Ice Bucket Challenge? No, grazie

0
Araba Fenice desk

Doccia con il secchio d’acqua ghiacciata? Non la farò.

L’Ice Bucket Challenge è stata un’idea geniale lanciata dall’Als, l’associazione americana che aiuta i malati di Sla (sclerosi laterale amiotrofica) e le loro famiglie, per raccogliere fondi. Una sfida divenuta subito virale, che ha fatto il giro del mondo e ha coinvolto come testimonial volti noti della politica, dello spettacolo, dello sport, che hanno fatto da cassa di risonanza facendo crescere in maniera esponenziale le adesioni al gesto simbolico come anche le donazioni. Alla campagna ha aderito anche l’Aisla, l’Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica. Sul sito dell’associazione si possono trovare gli estremi per le donazioni. Fino ad ora, segnala l’Aisla sul suo profilo Facebook, sono stati raccolti in Italia 125 mila euro.

La Sla (o morbo di Lou Gehrig, malattia di Charcot o malattia dei motoneuroni) è una malattia degenerativa e progressiva del sistema nervoso che colpisce i neuroni che controllano il movimento. Tra le conseguenze, la perdita della capacità di deglutire, di articolare la parola e di controllare i muscoli scheletrici, con una progressiva paralisi. Secondo le stime dell’Aisla, sono circa 5.000 i malati in Italia, e le sue cause sono sconosciute. Accertarle è uno degli obiettivi della ricerca. «Da un mese – dichiara il presidente dell’Aisla, Massimo Mauro – tutto il mondo parla della ricerca sulla Sla: era una malattia dimenticata, ma adesso non lo è più grazie a questa vera e propria campagna di comunicazione».

In molti, alla nomination ricevuta, hanno però risposto con un semplice “No grazie”. Primo fra tutti Papa Francesco, forse il più nominato in assoluto, che ha preferito evitare un momento di esibizione personale, ricordando come “la vita di un cristiano sia piena di atti generosi – ma nascosti – verso il prossimo”.

Anche molti responsabili della comunicazione hanno disertato l’invito del premier Renzi ad aderire alla secchiata.

Da trovata geniale per permettere la veicolazione di informazioni su una malattia grave e diffusa, da idea nobile per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza del contributo volontario alla ricerca, rischia adesso di trasformarsi in uno strumento ad uso e consumo dell’egocentrismo di chi vuole essere necessariamente social o, soprattutto nel caso di tanti politici, di chi vuole mascherarsi di quella simpatia e di quel buonismo che potrebbe non appartenergli, svilendo così il significato profondo e personale del gesto.

Per ultimo, la pubblicità della donazione rischia di divenire il termometro per misurare la generosità di questa o quella persona pubblica.

L’iniziativa è e rimane lodevole, soprattutto alla luce dei risultati conseguiti. Non giudico chi ha deciso di aderire pubblicamente alla doccia fredda, avrà avuto le sue valide e nobili motivazioni. Ma non mi sento di applaudire alla secchiata dei nostri politici, che hanno ben altro da fare per contribuire alla ricerca contro le malattie, né quello dei responsabili della comunicazione, che, come ha dichiarato Enrico Mentana, hanno ben altri strumenti per attrarre l’attenzione su un problema.

Ricevi tutte le news
Potrebbe piacerti anche

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Twitter Auto Publish Powered By : XYZScripts.com