Monreale dice no alla mafia

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Monreale, 29 Novembre. Si è svolta stamane, presso i locali della curia arcivescovile di Monreale, l’iniziativa organizzata dal comitato ADDIO PIZZO di concerto con la stessa curia monrealese, dal titolo “Tra mafia e antimafia, nel nuovo Mandamento e nel resto della Provincia”.

L’incontro si è aperto con la lettura del messaggio dell’arcivescovo mons. Michele Pennisi, letto da Padre Inzerillo, durante il quale l’arcivescovo ha voluto sottolineare il ruolo dell’istituzione ecclesiastica nella lotta alla mafia:

“Alla comunità cristiana si chiede l’impegno nella diffusione della cultura della legalità, e di un uso del denaro che non ne faccia un idolo”, ha infatti dichiarato.

Daniele Marannano, presidente del comitato Addio Pizzo, ponendo l’accento sulla forza del fenomeno mafioso nelle città di provincia, ha voluto però evidenziare come la situazione sia in continua evoluzione, e come l’unione della società civile possa sconfiggere la cultura mafiosa:

“C’è un vento nuovo che soffia su questi territori! L’apporto di Addio Pizzo, delle forze dell’ordine e dei magistrati è certamente importante, ma non è niente se non viene accompagnato dall’impegno di tutti noi che siamo qui oggi”.

Il successivo intervento, è stato quello del giornalista e scrittore Lirio Abbate, che già nel 1993 aveva pubblicato, insieme a Vincenzo Bonadonna, un libro sul fenomeno mafioso nella provincia palermitana, “Nostra mafia dei monti”.

Esponendo il contenuto del testo, Abbate ha narrato l’evoluzione dell’organizzazione mafiosa nell’entroterra siciliano e palermitano in particolare. Nello specifico, Abbate ha ricostruito i rapporti fra le famiglie mafiose di tutta la provincia, e la facilità con cui dette associazioni riescono ad infiltrarsi e a tessere relazioni con ogni campo della società contemporanea.

“Ma quando le persone sono unite nell’affermare che facendo gruppo si può dire no alla mafia, allora si può fare la rivoluzione, soprattutto a partire dalla provincia”, ha concluso lo scrittore e giornalista siciliano.

In seguito è intervento il sostituto procuratore della dda di Palermo Francesco Del Bene, il quale ha posto l’accento anch’egli sul radicamento della mafia nel nostro territorio, come dimostra la mancanza di collaboratori di giustizia, uno solo nelle ultime operazioni antimafia, e il numero di arresti che con cadenza quasi biennale vengono effettuati nello stesso.

Gli arresti sono infatti pari se non superiori a quelli che vengono effettuati nella città di Palermo, a fronte della differenza fra una città con 1 milione di abitanti ed un paese con 40.000 abitanti in tutto il suo territorio.

Contestualmente, però, Del Bene ha sottolineato come l’imprenditoria locale, citando come esempio positivo quello del Dottore Gullo, si sia mossa spontaneamente nell’opera di contrasto all’infiltrazione mafiosa, lasciando ben sperare per il futuro.

“La battaglia è una sola”, ha affermato Del Bene, “sottrarre a Cosa Nostra consenso sociale. Le operazioni di polizia non sono bastevoli, occorre l’apporto di tutta la società. Per questo sono contento di sentire le parole della chiesa, e nei territori di Provincia, anche questa è una novità.”

Molto propositivo e diretto l’intervento del Sindaco Piero Capizzi, il quale, dopo aver sottolineato l’importanza di una corretta educazione alla legalità, anche attraverso esempio concreti come quello del Dottore Gullo. ha reso nota la volontà, da parte della sua amministrazione, di presentare in tempi brevi al consiglio comunale un regolamento che preveda la sospensione e l’esenzione per cinque anni dal pagamento delle imposte locali, per gli imprenditori che denunciano chi chiede loro il pizzo.

Un gesto concreto che ha trovato i favori dei vertici del comitato Addio Pizzo, in particolare di Ugo Forello, intervenuto successivamente, il quale ha dichiarato l’appoggio all’inziativa e la vigilanza affinché diventi un atto concreto.

Forello, a tal proposito, non ha lesinato uno strale polemico nei confronti dell’amministrazione Caputo, a suo dire capace di molte parole sull’antimafia, anche grazie ad un ufficio stampa particolarmente attivo, ma pochi fatti.

“Dobbiamo ringraziare le forze dell’ordine e la magistratura, perché per anni hanno lavorato in solitudine, mancando l’apporto della società civile e di una parte dello Stato. La società civile si è pian piano attivata, ed avere oggi qui l’amministrazione comunale di Monreale, con impegni concreti, è una novità ed un cambiamento. La rivoluzione è iniziata, bisogna che ognuno di noi faccia un salto di qualità”, ha concluso Forello.

Infine, è intervenuto il Prefetto di Palermo Santi Giuffrè, il quale ha sottolineato le difficoltà che incontrano gli investigatori quando si trova ad operare nella provincia palermitana, le stesse difficoltà che ha la persona perbene a vivere secondo i principi della legalità.

“Lo Stato deve stare accanto alle persone perbene”, ha affermato Giuffrè, “e deve dimostrare di saper funzionare, anche guardando all’uomo che c’è dietro ogni pratica. Per questo sono importanti gli strumenti del consumo critico, che danno la possibilità di scegliere secondo coscienza.”

All’incontro erano anche presenti molti membri del consiglio comunale, gli assessori Giuseppe Cangemi, Ignazio Zuccaro e Nadia Granà, Padre Inzerillo della curia arcivescovile, il Questore di Palermo Maria Rosa Maiorino, l’associazione nazionale di Polizia, il Generale della Guardia di Finanza Giancarlo Trotta, il colonnello dei Carabinieri Giuseppe De Riggi, il tenente colonnello Pierluigi Solazzo ed il capitano Paolo Del Giacomo.

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