Tra reliquie di Santi, un salto indietro di tre secoli

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A gennaio ha preso il via la catalogazione e l’informatizzazione dei documenti appartenenti all’archivio storico del Collegio di Maria. Un archivio di grande spessore, fino a pochi mesi prima sconosciuto alla Sovrintendenza ai Beni Culturali della Provincia di Palermo, cioè fino a quando la dottoressa Antonella Vaglica, storica dell’arte, non vi si è imbattuta durante gli studi di specializzazione in “Storia dell’arte medievale e moderna per la tutela, la gestione e la valorizzazione del patrimonio culturale” (Titolo della tesi: la chiesa della SS. Trinità e il Collegio di Maria a Monreale).

Oggi la dottoressa Vaglica, condividendo l’interesse per la  salvaguardia di questo patrimonio documentario con il Presidente della Fondazione ”Greco Carlino”, dott. Antonio Cangelosi, e con l’amministrazione tutta, ottenuta l’autorizzazione dalla Sovrintendenza, si trova a capo di un gruppo di lavoro che sta conducendo una certosina attività di analisi, di recupero e, laddove necessario, di restauro dell’archivio storico.

E per la prima volta dopo circa 300 anni, uno strato di polvere è stato spazzato via da documenti storici che raccontano un pezzo di storia del vasto territorio della Diocesi di Monreale, dove l’anno zero è segnato dalla nascita del Collegio di Maria, intorno al 1724.

E’ una storia fatta di giovani collegiali, di educazione, di devozione cristiana, inevitabilmente pregna di connotazioni economiche, culturali, antropologiche.

I documenti sono stati trovati in un discreto stato di conservazione. Ad una prima sommaria analisi si tratta di 24 registri, 30 faldoni, 600 carte sciolte, 150 carpette e 10 filze, conservati senza rispettare alcun ordine scientifico.

La parte più interessante dell’archivio, sotto l’aspetto etnografico, storico e religioso, è certamente quella relativa alle “autentiche di reliquie” che ricoprono un periodo di tempo che va dalla metà del settecento ai primi anni del novecento.

Si tratta di decine e decine di certificati, bollati dal sigillo vescovile, a garanzia che non ci si trovava dinanzi ad un falso.

Tutti adottano la stessa formula. Le intestazioni cambiano in base ai vescovi o ai committenti del tempo.

Un documento riporta: “Ex Capillis et Veste Buscordis Purpurea San Carli Borromei” “Et Adriana Virgine et Martire”. Attesta l’autenticità dei capelli e della veste purpurea di San Carlo Borromeo e delle ossa di Adriana Vergine e Martire.

Un altro documento certifica che ci troviamo in presenza delle ossa di Santa Caterina Senensis. : “OMNIBUS CHRISTI FIDELIBUS FIDEM FACIMUS, AC TESTAMUR, QUOD NOS AD MAJOREM OMNIPOTENTIS DEI GLORIAM, SUORUMQUE SANCTORUM VENERATIONEM RECOGNOVIMUS EX AUTHENTICIS LOCIS EXTRACTAM SEQUENTEM SACRAM RELIQUIAM VIDELICET EX OSS. S. CATHARINE SENENSIS

Un altro ancora è la prova che nella Chiesa erano conservate le vesti di S. Giovanni apostolo ed evangelista “…. EX VESTE S. JOANNIS APOST. ET EVANG.

Una reliquia certamente cara ai monrealesi sarebbe stata quella delle ossa di S. Castrense, patrono del comune normanno: “… EX OSSIBUS S. CASTRENSIS EPISC. CONF”.

Ma a fronte delle decine di certificati di autenticità, le reliquie sono andate perse nel corso dei secoli, con una sola eccezione.

All’interno dell’angusta stanza del Collegio, tra cumuli di documenti, l’equipe ha scovato una reliquia, ancora sigillata con la ceralacca. Un oggetto che le studiose, da credenti, hanno manipolato con estrema delicatezza e devozione, pervase dalla sensazione di trovarsi dinanzi a qualcosa di talmente sacro da non essere degne di toccarlo.

La reliquia risale al 26 Febbraio 1866, all’epoca dell’episcopato del Vescovo Benedetto D’Acquisto. Si tratta del sangue di S. Filippo Neri del quale è stata imbevuta una tela. In latino se ne attesta l’autenticità: “OMNIBUS CHRISTI FIDELIBUS … SACRAM RELIQUIAM VIDELICET EX TELA IMBUTA SANGUINE S. PHILIPPI NERI CONF”. Ed ancora: “QUAM QUIDEM LOCAVIMUS INTUS CHARTAM NOSTRO SIGILLO OBSIGNATA PRO MAIORI DICTE SACRE RELIQUIS IDENTITATE”. “collocata dentro una carta segnata dal nostro sigillo per una più sicura identità della detta sacra reliquia”. Sulla ceralacca è ancora chiaramente impresso il sigillo episcopale.

