Toti Gullo: ‘La denuncia è un atto di libertà. Con questo atto la mafia ha già perso’

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Araba Fenice desk

Si è tenuta oggi pomeriggio una seduta del consiglio comunale con, all’ordine del giorno, la solidarietà al consigliere comunale Toti Gullo e il tema della legalità. Dopo le dichiarazioni di solidarietà espresse dal Presidente del Consiglio, dal Sindaco e da vari consiglieri, (che tratteremo in un successivo articolo), ha preso la parola lo stesso consigliere, visibilmente commosso. Gullo ha subito ringraziato i presenti per le parole di solidarietà espresse nei confronti suoi e della sua famiglia, sottolineando come il triste evento sia configurabile come un messaggio rivolto anche al consiglio comunale e alla città.

Gullo ha fatto quindi un excursus storico per spiegare il perché si sia arrivati alla recente intimidazione:

“Questo evento si collega a fatti che per due anni hanno interessato la mia famiglia. Due anni fa mio figlio, titolare di una piccola ditta, è stato oggetto di estorsione. Le forze dell’ordine lo hanno svelato nell’operazione Nuovo Mandamento. Sono trascorse solo 24 ore tra l’estorsione e la decisione di andare a denunciare. La denuncia è, più che un dovere, un diritto. E’ il diritto di guardare i miei figli negli occhi e di essere guardato senza essere costretto ad abbassare lo sguardo. E’ un atto di libertà. E con mio figlio ritenevamo che bisogna sempre essere liberi di guardare negli occhi chi ti viene incontro. Era un momento difficile, pesante, che abbiamo voluto tenere sottotono. Poi ho deciso di candidarmi alle ultime amministrative, per dare un piccolo contributo all’amico Piero Capizzi. Gli amici di Alternativa Civica mi hanno voluto capogruppo. Ho accettato perché la mia esperienza poteva essere di collante ai consiglieri”.

Quindi una riflessione rivolta al sindaco Capizzi: “Se è vero che è stata la mia attività politica che si è scontrata con interessi mafiosi, sindaco, l’aspetta un compito difficile, deve essere commissario moralizzatore della città. Ho scoperchiato pentole che andavano scoperchiate”.

Gullo si è quindi rivolto al consiglio comunale: “E’ un messaggio inviato a tutta la politica. C’è chi guarda, chi ascolta, chi ti colpisce. Pensavo che il consiglio comunale potesse addormentarsi. Invece ne è nato un dibattito, è emersa tra i consiglieri comunali la consapevolezza che certi percorsi vanno intrapresi senza fermarsi. Io non mi arrenderò.

Se pensano di vincere questa guerra, sappiano che l’hanno già perduta. Noi tutti abbiamo la stima reciproca, dei nostri figli, e il rispetto. Loro non l’hanno. Si sentono forti quando bruciano di notte una macchina, ma in quel momento prende consistenza la loro sconfitta”.

Quindi un plauso rivolto alle forze dell’ordine presenti in sala: “Solo un infermo mentale può pensare di vincere contro le istituzioni che hanno conseguito così importanti risultati nel territorio contro la mafia”.

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