Valentina, a 23 anni bloccata in casa. L’amministrazione cerca una soluzione

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Può ancora, nel 2014, una sola rampa di scale precludere ad una ragazza di 23 anni il mondo esterno? Può diventare la propria abitazione una prigione perché nessuno si assume la responsabilità di trasportare, lungo una decina di gradini, una ragazza disabile e la sua carrozzella?

E’ quello che si chiede Veronica Lo Porto, la mamma di Valentina, una ragazza affetta dalla nascita da una grave malattia, la tetraparesi spastica, una forma di paralisi cerebrale che colpisce entrambi gli arti superiori e inferiori. Una malattia invalidante che la costringe a trascorrere le sue giornate incollata su una sedia a rotelle, tagliata fuori dai rapporti con il mondo esterno, da quando nessuno più si è assunto la responsabilità di trasportare Veronica e la sua carrozzella per quella rampa di scale. Quella della propria abitazione.

Veronica vive in una casa di campagna a Piano Geli, una borgata collinare posizionata tra San Martino delle Scale e Boccadifalco appartenente al comune di Monreale.

Il comune garantisce il servizio di trasporto per i disabili. Regolarmente il pulmino, con tanto di autista ed accompagnatore, si presenta dinanzi l’ingresso dell’abitazione D’Amico, ma poi c’è quella rampa di scale, un ostacolo architettonico apparentemente insormontabile.

“Prima si occupavano mio marito o l’altra mia figlia di trasportare Valentina fino alla strada”. Ma il marito è malato e la sorella di Valentina si è sposata, non abita più con lei. E così, da più di due anni, Valentina non può raggiungere il centro di Fisioterapia di Palermo, né può frequentare la scuola.

Mamma Veronica ha lanciato diversi appelli, perché non vuole arrendersi. Valentina non lo merita, così come tanti altri bambini e ragazzi affetti da malattie invalidanti, ulteriormente penalizzati dalla presenza di barriere architettoniche. E non lo meritano neanche le loro famiglie, troppo spesso lasciate sole a vivere grossi drammi familiari.

“Abbiamo chiesto aiuto anche in parrocchia per trovare dei volontari che ci potessero assistere, ma nessuno ha risposto all’appello”.

“Mia figlia piange – racconta la madre – vorrebbe andare a scuola, l’unica valvola di sfogo che le sia concessa, e frequentare le compagne”. La ragazza frequentava l’Istituto d’Arte Mario D’Aleo di Monreale. Da settembre avrebbe dovuto riprendere a frequentare il IV anno.

La mamma di Veronica ha accettato di parlare con la stampa, per dare risalto mediatico alla sua vicenda. C’è riuscita. Il sindaco di Monreale, Piero Capizzi, insediatosi da due mesi, si è subito interessato al caso. Ha contattato personalmente la signora e i servizi sociali del comune per avere chiarimenti.

Presso l’abitazione D’Amico era già stato fatto un sopralluogo in passato, con un assistente sociale e un tecnico del comune. “La casa della ragazza – fa sapere l’assessore alla Solidarietà Sociale Giuseppe Cangemi – è ubicata a monte di una strada privata, troppo impervia per essere attraversata dal pulmino comunale”. Inoltre, in base al regolamento comunale, né l’autista né l’accompagnatore del pulmino sono autorizzati a trasportare la ragazza lungo la scala e lungo la strada.

La responsabile del servizio, la dott.ssa Filippi, fa notare come la ragazza, data la gravità della malattia, andrebbe accompagnata a bordo del mezzo pubblico da persona idonea a garantire eventuale assistenza medica. Né l’autista né l’accompagnatore hanno le competenze per fornire questo servizio. L’assessore non vuole darsi per vinto e si impegna a trovare a breve una soluzione: “Valentina non sarà abbandonata”.

Noi, come abbiamo promesso alla mamma, non le lasceremo sole, e continueremo a seguire il loro caso e a dare risonanza mediatica finché non si giungerà ad una positiva conclusione.

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