I precari possono accedere al concorso per presidi. Sentenza storica del TAR del Lazio

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Si deve al lavoro di due avvocati monrealesi, Fabio Ganci e Walter Miceli, la sentenza, definita storica, del TAR del Lazio che ha permesso a due insegnanti precari di diventare presidi.

Il Tribunale amministrativo ha accettato il periodo di precariato tra i titoli d’accesso al concorso per dirigente scolastico.

Due insegnanti oggi ancora precarie, che nel 2011 avevano presentato ricorso e superato tutte le prove preselettive e d’esame, si sono così viste sciogliere la riserva d’accesso al concorso dovuta al difetto, rivelatosi erroneo, della soglia minima dei cinque anni di servizio di ruolo. E siccome le due prof hanno anche vinto il concorso, ora diventeranno a tutti gli effetti dirigenti scolastici.

In pratica, per il Tar, il servizio prestato da precario o post-ruolo va considerato allo stesso modo. Altrimenti si tratterebbe avrebbe una discriminazione nei confronti dei precari della scuola. L’Anief, Associazione Nazionale Insegnanti ed Educatori in Formazione, ha sempre creduto a questa linea, tanto da attivare il ricorso su cui nelle ultime ore il tribunale si è espresso positivamente.

Gli avvocati Fabio Ganci e Walter Miceli, nell’invocare il principio di non discriminazione formatosi intorno all’applicazione della direttiva 1999/70/CE, hanno permesso a diversi precari con più di 5 anni di servizio di presentarsi al concorso per diventare dirigente scolastico bandito il 13 luglio 2011. 2.386 i posti messi a disposizione. Due i requisiti d’accesso: il possesso del diploma di laurea ed essere insegnante di ruolo da almeno cinque anni.

Subito l’Anief si accorge che questo secondo requisito, i cinque anni di servizio riservati al personale di ruolo, discrimina il servizio prestato a tempo determinato perché viola la direttiva 1999/70/CE e pertanto consiglia a tutti i docenti precari o neo-immessi in ruolo con cinque anni di servizio prestato nel pre-ruolo di presentare, comunque, la domanda di ammissione al concorso.

Nelle settimane successive, prima dell’inizio della selezione pubblica, i ricorrenti, assistiti dagli avvocati Fabio Ganci e Walter Miceli, ottengono un’ordinanza cautelare confermata dal Consiglio di Stato che gli permette di accedere con riserva alle prove preselettive, agli scritti e agli orali.

Il ricorso è accolto.

La Corte di Giustizia, con sentenza del 08/09/2011, ha inequivocabilmente sancito il principio secondo il quale, nei concorsi pubblici, il servizio pre-ruolo deve essere valutato come quello di ruolo.

Con la sentenza 5011/2014, il Tar del Lazio conferma che l’Italia non ha altra scelta che adeguarsi alle direttive UE: nel nostro ordinamento viene così accolto il principio comunitario di non discriminazione anche sui concorsi pubblici, finora richiamato nelle cause di lavoro sulla successione dei contratti a termine.

“Stiamo parlando – dichiara Pacifico, presidente ANIEF – non di due precari che diventano presidi, ma di due professionisti che dopo tanti anni di supplenza hanno maturato conoscenze e competenze tali da essere in grado di dirigere una scuola”.

Ora, due di essi sono riusciti a superare tutte le prove e dopo quasi tre anni di battaglia legale finalmente è stata emessa la sentenza che rende loro giustizia.

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