NEUTRAL MILK HOTEL – IN THE AEROPLANE OVER THE SEA

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Araba Fenice desk

 Così inizia l’album più controverso e bello dell’Indie Rock statunitense, ad opera della band del musicista Jeff Magnum, i Neutral Milk Hotel, nati sul finire degli anni ’80 per terminare sul finire dei ’90. Fu una band molto “ambigua” e sperimentale, capace di fondere psichedelia e folk rock lo-fi come nessuno prima e dopo loro. Saltano subito alle orecchie, già dal primo ascolto, ciò che rende questa band in un certo senso enigmatica: i testi, oscuri, poetici e dal significato velato, quasi delle favole nere, in contrapposizione con una musica spensierata, puramente indie (se pur resa unica dalle sperimentazioni sixties prima citate) e accompagnata dalla voce scanzonata di Magnum. 

Temi come l’amore, la religione, la caducità umana, la morte, la vita, sono qui rivestiti da pennellate delicate di chitarra acustica, e trasformati in racconti fantastici e talvolta allegorici, come, esempio lampante, nel brano che apre l’album, The King Of Carrot Flowers. Diviso in tre parti differenti, in questo brano la band riesce a combinare i ricordi d’infanzia di Jeff Magnum, l’amaro rapporto tra una madre alcolizzata e il marito depresso, i desideri di fuga attraverso un mondo che è come un mare in tempesta, un’appassionata espressione d’amore enfatizzata da un’invocazione a Gesù Cristo. Il tutto intessuto in un testo assolutamente favolistico e sognante, avvolto da una musica ora folkeggiante ora un rock più duro, ma sempre spensierato.

“E un giorno moriremo/ e le nostre ceneri voleranno/dall’aeroplano sopra il mare/ ma poiché ora siamo giovani/ lasciaci giacere nel sole” recita il testo della title track, morbida e dolce ballata malinconica di varia interpretazione, come tutti i testi dei Neutral Milk Hotel, del resto.

Io, se posso dirlo, non do molta importanza ai testi nella musica, pur conoscendoli, perché penso che il grosso che l’artista vuole interpretare lo esprime attraverso la musica, se così non fosse scriverebbe poesie, non canzoni.  Ma la musica dei Neutral Milk Hotel, ascoltata conoscendo bene i testi, ha tutto un altro sapore, lo garantisco. Non perché essi siano più validi della loro musica, ma perché è semplicemente un’esperienza da brividi. Perfettamente compenetrati con la musica, non possono prescindere da essa. Per molte canzoni di altre band, ascoltarle capendo o no il testo francamente non ha importanza, ma per i Neutral Milk Hotel, ascoltare le loro canzoni senza sapere cosa stanno cantando, è come perdersi un grande pezzo di un qualcosa di assurdo e bellissimo, come vedere una strega volare senza la scopa.

Le mie idee sulle interpretazioni dei testi di questo disco me le sono fatte, ma non ve le dico. Ascoltateli, comprendeteli, entrateci dentro, cantateli forte. Tuffatevi nella splendida mini-suite Oh Comely, tenue e cruda, da pelle d’oca, riflessioni sgorgate dalla mente di Magnum dopo la lettura del diario di Anna Frank.

Promettete che farete tutto questo. Non ho altro da dire, troppe parole alla fine per spiegare l’Arte non servono, anche perché la prima cosa sbagliata che si possa fare quando se ne parla è cercare di spiegarla. “Parlare di musica è come ballare di architettura”, diceva Frank Zappa. Quindi la concludo qua, lasciandovi, per citare Oh Comely, a questa “dolce, stupida musica eloquente, magica“.

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