“Risorsa differenziata”, primo incontro Sabato pomeriggio presso il “Circolo Italia”

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Monreale, 7 Luglio. Ha avuto luogo Sabato 5 Luglio, il primo della serie di incontri sulle problematiche dei rifiuti “Risorsa differenziata”, organizzato dal biologo Sergio Calderaro in collaborazione con varie associazioni del territorio (clicca qui).

Relatori della giornata, che ha avuto scopo introduttivo ed esplicativo delle potenzialità del ciclo legato alla raccolta differenziata come metodo risolutivo per l’emergenza rifiuti, lo stesso dott. Calderaro, nonché il dott. Ino Genchi e la dott.ssa Gabriella Filippazzo.

Ad introdurre i lavori, Sergio Calderaro, che ha voluto chiarire col suo intervento, di cosa si parla quando si pensa ai rifiuti.

Esponendo i vari materiali che sono comunemente presenti in un sacchetto di rifiuti, Calderaro ha voluto far notare ai presenti, un gruppo di cittadini che è stato molto partecipativo nel corso dei lavori, quanti anni debbano passare perché alcune di queste componenti si degradino: scopriamo così che perché il vetro si degradi, ci vogliono almeno 4.000 anni, ad esempio, e che per questi motivi, in alcune discariche del nord Europa ed America si sta procedendo a degli scavi per recuperare l’alluminio o altre risorse.

In seguito, Calderaro ha affermato che anche l’ormai nota tecnica della “pirolisi”, presentata ai monrealesi durante la campagna elettorale, non sia altro che un impianto di termovalorizzazione sotto mentite spoglie, e che i risultati della combustione in assenza di ossigeno sono imprevedibili quanto quelli dei normali inceneritori. Il processo che porterebbe i rifiuti ad essere smaltiti tramite l’impianto a pirolisi, inoltre, comporterebbe una prima differenziazione fra rifiuti umidi e secchi, rendendo così più conveniente procedere ad una completa differenziazione.

In seguito è intervenuta la dott.ssa Gabriella Filippazzo, membro dell’ISDE, che ha approfondito alcuni aspetti delle attuali metodiche di smaltimento dei rifiuti, con particolare attenzione ai cosiddetti termovalorizzatori, che, come ha fatto notare, altro non sono che comuni inceneritori (a tal proposito, la dott. Filippazzo ha posto l’accento anche sulla questione semantica: il termine “termovalorizzatore”, infatti, esiste solo nella nostra lingua).

Alcuni esempi concreti, addotti dalla dottoressa dell’ISDE, hanno reso più chiari i concetti da lei espressi: in riferimento al termovalorizzatore di Brescia, e ad alcuni studi comparativi fra il modello “inceneritore” ed il modello “Priula”, le analisi hanno evidenziato come, su un milione di tonnellate di rifiuti da smaltire, il trattamento con inceneritore produca un residuo di 210.000 t di materiale da conferire in discariche speciali, quello della raccolta differenziata e del cosiddetto trattamento a freddo solo 100.000 t.

Ma le cifre si fanno sorprendenti guardando alle conseguenze sulla salute di un inceneritore: studi scientifici documentati su scala mondiale hanno confermato che, nelle zone esposte ai fumi provenienti dalla combustione dei rifiuti, l’incidenza dei sarcomi aumenta del 44% rispetto al normale, la mortalità aumenta di 10,97 volte e le neoplasie infantili hanno un rischio relativo di 2,1 volte maggiore di ciò che si registra in media. In sintesi, polveri sottili e diossine (riconosciute dal 1997 come cancerogeno certo), per la loro conformazione producono modificazioni epigenetiche nell’uomo.

La dottoressa Filippazzo ha, in chiusura d’intervento, esposto le azioni concrete da attuare per una corretta gestione dei rifiuti: “Un’azione fondamentale da attuare sarebbe quella di riuscire ad intervenire sulla politica mondiale, nazionale, regionale e locale. Parola chiave, a livello locale, deve essere il “trasferimento in adeguata filiera”, che elimina il proliferare di “discariche incontrollate”, come sono quelle Bellolampo e Mazzarà Santandrea”.

