Indagine Poste Private. Nunzio Giangrande: “Mai avuto 30 milioni sul mio conto”

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Si avvia alla chiusura l’indagine della Procura della Repubblica di Palermo avviata a carico dell’imprenditore monrealese Nunzio Giangrande, titolare della società “Servizi Postali”, e di Graziella Torrisi, titolare della società “Posta più”.

L’inchiesta era nata ad ottobre 2012, in seguito a varie denunce sporte da malcapitati che si sono rivolti ad agenzie di poste private per pagare dei bollettini postali che, in seguito, non sono risultati effettivamente pagati. Da una prima indagine per scoprire la truffa era emerso che tante di queste agenzie non disponevano della necessaria autorizzazione della Banca d’Italia e dell’iscrizione ad un apposito albo per gestire bollettini postali. Avrebbero potuto spedire soltanto lettere o pacchi.

Un’indagine che aveva  raggiunto subito vaste dimensioni, dato che le agenzie coinvolte, riunite nei franchising creati dai rispettivi imprenditori, erano più di 70.

Nunzio Giangrande si era dichiarato subito vittima e non autore della truffa che aveva coinvolto centinaia di utenti. In effetti Giangrande risulta regolarmente iscritto presso l’albo regionale degli operatori postali, licenza n° LIC/766/2009.

In questi giorni alcuni giornali riportano che sul conto di Giangrande, aperto presso Poste Italiane, sono stati trovati 30 milioni di euro ancora sotto sequestro. Un’accusa infamante per il titolare della società, che ha deciso così di rompere il riserbo mantenuto durante questi lunghi mesi nel pieno rispetto del lavoro della magistratura.

“Nel rispetto della magistratura e degli organi inquirenti che stanno svolgendo le indagini mi limito soltanto a smentire ciò che le testate giornalistiche hanno pubblicato. Presso il mio conto corrente di Poste Italiane non sono stati trovati 30 milioni di euro in quanto non è mai esistita una tale giacenza, come si evince dagli estratti conto. Tutto il lavorato della “Servizi Postali” veniva consegnato presso gli uffici di Poste Italiane con le relative somme. La Servizi Postali svolgeva solo attività di faccendato e di consegna. Non ho mai avuto 180 conti correnti, bensì uno presso Poste Italiane. Ho presentato dal lontano marzo del 2012 diversi esposti alla Procura della Repubblica di Palermo e diverse querele su fatti illeciti notati ed accaduti. Credendo nella Giustizia e nella Magistratura attendo l’esito delle indagini e sono pronto a rispondere sulla mia estraneità a tali accaduti”.

Giangrande infine attacca come superficiale la nota riportata dai giornali: “Non capisco come mai, se fossero stati trovati 30 milioni di euro sul mio conto, non siano stati restituiti alle vittime della truffa invece che sequestrati”.

Giangrande si dichiara sereno, per un’indagine che volge al termine.

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