L’elevato numero di reliquie depositate nei secoli costituisce prova dell’interesse politico e spirituale che l’istituzione ha ricoperto nel tempo.

I Collegi di Maria nascono nella prima metà del ‘700. Fu il Card. Pier Marcellino Corradini che, per andare incontro alla difficile situazione socio-economica di molte fanciulle, fondò il primo Collegio di Maria a Sezze.Corradini decise di istituire una scuola che, oltre a formare culturalmente le educande, potesse offrire loro strumenti e competenze per vivere. Fu così che dalla prima esperienza ne seguirono altre, in tutt’Italia.

A Monreale il Collegio di Maria nacque per volontà del Canonico Alberto Greco Carlino, sacerdote formatosi all’interno del seminario arcivescovile monrealese a metà del ‘700, che volle seguire lo spirito e gli obiettivi del Card. Corradini.

Nell’atto di fondazione del Collegio, datato 16 ottobre 1724 viene dichiarato che  l’istituzione nasce “per istruire tutte quelle figliuolette che vorranno apprendere tutte l’arti proprie di donne, come di guarnatione, calsette, custura, riccamo e altri eserciti donneschi” e per insegnare la dottrina cristiana. Una scelta innovativa per quei tempi, in cui l’istruzione era indirizzata all’universo maschile, e rappresenterà un salto di qualità per i cittadini di Monreale e di tutta la vasta Diocesi.

Per cominciare quest’opera Carlino usufruì del lascito del padre. Alla morte di Alberto il fratello Lorenzo continuò il progetto.

La dottoressa Vaglica è collaborata dalla sorella Francesca, laureanda in “Beni demo-etno-antropologici”, corso nella Facoltà di Lettere e Filosofia. Durante lo studio dell’archivio storico si sono imbattute nella documentazione attestante il lascito dei Carlino a favore della fondazione e su quella relativa alle rivalse dei parenti dei Carlino che avviarono una lunga azione legale per accaparrarsi l’intero patrimonio.

Il Collegio di Maria, da luogo di accoglienza e di recupero per ragazze bisognose, nel tempo si trasformò e divenne una struttura educativa per le ragazze provenienti da famiglie benestanti.

Buona parte dell’archivio rinvenuto descrive nel dettaglio le norme di amministrazione della Fondazione, le rigide regole che le collegiali erano tenute a rispettare, i canoni di conduzione dell’istituto.

Un’ampia descrizione è rivolta agli atti notarili precedenti la fondazione del Collegio (XVII-XVIII secolo), alle locazioni e alle rendite dei possedimenti appartenuti al Collegio, ai lasciti e ai testamenti, e alla vendita, durante il XIX secolo, di arredi Sacri “dismessi” appartenenti alla Chiesa della SS. Trinità interna al Collegio di Maria, allo scopo di far fronte ai bisogni del Collegio.

I documenti permettono indirettamente una ricostruzione del contesto storico. Fotografano i rapporti esistenti tra il Collegio e le altre Istituzioni religiose monrealesi (seminario arcivescovile, parrocchie, confraternite, curia), le Regole su cui queste Istituzioni si fondavano, il modus operandi delle Madri Superiori avvicendatesi negli anni, ma anche quello dei parroci, degli organisti e dei sacrestani.

Francesca Vaglica ha affrontato l’aspetto antropologico, ricostruendo le feste religiose, studiando i dialetti, l’educazione delle fanciulle, la cucina. E la documentazione si è rivelata generosa di informazioni. Con minuzia di particolari viene descritto il corredo portato in dote dalle collegiali, l’arredo delle stanze dell’istituto, i menù serviti al refettorio e le ricette preparate in cucina. Uno spaccato di vita quotidiana, spesso ignorato dai documenti ufficiali.

Il riordino dell’archivio storico appartenente al Collegio rappresenta per il mondo degli studi storici una grande occasione di crescita culturale e di opportunità ricostruttiva di una storia locale e nazionale. Significa riappropriarsi di un passato, non passato, al momento silente, nascosto. E’ per questo che i registri, i faldoni, le filze, e i fogli sciolti conservati necessitano una risistemazione scientifica che permetta la loro consultazione. Questi documenti, fortunatamente conservati, ripercorrono i tratti salienti della storia dell’Istituzione religiosa ed educativa, con i suoi passaggi storici, i cambiamenti, le innovazioni. Abbracciano gli aspetti più disparati di una vita che possiede tantissime sfumature di significato, che tocca tanti ambiti della cultura. La storia di questo Collegio costituisce una piccola tessera all’interno di un grande mosaico nazionale, in anni in cui i cambiamenti avrebbero condotto alla modernità.

L’archivio storico diventa indirettamente serbatoio di altri spunti, di volta in volta di carattere economico, artistico, spirituale, antropologico e di costume.

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