A seguire l’intervento della dott.ssa Filippazzo, quello del dott. Ino Genchi, dal titolo : “ma i rifiuti sono rifiuti? Il futuro non si butta”.

Nell’introdurre la sua analisi, il dott. Genchi ha esposto la condizione di una regione, quella siciliana, commissariata, per ciò che riguarda i rifiuti, fin dal 1999, e che in 15 anni non è riuscita a risolvere la questione.

Anche l’opinione pubblica ha le sue responsabilità in questo senso, dato che l’attenzione di media e cittadini si rivolge al problema solo in presenza di fatti eclatanti, come la sospensione del servizio di raccolta.

Entrando poi nel merito della questione, Genchi ha voluto sottolineare le due vie di approccio allo smaltimento dei rifiuti, una problematica che nasce nella nostra epoca con l’introduzione dei materiali plastici: quella delle “due F”, che identificano il processo di conferimento in discarica (“la via del fosso”) e di incenerimento (“la via del fuoco”), e quella delle “cinque R” (riduzione a monte, riuso, riciclo, raccolta porta a porta e riprogettazione), che fa invece riferimento ad una corretta filiera di smaltimento e raccolta differenziata.

Il processo di conferimento in discarica è un metodo che porta ad un binario morto, poiché prima o poi le discariche tendono a riempirsi e non essere più utilizzabili; anche il processo di incenerimento non risolve il problema, non fosse altro perché, come anticipa il principio di conservazione della massa, il fuoco non fa diminuire la massa dei rifiuti, semplicemente trasferisce una parte di essa nel comparto aereo, generando le conseguenze esposte dalla dott. Filippazzo.

Ma, andando ancor più nello specifico, la questione da affrontare è anche un’altra: c’è un motivo per cui l’inceneritore è conveniente, se si eccettua il guadagno che ne hanno costruttori e gestori?

Qui, le risposte del dott. Genchi sono illuminanti:

-incenerire non elimina le discariche, in quanto le ceneri, i residui, devono comunque occupare uno spazio;

-incenerire sciupa energia, mentre riciclare è energicamente vantaggioso;

-incenerire fa aumentare l’effetto serra;

-incenerire ruba risorse, perché ci fa sciupare materie prime che potrebbero essere riutilizzate;

-incenerire costa di più, rispetto alle altre fonti di produzione energetica;

-incenerire inquina: il processo, infatti, produce circa 250 molecole chimiche, alcune talmente tossiche che vanno misurate in picogrammi, la miliardesima parte del grammo, su metro cubo;

-l’inceneritore non sviluppa lavoro: quello di Brescia, ad esempio, costato 300milioni di euro, produce lavoro per circa 70 persone. Con la stessa cifra, il ciclo della raccolta differenziata, può dare lavoro a 3.000 persone, con un impatto occupazionale molto superiore.

Qual è quindi, la cura che propone il dott. Genchi?

La soluzione è da cercare in una corretta attuazione della raccolta differenziata porta a porta, che permette di differenziare bene e selezionare il materiale all’origine, conseguentemente abbattendo i costi per i cittadini.

La parte umida può essere facilmente trasformata in compost, attraverso l’impianto di una biocella che lavora quasi a temperatura ambiente, mentre tutto ciò che resta può essere utilizzato per produrre (anche con la tecnologia italiana di Carla Poli, del centro riciclo di Vedelago), una speciale Sabbia sintetica, che ha tantissimi utilizzi.

A livello politico, poi, il cittadino va incentivato, facendogli capire che ne ha un guadagno diretto ed indiretto.

La giornata si è quindi conclusa, con i presenti soddisfatti e desiderosi di una maggiore partecipazione di cittadini e parti politiche ad iniziative del genere, che possono aprire concrete possibilità di recupero per quella che attualmente è un’emergenza continua.

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