La congiura degli onesti: una riflessione sulla politica locale, una speranza per il futuro

0
tusa big

L’evento è stato occasione di riflessione sul mondo della politica locale.

“Voglio superare la tristezza, voglio che la terra si liberi dalla servitù dei grandi sistemi economici.”
Sono queste le parole con cui l’autore ha aperto il suo intervento.
Il buono, il rivoluzionario, il sognatore, l’essenziale, il professore Salvino Caputo offre alla sua comunità locale una visione utopistica di un futuro possibile, sognando un’Europa socialista cristiana non cattolica fondata sui valori, accompagnando il sogno a delle teorie scientifiche che vanno oltre la disillusione e il disincanto dell’impossibile, diventano un’ancora di speranza.
Il romanzo nasce nel 2004 dopo vicissitudini familiari che segnano profondamente la vita dell’autore.
In quell’anno nascono numerose poesie che restano sulla scrivania fino al 2013, anno in cui, con il supporto dell’Avvocato Walter Miceli si trasformano in prosa.
Nella prima parte del romanzo il protagonista, Casal, trova una lamina d’oro con un’incisione in greco antico che ha il potere di proiettarlo nel futuro. 
Il libro prosegue illustrando 25 argomenti ad ampio respiro.
Il romanzo restituisce alla comunità locale il pensiero di un cittadino, perché, spiega Caputo, un cittadino è per antonomasia un personaggio pubblico, pertanto deve mostrare i suoi sentimenti e i suoi pensieri.
Lo Verso richiama l’attenzione ad una scena del romanzo, dove i congiurati cenano la sera del primo maggio.
Caputo ricorda le parole sentite dallo scrittore Sciascia sul folklore della festa di Monreale.
In particolare Sciascia resta colpito dal connubio tra politica e chiesa, in particolare dalla strumentalizzazione della processione, da parte dei politici, per accattivare i voti dei fedeli.
L’autore infatti vorrebbe una Monreale più laica.
Al dibattito successivo partecipano vecchi compagni come Walter Miceli e Roberto Gambino che ringraziano l’autore per lo sforzo intellettuale che richiede una riflessione sulla comunità locale dalla quale nessuno è escluso.
In particolare Miceli sottolinea la forte tensione ideale dell’autore, che ha investito parte della sua identità nei valori che professa, sperimentandoli in maniera non utilitarista.
Gambino compara il romanzo del concittadino alla Divina Commedia per la capacità di rendere il locale la lente d’ingrandimento del panorama generale.

Dopo la divina commedia le analogie con illustri scrittori continuano, con l’intervento dell’avvocato Pietro Capizzi, il quale ricorda il personaggio calviniano “Pin” che si estranea dalla realtà solo per comprenderla meglio.
L’ex presidente dell’Arci link, Tommaso Gullo, ha proposto una riflessione sul divario esistente tra il mondo dell’Amministrazione Comunale Monrealese e quei concittadini, come il presente scrittore e molti altri, che fanno cultura, promotori di un pensiero che è un bene di prima necessità per la coscienza collettiva.
L’autore risponde ricordando il suo impegno nel vecchio partito DS e rivela la sua idea di come contribuire oggi ,ovvero mettendo a disposizione del Comune un centinaio di progetti realizzabili a costo zero. 
Il moderatore ringrazia Caputo per la presentazione del suo romanzo e avvia alla conclusione del dibattito chiedendo perché lungo la narrazione ricorre l’affermazione “giù la maschera!” 
Il professore spiega che per una politica migliore, prima di presentare progetti interessanti nella forma ma non adeguatamente calibrati alla realtà locale, bisogna pensare ad uscire dal pantano, dal caos che ci sovrasta, fatto di un debito smisurato, solo successivamente si potrà avviare un percorso di ripresa.

Ricevi tutte le news
Potrebbe piacerti anche

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Twitter Auto Publish Powered By : XYZScripts.com