Monreale, laboratorio politico delle liste civiche

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Monreale si appresta a divenire un laboratorio politico dove misurare la capacità attrattiva delle liste civiche.

Oltre al Movimento 5 Stelle di Grillo, altre otto liste, per contendersi il voto degli elettori alle amministrative di Maggio, hanno preferito non avere affibbiata l’etichetta di un partito, per abbracciare un progetto politico più ampio ed attrarre un elettorato trasversale.

Alberto Arcidiacono, eletto nel 2009 consigliere comunale con la tessera del PDL, si presenterà agli elettori sostenuto dalle liste civiche “CambiAmo Monreale”, “Idee in Movimento”, “Vivi Monreale”. All’interno di quest’ultima, tra i candidati di maggior peso c’è Marco Intravaia, ex assessore dell’attuale amministrazione Di Matteo, di centro-destra, e recentemente tesseratosi nel Nuovo Centro Destra al fianco di Renato Schifani. Nella stessa lista corrono al suo fianco alcuni candidati provenienti dal Movimento “#Si CAMBIA”, nato su input di Roberto Gambino (PD) e del consigliere Luigi D’Eliseo (eletto consigliere dell’UDC nel 2009 e adesso assessore designato di Arcidiacono). Un perfetto mix di componenti molto eterogenee che si trovano oggi a sottoscrivere un programma comune per la città. Un tentativo di sintesi trasversale ai diversi orientamenti politici che ha portato anche il Presidente della Regione Crocetta ad appoggiare la candidatura di Arcidiacono, preferita a quella di Piero Capizzi, che, sostenuto dal PD, sarebbe apparso il suo candidato naturale.

Se di strategia elettorale si parla, simile a quella di Alberto Arcidiacono è quella adottata da Piero Capizzi.

Capizzi non ha preso una tessera di partito, ha creato una lista civica a suo sostegno, “Alternativa Civica”, ed ha elaborato un progetto politico che ha trovato l’adesione sia del PD che di una terza lista, “Autonomia e Libertà”, di estrazione politica diametralmente opposta a quella del partito di Renzi. Nicola Taibi, candidato di AL al consiglio comunale nonché designato assessore di Capizzi, è stato assessore dell’amministrazione Caputo dal 1999 al 2001.

E’ la crisi di tutti i partiti, eccezion fatta per il PD che invece cresce nei sondaggi, la vera responsabile di queste strategie elettorali? O forse le politiche sociali, culturali ed economiche che dovranno risollevare la città da un lento declino non hanno necessariamente un colore politico?

Solamente il sindaco uscente Filippo Di Matteo ha preferito colorare la coalizione a suo sostegno.  Mantenendo la tessera di FI e sostenuto dalle liste dell’UDC e di FI, vuole blindare l’elettore di centro-destra, ma ha anch’egli ceduto alla tentazione di costituire una lista civica, che porta il suo nome, per intercettare chi non vuole proprio saperne di Berlusconi o di Casini.

Gli altri candidati alla carica di sindaco, Fabio Costantini con il Movimento 5 Stelle, Natale Sabella con il Movimento “Monreale Futura”, Ferdinando Arena con “Vele del Sud”, hanno espressamente respinto un accostamento ai partiti. Nessun collegamento con chi è stato responsabile del corso politico dell’Italia o della città di Monreale degli ultimi anni. Un chiaro messaggio di rottura e di discontinuità con il passato, rivolto ad intercettare il malcontento diffuso dei cittadini nei confronti dei partiti.

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