata nel tenere attivo il doposcuola per i bambini del quartiere, troppo spesso emarginati da una istituzione scolastica poco incline a fornire formazione a tutte le fasce sociali. Ed era lei a recarsi dagli insegnanti dei suoi ragazzi per discutere del loro rendimento, per chiedere inclusione e non emarginazione.
Sarina è andata via prematuramente, se così si può dire di una persona che ancora, all’età di 91 anni, guardava al futuro, non il suo, ma quello di una società più giusta, per la quale valeva la pena continuare a battersi. 
Aveva sempre sperato di potere cambiare, nel suo piccolo, il mondo. Chi l’ha accompagnata negli ultimi giorni ha visto una donna serena, lei molto credente, consapevole e forse appagata di avere vissuto una vita piena, di non essersi risparmiata per offrire ai più sfortunati un futuro migliore.

Sarina ha fatto della sua vita un dono per gli altri.
Per i suoi 90 anni ci rilasciò un’intervista. “Cosa non rifarebbe se potesse tornare indietro?”
“Rifarei tutto quello che ho fatto”, rispose.

Ciao Sarina

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