Piano di riequilibrio, questo illustre sconosciuto

0
Araba Fenice desk

Periodicamente, e negli ultimi mesi con cadenza quasi settimanale, il Piano di Riequilibrio Pluriennale rientra con prepotenza al centro della discussione politica. Le polemiche sui ripetuti ritardi e posticipi dell’esame al quale deve essere sottoposto presso il Ministero degli Interni per la definitiva approvazione, la recente politica fiscale, adottata dall’amministrazione della città, che deve rispettare i paletti, in termini di introiti, fissati nel piano stesso, lo hanno reso noto anche ai non addetti ai lavori. Ma per molti rimane ancora solo un vago concetto, quello di un grosso finanziamento che lo Stato fa ai comuni per risanare il proprio bilancio.

Abbiamo chiesto a Massimiliano Lo Biondo, che è stato componente della Commissione Bilancio durante i cinque anni di amministrazione Di Matteo, di illustrarci i termini e i contenuti del Piano.

lo biondo2“In questo periodo nel nostro Comune si è parlato tanto del piano di riequilibrio finanziario, e dell’iter di approvazione ad esso correlato. Ma, con l’iter autorizzativo del Ministero degli Interni giunto quasi alla fine, ci si potrebbe rendere conto di non sapere realmente cosa questo piano di riequilibrio finanziario sia.

È nota non da oggi, infatti, l’attesa che si ripone in esso, anche se, a ragionarci bene, non sono parimenti noti i contenuti, i vincoli e le misure tecnico/economiche che ne derivano: esse produrranno – ob torto collo – le priorità e l’impegno economico/temporale per la città, i cittadini, le famiglie, le forze produttive, imprenditoriali e sociali. Nessuno, neppure le future generazioni, escluso!

La cosa certa e nota quindi, sin dall’inizio, è l’idea che i conti del Comune sono unicamente legati all’approvazione del piano di riequilibrio; diversamente sarebbe dissesto economico!

Ciò è assolutamente vero, come è vero però il fatto che il piano di riequilibrio non è in sé un’autentica idea di sviluppo, un’incondizionata strategia politica e amministrativa: è un percorso finanziario che, con la supervisione del Ministero e della Corte dei Conti, autorizza e monitora il rientro dal debito per gli “Enti Strutturalmente Deficitari”.

Per il nostro Comune, nella fattispecie, il ricorso a esso deve servire a “risanare” uno squilibrio strutturale di bilancio pari a 32.717.905,01 € (con l’auspicio che la somma possa definitivamente ridursi grazie a un’eventuale e definita vincita del Comune sulla controversia legale con AMIA).

Una somma quindi considerevole, così composta: disavanzo di esercizio 2012 pari a 4.226.676,64 €; debiti fuori bilancio pari a 5.086.612,29 €; debiti ATO ammontanti a 13.211.567,85 (e se pensiamo alle somme già versate in tutti questi anni, allora, sarebbe forse necessario fare un respiro profondo e poi bere un bicchiere d’acqua e zucchero … magari per non svenire); controversia AMIA 849.462,58 € (sentenza prevista 4/5/2016); controversia AMIA 9.343.585,65 € (in prima istanza vinta dal Comune nell’udienza del 27/3/2013 del Tribunale Civile di Palermo).

Una criticità di 32.717.905,01 €, da dover prima risanare con l’intervento dello Stato, con la restituzione, in dieci anni, della somma allo stesso:

2.500.000,00 € per il 2013;

2.500.000,00 € per il 2014;

2.600.000,00 € per il 2015;

3.500.000,00 € per il 2016;

3.600.000,00 € per il 2017;

3.600.000,00 € per il 2018;

3.600.000,00 € per il 2019;

3.600.000,00 € per il 2020;

3.600.000,00 € per il 2021;

3.617.905,01 € per il 2022.

Una restituzione che, seppur alleggerita perché diluita nel tempo, sarà pur sempre e comunque a carico dei cittadini, anche attraverso l’aumento al massimo delle imposte comunali e l’accesso al fondo di rotazione (somme sempre da restituire).

Cosa c’è dietro a queste cifre? Sicuramente ci sono agli atti le pronunce della Corte dei Conti, ad esempio: (novembre 2013) sul rendiconto 2011 l’assenza d’informazioni dell’ammontare dei debiti nei confronti delle partecipate; l’assenza d’informazioni in merito al ripianamento del disavanzo dell’esercizio 2010; la carenza d’informazioni sull’oggetto dei debiti fuori bilancio; sul bilancio di previsione 2012, il mancato rispetto del patto di stabilità e la presenza di debiti fuori bilancio (18.298.180,00 €) senza alcuna previsione di stanziamenti per il loro finanziamento.

È chiaro allora che un eventuale parere negativo potrebbe equivalere a correre il rischio di essere travolti da un giudizio popolare magari impietoso, rispetto al quale, probabilmente, diventerebbe una lotta di tutti contro tutti, come diventerebbe difficile spiegare le ragioni di un eventuale pronunciamento-catastrofe, nonché gli ulteriori effetti catastrofici del dissesto; così come potrebbe diventare difficile spiegare il senso e il nesso logico tra l’assenza e talora il peggioramento dei servizi, la crescita del debito e l’utilità di una pressione tributaria gravata in questi decenni su ciascun cittadino monrealese (ad esempio nel 2012 – Fonte Ministero degli Interni – pressione tributaria pro-capite pari a 342,87 euro); diversamente, ovvero nel caso di parere positivo, l’entusiasmo, con tanto di auto-acclamazione e acclamazione di fans e supporters, assumerebbe il contorno della storia in cui tutti guardano il dito (il parere del Ministero) che indica la luna (i debiti e la pressione tributaria di cui dovranno farsi carico i cittadini)!

Allora un eventuale festeggiamento e auto-attribuzioni di meriti, anche della città o parte di essa, sarebbe da considerarsi davvero una vittoria collettiva o una vittoria di Pirro?”

Ricevi tutte le news
Potrebbe piacerti anche

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Twitter Auto Publish Powered By : XYZScripts.com