MELVINS – GLUEY PORCH TREATMENTS

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Secondo Kurt Cobain infatti, che li venerava, “in un concerto dal vivo dei Melvins non riuscirai a capire molte parole, come del resto succede con qualunque gruppo, ma sentirai l’energia negativa. La musica è energia. Una sensazione, un’atmosfera. Sentimento.

I Melvins hanno e avranno sempre le chiavi di volta dell’emozione”. E non possiamo prendere questa affermazione per esagerata dopo che avremo sentito i Melvins, diventato uno dei gruppi cult dell’Alternative e del successivo Grunge. Anche loro, come la maggior parte dei gruppi che recensisco (casualmente), sono di difficile classificazione, per il loro approccio alla musica e la loro sperimentazione, senza contare un singolare senso dell’umorismo.

La musica dei Melvins è un mix di Hardcore Punk e Sludge Metal e Alternative Rock e forse anche qualcos’altro ed è molto figa. Il loro sound è molto cupo, estremamente cupo, profondo, viscerale, sembrano i Black Sabbath che suonano Hardcore, e a questa band si sono ispirati per i loro ritmi enormemente lenti ed ipnotici.

Come appunto disse Kurt, ai loro live “sentirai l’energia negativa”, mentre, sempre a detta sua, vedi il leader Buzz Osborne che in un dondolio autistico e rituale emette suoni gutturali provenienti dalle viscere, armonici, oscuri e accompagnati da “uh”, note tra le più basse possibili, come se stesse picchiando su un tagliere.

Il violento sound di chitarra e batteria è una perfetta miscela di Black Flag e Black Sabbath, aggressivo, trascinante, ipnotico. E senza questa band, il 90% dei gruppi Grunge non esisterebbe, Nirvana compresi. Gluey Porch Treatments è il loro primo album dell’83, e anche se forse, essendo l’esordio, non è molto considerato dai fans, che prediligono altri loro capolavori, per me è QUESTO il capolavoro dei Melvins. Scuro, lugubre, cavernoso, malato.

Con la batteria, il basso e la chitarra che colpiscono come palle di cannone e la voce di King Buzzo corposa, rauca e potente, a volte lacerante come il miagolio di un gatto mentre un tir lo sta investendo. Per avere un impatto immediato con la loro musica, vi consiglio di ascoltare (se vivete isolati dal mondo anche a tutto volume) la traccia d’apertura di questo disco, Eye Flys. E’ un’ammaliante spirale di marciume e oscurità irresistibile.

Non recensirò canzone per canzone il disco, anche perché sono quasi trenta brani, vi dico solo che nel migliore dei casi, ascoltarli sembrerà come annaspare in una cisterna di candeggina. Ma non se ne può fare a meno. Il loro sound strappa-interiora (non sono così banali da entrarti semplicemente dentro!) è inevitabilmente magnetico.

Quindi fate in modo di procurarvi questo disco e mettetevi comodi. Il suo sound depravato vi conquisterà. E scommetto una mia mano che ci lascerete le penne.                         

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