Mandamento mafioso di Corleone: i particolari dell’operazione di questa notte e le FOTO degli arrestati

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Corleone, 23 Settembre – I Carabinieri della Compagnia di Corleone e del Gruppo di Monreale hanno sviluppato una complessa ed articolata attività di indagine coordinata dalla DDA di Palermo e condotta sulla famiglia mafiosa di Palazzo Adriano, operativa nell’ambito del mandamento di Corleone, a seguito della quale nella mattinata odierna sono state arrestate cinque persone per associazione mafiosa. Antonino Di Marco, 58 anni, custode del campo sportivo comunale di Palazzo Adriano, (suo fratello Vincenzo era stato l’autista di Ninetta Bagarella, la moglie di Totò Riina). Assieme a lui sono stati arrestati Paolo Marasacchia, Nicola Parrino, Pasqualino e Franco D’Ugo.

L’indagine ha permesso di evidenziare l’esistenza di una vera e propria organizzazione criminale, dedita prevalentemente alla commissione di reati estorsivi con il tipico metodo mafioso, e di individuare con esattezza ruoli e funzioni dei suoi appartenenti.

Le indagini, sviluppate attraverso attività tecniche e servizi di osservazione e pedinamento, hanno permesso di ricostruire l’intero assetto della famiglia mafiosa di Palazzo Adriano, nonché il suo completo inserimento all’interno del mandamento mafioso di Corleone.

L’associazione ha continuato a mantenere saldamente in mano il controllo del territorio attraverso la pressante azione estorsiva nei confronti di imprenditori ed il controllo dei pubblici appalti. Le attività investigative hanno consentito, quindi, di accertare la consumazione di più episodi di pagamento, contribuendo a delineare ulteriormente l’operatività della locale famiglia mafiosa. Tali pagamenti, nella maggior parte dei casi, hanno mantenuto la canonica percentuale del 3% dell’importo complessivo del lavoro da eseguire. In altri casi, gli associati, oltre a richiedere il pagamento della somma di denaro, hanno imposto agli imprenditori anche l’utilizzo di manodopera e l’acquisto di materie prime presso imprenditori da loro indicati.

Quanto ai metodi utilizzati, al fine di convincere le vittime alla cosiddetta “messa a posto”, la consorteria ha utilizzato il classico metodo intimidatorio della bottiglia incendiaria. Inoltre, per attirare l’attenzione degli imprenditori, gli affiliati hanno proceduto anche ad effettuare furti e danneggiamenti all’interno dei cantieri proprio nell’immediatezza dell’inizio dei lavori.

In merito alla “cassa” le indagini sul sodalizio criminale di tipo mafioso operante tra Palazzo Adriano e Corleone hanno permesso di appurare anche che quella famiglia raccoglieva i proventi delle estorsioni all’interno appunto della cassa comune, gestita direttamente dal capo famiglia e utilizzata per finanziare le diverse azioni criminali nonché le piccole spese di tutti i sodali.

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