Legami di Memoria, Teresi: ‘Oggi questo Stato ha ancora bisogno della mafia’

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Araba Fenice desk

Monreale, 18 luglio – “Siamo qui per ricordare Paolo Borsellino ma non possiamo in questo luogo non ricordare Emanuele Basile. Quando venne ucciso, Paolo disse che era stato ammazzato al suo posto e pianse. Da allora gli affidarono la scorta e la nostra vita cambiò. Non potrò mai scordarmi che la sua prima uscita protetto la fece alla comunione di mia figlia”. Così Rita Borsellino ieri sera al Savoia ha voluto ricordare il fratello nell’ambito di “Legami di memoria”, la manifestazione organizzata dall’Arci per fare memoria del 19 luglio 1992.

Una “prima” assoluta: solitamente l’iniziativa è fatta alla biblioteca comunale di Palermo in ricordo dell’ultimo discorso di Borsellino dopo la morte di Giovanni Falcone. Un’occasione, messa in piedi grazie all’infaticabile lavoro del presidente dell’Arci Palermo Tommaso Gullo e ai giovani di Arci Link, mal colta dai monrealesi che si sono presentati in pochi all’appuntamento al quale hanno partecipato anche Sarina Ingrassia, il procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi, il collega Domenico Gozzo, anch’esso procuratore aggiunto a Caltanisetta, l’assessore Ignazio Zuccaro e il consigliere comunale Marco Intravaia

Una serata in “famiglia” , come la definiscono in molti che partecipano da anni, ma che non ha risparmiato schiaffi alla politica da parte dei due magistrati: “In questi anni ci siamo resi conto che stiamo sbattendo contro un muro di gomma impenetrabile di fronte a certe scomode verità. Si preferisce smussare gli spigoli di fatti avvenuti 22 anni fa; svelarli sarebbe dirompente per la politica. Malgrado le evoluzioni momentanee la politica non è mai cambiata perché non ha vinto la logica della guerra ma ha vinto la logica della connivenza. Oggi questo Stato ha ancora bisogno della mafia”, ha spiegato Vittorio Teresi. Parole rincarate da Gozzo: “In questi cinque anni a Caltanisetta ho visto smemorati che dopo anni ricordavano brani di una verità che erano riusciti a nascondere per 18 anni. Avremmo bisogno di un pentito politico” E facendo riferimento alle intercettazioni tra Nicola Mancino e l’allora titolare del potere disciplinare: “Forse non è vero che questi politici non parlano chiaramente. Forse parlano chiaramente tra di loro, non se sono in udienza o ad una manifestazione come questa. Sulle nostre teste si stava giocando un gioco molto più grande di noi. Sulle nostre divisioni qualcuno poteva speculare. Quello che hanno cercato di fare, imporre a una procura un determinato orientamento, non era mai accaduto. Nessuna delle procure in campo aveva mai preteso ciò”. Un clima pesante ma sotto controllo secondo Teresi convinto “che in questo momento alla mafia creare nuovi martiri ed eroi non serve. Un attentato in questo momento sarebbe un errore strategico di Cosa Nostra e costringerebbe la politica a cambiare determinati percorsi”.

I due non hanno risparmiato critiche nemmeno al Governo Renzi: “Vorremmo sapere – ha ironicamente detto Gozzo – cosa si sta facendo nel campo della giustizia in questo momento. In realtà ancora non c’è niente di definito soltanto alcune slide, probabilmente già pronte per qualche conferenza stampa del nostro premier ma ancora di norme scritte non ce ne sono. Non ci siamo potuti confrontare con quelle che potrebbero essere le difficoltà sul campo della responsabilità personale dei magistrati”.

Dello stesso parere il procuratore aggiunto di Palermo: “Aspetto con trepidazione le proposte. Ho sentito parlare di mobilità a proposito della mancanza di organico. La mobilità cozza con il principio costituzionale della inamovibilità del magistrato che resta una garanzia per i cittadini. Siamo ancora in uno stallo. Non vedo quell’ansia di superare i problemi che abbiamo”. Teresi non ha risparmiato critiche anche al Governo nemmeno in merito alla vicenda Errani: “Mi stupisce un atteggiamento di garantismo forte, deciso, determinato quando si è dimesso Vasco Errani. Da parte della politica vicina non è uscita una parola sul merito delle accuse ma solo parole di difesa per riaffermare il principio di non colpevolezza che viene chiamato impropriamente di innocenza. Ma non è così”.

Probabilmente questa di Monreale sarà l’unica manifestazione cui parteciperà l’ex collaboratore di Borsellino stanco “dell’ormai consunta etichetta dell’antimafia, utilizzata a destra e a manca. Ormai è sbiadita, non si legge più bene, non si capisce cosa voglia dire. Quale faccia ha oggi l’antimafia sociale?”. Le ultime parole di Gozzo sono state dedicate al tema della famosa trattativa: “Che Stato vogliamo? Vogliamo uno Stato che tratta con la mafia? Lo Stato può far tutto. Il problema è: noi cittadini vogliamo che lo Stato tratti con la mafia e lo faccia sul sangue dei morti? Noi siamo stati accusati di essere una casta di giudici che mette la morale nell’amministrazione della giustizia”.

Un parere sostenuto anche da Teresi: “Trattare rientra nei poteri del Governo. Se il problema fosse di stabilire realmente che trattare con la mafia, concedere qualcosa per assicurarsi di non avere più stragi, allora potrebbe rientrare nei poteri di un Governo. Ma nella trattativa di cui stiamo parlando la parte mafia metteva sul piatto della bilancia le altre stragi che ha fatto. Per ottenere di più non ha minacciato di fare stragi le ha eseguite. Non è un fatto morale ma non è stato capito che si aveva a che fare con qualcuno che per ottenere benefici ammazzava le persone. Questo è un fatto doloso, penalmente rilevante”.

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