I SIC a fuoco, Natura 2000, l’inoperatività degli enti sovra-comunali e il futuro degli habitat….

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Araba Fenice desk

Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di Massimiliano Lo Biondo:

“E’ questa la frase che mi torna in mente di fronte al ripetersi degli incendi, avvenuti anche in queste settimane, che puntualmente devastano il nostro territorio, portando via tra le ceneri e indistintamente tutti i tipi di flora e di fauna.

In particolare questa frase non ha smesso di girare nella mia mente già quando ho appreso dell’ennesimo incendio a ridosso della SS 186, che ha poi portato alla chiusura della stessa al traffico veicolare.

E questa frase ha trovato la sua ragione forte soprattutto perché è chiara in me la consapevolezza che quella non è una “semplice” zona dove insiste una “semplice” strada: una parte di quell’areale è classificata dal Ministero dell’Ambiente e dalla Regione Sicilia come zona SIC, cioè Sito d’Interesse/Importanza Comunitario/a (Site of Community Importance).

Una parte di territorio, insignificante magari per alcuni, che invece condivide la propria importanza e peculiarità (flora e fauna) di zona SIC con Torretta, Isole delle Femmine, Palermo, Capaci, Carini e Montelepre.

Il tutto per un’estensione areale di 6.090 ettari!

E in questa zona SIC, che ha denominazione “Raffo Rosso, M. Cuccio e Vallone Sagana”, la parte della SS 186, andata ancora una volta in cenere, è compresa nella Vallone Sagana.

Come del resto tante altri parti del nostro vasto territorio andate più volte in cenere.

Ma questo sembra essere poco saputo o forse sin troppo dimenticato da quegli enti sovra-comunali che invece dovrebbero essere qui presenti anche quando è assai lontana la stagione degli incendi!

Ho persino pensato che qualcuno degli enti sovra-comunali possa avere avuto il timore di una polemica sulla tangibile assenza di una loro operatività, d’investimenti all’interno di un sito d’importanza comunitaria.

Un Sito d’Importanza Comunitaria definito tale poiché il suo ecosistema mantiene e ripristina (ma forse oggi sarebbe corretto dire “dovrebbe mantenere e dovrebbe ripristinare”) un habitat naturale, in cui sono ad esempio presenti (….forse lo erano….?) volatili come il Falco peregrinus, la Pernis apivorus, il Falco vespertinus; Vegetali come Cyclamen hederifolium, Oleo-Querco virgilianae, Rhamno-Querco ilicis, Oleo-Euphorbio dendroidis.

E fatto ancora da non trascurare è che quel SIC rientra in Natura 2000, quindi con lo scopo rafforzativo – europeo – di proteggere e conservare l’habitat e le specie – animali e vegetali – identificati come prioritari dagli Stati membri dell’Unione Europea.

E invece di fronte a tutto questo?

Il ripetersi degli incendi durante la stagione estiva e l’assenza di controlli che purtroppo facilitano la devastazione della flora e della fauna dei nostri luoghi!

Con la certezza che un giorno tutto questo potrebbe forse finire con lo assumere le caratteristiche di una colpa e di una grande responsabilità, soprattutto di coscienza!

E lo diverrebbe se un giorno non tutti riuscissimo ad accettare il fatto che questa terra ci è stata prestata dai nostri figli….Perché è a loro che la (ri)consegneremo!

E se questo concetto verrà da tutti accettato, quindi oltre le classiche norme poi come ora disattese, forse si potrà cominciare a parlare di politiche sostenibili, magari di vero e strutturato turismo ambientale, così come accade normalmente da decenni in altri posti d’Europa.

E in questa dimensione di politiche sostenibili forse si potrà cominciare a parlare seriamente di politiche ambientali, sino ad esempio a pensare a un vero parco, un habitat sano, dove la flora e fauna non avranno mai come nemico il fuoco….”

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